In questa pagina presento sconsideratamente alcuni dei miei video, una produzione che risale ai primi anni '80 come ricerca di possibilità espressive, ma che ha avuto qualche concretezza solo da una ventina d'anni, cioè da quando l'avvento dell'informatica e degli strumenti di ripresa digitali ha consentito ai singoli di accedere con poca spesa a un linguaggio che i grandi con la preveggenza del genio e gli studi professionali con la larghezza di mezzi avevano da molto prima esplorato e messo a punto.
Io cerco in genere di evitare la tentazione della facile bellezza dell'astratto o della eleganza sottile del concettuale; metto più spesso con plebea franchezza un contenuto sbandierato e masticato fino a perdere ogni parentela con la poeticità della metafora; d'altronde la poesia e l'arte  sono troppo in alto, non ci arrivo.

Comunque ho abbastanza poco pudore da esibire la mia pochezza.

beppe

 


NB: per una migliore visione consiglio di guardare sempre alla massima risoluzione (generalmente 1280x720) e a pieno schermo


SE IL CIELO FOSSE ESAGONALE

Se il cielo fosse esagonale
forse non se ne accorgerebbe nessuno.
Ma dendriti e glicoliti metterebbero la testa a posto
E i pesci guizzerebbero a mordere i garretti agli asini che volano
E il sesso puzzerebbe come la rosa di maggio
E le cicogne bombarderebbero i ghetti con bambini
troppo lucidi per amare i gattini.

. . . . .
Se il cielo fosse esagonale
forse non se ne accorgerebbe nessuno.

. . . . .
Ma il vecchio scienziato zoppo studioso di peduncoli
scopre che cala l'entropia.
E l'energia cresce nell'universo
di più, di più, di più,
fino a esplodere
lanciando sperma rovente sulla barba del Pirata.

. . . .
Intanto il Pirata resta meditabondo in disparte
e conta ansiosamente i lati del cielo.
Non saprà mai quanti sono ma ha capito

che il cosφ del sesso è sincrono

con le oscillazioni dell'asse terrestre.

 

 


 

SOLITUDINE

 Corre veloce la solitudine
ieri soffrivi la folla di affetti
ti chiamavano, ti cercavano, ti chiedevano, ti offrivano
oggi la folla si è dispersa nella pioggia
gli amici più giovani si scavano rifugi
quelli più vecchi non ci sono più
la grande famiglia ti abbraccia da lontano
i fratelli soffrono con te come te
i figli sono schiacciati dalla fatica di vivere
colei che ami da sempre è affaticata e stanca
forse le hai chiesto troppo.
Corre veloce la solitudine
come un vento scuro
come un uccello stridulo
come una vendetta opaca per le tue ore belle
mentre lo scheletro del tempo
sferraglia ritmicamente rotolando
sul binario conquistato dalle erbacce
verso il nulla.
O verso l'ancora della memoria.


 

 

 


 

 

 

LEZIONE DI GEOMETRIA

noi che abbiamo vissuto troppo a lungo

all'inizio credevamo di vivere una iperbole

abbiamo conosciuto la forza e la bellezza

abbiamo combattuto l'uomo e sfidato gli dei

abbiamo visto nascere e morire imperi e cattedrali

abbiamo studiato l'atomo e le galassie

abbiamo capito lo spazio e il tempo

abbiamo goduto e sofferto l'ansia allucinata e profetica dell'artista

abbiamo esultato per la lucida analisi dello scienziato

abbiamo ammirato la potenza amorevole della medicina

abbiamo elaborato potenti teorie e partorito affascinanti utopie per far convivere l'uomo con l'uomo

abbiamo cercato per tutta la vita la risposta alla Grande Domanda

e ora che forse siamo vicini a CAPIRE

abbiamo capito che viviamo una parabola

e ci preoccupiamo soprattutto per le nostre

emorroidi.

 

 

 


 

DIETRO LO SPECCHIO

 

Al di là del tuo inutile doppio

tremule

ritrose

tenaci

presenze.

Vitali.

I ricordi, àncora nel porto

i sogni mai sepolti

gli aquiloni caduti

un amore mai finito

le ansie, stampella del tuo equilibrio

il baratro della paura

le inestinguibili speranze

gli affetti più forti del tempo

le antiche risate e i dimenticati sorrisi

Eros, droga e farmaco

il rimpianto per l'insaziata fame di conoscenza

la ribellione contro l'ingiustizia

la bellezza antica che riposa e lenisce

gli occhi che ti hanno guardato

la fuga mai tentata sempre immaginata

il  peso di troppi strati di  vita.

 

 


 

VOI

 

Voi che avete la pelle lucente e muscoli elastici e veloci

voi che avete denti luminosi nel riso spalancato sull'erba

voi che cantate la gioia profumata della forza

voi che avete occhi rapidi come maratoneti sazi di ormoni

voi che ci minacciate con prepotenti capezzoli fecondatori della mia invidia

voi che non avete mai visto cadere un aquilone

voi che avete seppellito due secoli di lotte

voi che avete conquistato il precariato credendolo libertà

voi che avete creduto perfino alla mano invisibile di Adam

voi che vi lagnate per non ricevere il futuro in regalo dal passato

voi volgo eterodiretto dal demagogo

voi orfani del tirannicida ma prontissimi alla vile guerra tra poveri

voi che avete spento i lumi con i fondamentalismi

voi naufraghi nel vostro ritrovato medioevo

voi che ci trovate ingombranti, lenti, pedanti

cosa volete ancora da noi

possiamo ormai solo togliere il disturbo

e lasciarvi sperperare anche le cose

dopo avere distrutto le idee

 

 

 

 


 

DE PROFUNDIS

Noi guardavamo di là e non abbiamo visto nulla.

Aspettavamo il millennio,

dovevamo pagare i mutui,

dovevamo badare alla scrivania per non farci sfilare la sedia di sotto,

dovevamo sorvegliare le lauree dei figli,

dovevamo salvarci dal fragore polveroso di muri abbattuti,

dovevamo inventare Cose su Cose,

credevamo di avere gioiose macchine di guerra,

credevamo alla differenza antropologica,

credevamo che si potesse rifondare,

riformare,

riesumare,

elucubrare,

progettare,

concertare.

Senza Ideologia.

Ci predicavano da mille pulpiti

che si deve globalizzare,

che può sbocciare un continente,

che lo stato è il nemico,

che la Classe non c'è più,

che Keynes è il male assoluto,

che la governabilità è più importante della rappresentanza,

che siamo circondati da nemici crudelissimi,

che la mano invisibile di Adam ci salva sempre.

Noi le abbiamo bevute tutte.

E intanto il caro estinto moriva in un deserto buio.

Fu una morte rapida, un guizzo impercettibile della Storia.

Subito morì dentro di noi.

Con lui morirono due delle tre figlie di Marat,

e l'Idea di Tribù,

e la memoria del barbuto Diagnosta visionario,

e le speranze di due secoli.

E la fatastrega Utopia.

Poi nacquero bambini ignari senza passato.

Ma con nessun notaio abbiamo accettato i lasciti del de cuius.

Nemmeno con beneficio d'inventario.

Ora il venticello di Don Basilio dilaga dalle parabole raccattabit.

Ci hanno preso per il culo.

Ci siamo fatti prendere per il culo.

Continueranno a prenderci per il culo

 

 


 

 

 

 


 

ACROBAZIE AEREE AL LIDO

 

Lido di Venezia, 26 settembre 2010: evoluzioni acrobatiche di piccoli velivoli, compreso un biplano rosso con matto volante sull'ala; niente di speciale ma un momento interessante; solo un po' di rimpianto per non avere avuto una attrezzatura fotografica migliore: tutto sarebbe molto meglio se le immagini fossero più nitide. Si tratta di un autofocus impreciso? o di un obiettivo (SIGMA 18-200) non all'altezza? o di una macchina (EOS 550D) inadeguata? Ai savants l'ardua sentenza. Io comunque mi sono divertito.

 

 

 

 


 

LA GIOSTRA DEL PASSATO REMOTO INGOIA IL BURATTINO-BURATTINAIO

CHE SMERCIA LE MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE

 

Chi può ancora credere che lo scorrere della storia ci porti le "magnifiche sorti e progressive" ?

Chi non si rende conto che questa favola ci viene narrata da abili burattinai ?

Chi non vede che anche il burattinaio è un burattino manovrato ?

Chi teme il vortice del passato remoto ?

Chi si diverte sulla giostra ?

 

 

 

 

 

 


 

NON VEDO LE ORME

Oggi sul sentiero non vedo le orme dell'uomo,
l'uomo cammina con le ruote.

Domani sull'erba non vedrò le tracce delle ruote dell'uomo,
l'uomo camminerà con il pensiero.

 


PERCHE'

Uscire di casa alla mattina e trovarsi a dire
come Michelangelo al Mosè "perchè non parli?" 
ai sassi, agli alberi, alle nuvole

 


NESSUN LAMENTO SULLA MORTE DI UTOPIA

 Se scopri che nel paese dell’Utopia la falce ha sgozzato la Giustizia,

non devi piangere;

 se il sereno poeta campesino vende puttane all’Adidas,
 se il metalmeccanico lascia la tessera fra le cosce della velina,
 se gli schiavi votano per i padroni,
se l’oroscopo ha spento gli ultimi lumi,
se l’eredità di Costantino incatena ancora il prete al trono,

 non devi piangere.

 E quando vedrai sparire la barba bianca e rossa dell’ultimo profeta di zucchero,

non dovrai piangere.

 Ma quando il coraggio e la speranza
inseguendo le magnifiche sorti e progressive,
torneranno a sollevare il nero mantello di Entropia

 non dovrai gioire.

 Perché il piede dell’Uomo Migliore ripartirà dalle orme delle fiere selvagge,
e nelle foibe dell’innocenza ci saremo tutti,
tutti con Robespierre e Marcuse,
con Margareth Tatcher e Indira Gandhi,
con Camilo Cienfuego e Tony Blair,
mentre Rasputin sconfiggerà a bridge
i nipotini di Che Guevara,
ignari dell’oceano insanguinato.

 

 


Non trovo la strada

Non trovo la strada
sono troppo piccolo
dio come sono piccolo
vedo solo in basso, granelli di sabbia
non so guardare in alto
combatto altri picccoli
mi perdo
mi spavento
uccido
fuggo
sono troppo piccolo
siamo in tanti
piccoli
chi mi guarda dall’alto?
trovo solo me stesso
non trovo la strada
ho paura dello specchio.

 

 


INGRANAGGIO

Non temo l’uomo né il cielo.
Ma soffro per ogni giovedì che arriva.
Soffro per la nostalgia che mi prende.
Ma anche per il rimpianto.
Di ciò che non ho fatto.
O di ciò che ho fatto.
Soffro per l’allegria dei bimbi,
per la tristezza dei vecchi,
per il gelo monocromo dell’inverno,
per il colore assordante di cicale dell’estate,
ma anche per le vergini foglie di marzo dal tenero verde,
o per i rossi che infiammano e non riscaldano il bosco d’autunno.
Soffro per ripetere il ricordo della forte stagione,
ma anche per ripetere la mestizia del presente.
Quanto pesa il ripetere tutto questo copione !
Perché tutto gira sempre in un eterno carosello
che mi trascina a
ripetere ripetere ripetere ripetere ripetere?
Io sono un ingranaggio che ripete il suo ciclo.
Trascinato e  trascinante.
Con denti infiniti senza scelta.
Come mille altri.
Come tutti gli altri.
Senza scelta.  Senza scelta.  Senza scelta.
Nella folla di uguali.
Senza scelta.
Soli nella folla di uguali.
Senza scelta.
Senza la fuga nella morte.
L’ingranaggio non muore.
Come un vegetale dalle infinite cellule.
L’ingranaggio vive eterno nella sua eterna ripetizione.
L’ingranaggio vive eternamente
perché eternamente
ripete  ripete ripete.
Con altri uguali.
Soli.
Nella folla di uguali.
Nella folla che non può comunicare.
Perché tutto è stato detto.
Il mio dente ti fa girare, il tuo dente fa girare un altro.
Ingranaggio.
Tutto è stato detto.
Nella folla di uguali.
Chi salverà l’ingranaggio dalla pazzia?
Chi salverà l’ingranaggio dalla vita ?

 

 


 

IL GIGANTE CHE CREDE ALLE FIABE
(la parabola della menzogna)

 
Viene dalle cime innevate
e dai boschi di cedri della Padania
il gigante che crede alle fiabe,
si raduna con i fratelli che scendono
dai fiordi scoscesi della Romagna Adriatica,
e dalle bianchissime spiagge dell’alto Veneto
ai confini con il baffuto Carinzio,
e dalle isole aulenti di palmeti della Tirrenia Toscana,
e dalle sterminate tundre
della nordica Longobardia,
per sognare una nuova Patria
senza cravatta,
senza Cesari,
verde e ribelle.

 Il gigante che crede alle fiabe ha una serva nuova,
la serva nuova trova sporco ovunque nella casa,
e un buco nel bilancio;
poi la serva nuova diventa la serva vecchia;
e fa la cresta sulla spesa;
e rompe le tazze da thè
e le coppe di cristallo regalo della zia;
quando il gigante la caccia via
lascia un buco nel bilancio;
e sporco ovunque nella casa.

Il gigante che crede alle fiabe
si infiamma al Verbo
che viene dal pulpito in cinemascope,
e reclama con voce possente
concorrenza,
flessibilità,
mercato,
libertà,
$$$

Al gigante che crede alle fiabe
avevano raccontato un tempo
che poteva avere un Impero.
Lui credeva.
Raccontarono poi
della giustizia sociale.
Lui credeva.
predicavano da sempre
della felicità ultraterrena.
Lui credeva.
La libera stampa è onesta e obiettiva,
non affidare il governo se non a uomini probi,
la donna è portatrice di nuovi valori,
la forza dei commerci sconfiggerà la guerra,
lo hanno detto in televisione !!
anche i ricchi piangono,
Lady Diana la principessa del popolo,
il Papa Buono, JFK, Kruscev,
potere studentesco,
compagni dai campi e dalle officine.
Lui credeva.

 Ora il gigante che crede alle fiabe
ha molto imparato dalle delusioni.

 ORA SA

Che le authority lo salveranno dagli abusi
Che il mercato crea la concorrenza
Che lo stato partorisce i monopoli
Che le tasse strangolano
Che i movimenti dei consumatori difendono
Che l’Islam divorerà la Cristianità
Che la pubblicità è informazione commerciale
Che la televisione libera è gratuita
Che le tette delle ballerine sono
un regalo di Dio ai telespettatori.

Chi dirà la verità al gigante che crede alle fiabe?

Il gigante che crede alle fiabe
può essere anche molto
cattivo

 se si arrabbia.

 


MA NON MI AMA

Dio come la sento vicina.
Sento inesorabile il suo respiro gelido.
Colpisce vicini e amici.
Ma non mi ama per ora.
Poteva prendermi molto tempo fa,
ma non ha creduto buono il momento.
Ora vuole solo farmi soffrire un poco.
E ricordarmi che si avvicina.
Piano piano.
Gentile.
Crudele.
Temporeggia.
Forse ha il senso dell’umorismo.
Tento di sorridere.
E di non mostrare ansia
nell’attesa.
Mi passa vicina ma non mi ama.
Per ora.

 

 


CREDO

Credo in Dio

il Dio che non parla per bocca di un rappresentante scelto da altri uomini

il Dio che non designa popoli eletti

il Dio che non dà leggi diverse per l’uomo e per la donna

il Dio che non prepara premi né castighi oltre la vita

il Dio che non chiama superbia la mia sete di sapere

il Dio che ai suoi figli regala le mele

il Dio che non chiede di convertire

il Dio che non vuole martiri né carnefici

il Dio che nel cui nome nessun prete condanna

il Dio che non autorizza fatwa né crociate

il Dio che non arma la mano dell’uomo

il Dio che nessun generale imprigiona nella sua bandiera

il Dio che non regge lo scettro dei re

il Dio che non premia l'uomo buono con il denaro

il Dio che nessun filosofo può definire

il Dio di cui nessuno dice "il mio Dio".

 

 


 

EPILOGO

Ho viaggiato a lungo nella foresta

Eravamo in tanti

Era un duro cammino

I curiosi salivano sulle sequoie per vedere il sentiero

I forti abbattevano i baobab per aprirsi la strada

I pavidi si impiccavano ai rami

I potenti salivano sulle spalle dei deboli

Tutti divoravamo uomini e animali

Incendiavamo i fiori

Sporcavamo

La moltitudine era inarrestabile

Lungo il fiume ho perduto amici, amori e affetti

Sono scampato a lonze, leoni e lupe

Le forze si sono impoverite

Lo sguardo si è schiarito

Il cammino è ancora lungo

Con la mia tribù troverò la radura

E riposerò con la mia donna.

 

 

 

 


TRAMONTI

Improvviso ti coglie il tramonto.

E tu pensi che il mondo stia precipitando.

O grande e rassicurante Tolomeo.

Grazie a te posso ignorare l’oscura periferia

che mi contiene e mi rappresenta;

e proiettare sull’universo il mio tramonto.

Tacete, Copernico e Galileo e Keplero,

lasciatemi compiangere i miei nipoti

per essere cuccioli nel tempo del buio

e nascondere così l’invidia per il lungo futuro

di forza e di bellezza.

Lasciatemi piangere sul sole che scompare.

Lasciatemi credere al caos dopo di me. 

Quando nessun fuoco brucerà;

e nessun gelo sarà pallido come il mio.

 

 

 

 


CORPOREITA'

 

 

 

TIME FLIES, FLY WITH TIME

   Riflessioni sulle opere della scultrice Piera Legnaghi: la leggerezza e la sintesi poetica di queste enormi creazioni in ferro aiutano ad accettare il volo inarrestabile del tempo e suggeriscono di volare con il tempo senza soffrire del suo scorrere.
E' un messaggio esistenziale lieve come è lieve la poesia che sorregge con forza incredibile i pesanti metalli delle sculture.