6 giugno 2004

 

Dario Ghelfi

 

TUMULTO

 

         E’ un bel libro “Tumulto” (“Riot”), dell’indiano Shasi Tharoor[1]; ancora una volta le “edizioni e/o” ci offrono l’occasione per riflettere sulla cultura e sulla situazione politica di un grande Paese asiatico, in questo caso l’India. E non è che da noi si sappia molto di quella che qualcuno chiama la più grande democrazia del mondo, anche se, di tanto in tanto, i nostri giornali dedicano un qualche spazio alle vicende politiche del subcontinente: le elezioni, Sonia Ghandi, i comunisti nel Kerala, i naxaliti, i massacri interetnici.

         “Tumulto” è un romanzo avvincente, anche perché è costruito in modo da permettere diversi piani di lettura, sia in riferimento alla vicenda narrata sia a quello delle sue modalità narrative.

         Due sono le “trame” che si intersecano nel libro: i contrasti interreligiosi, tra indu e musulmani (con riferimento esplicito ai massacri che hanno fatto seguito alla demolizione, il 6 dicembre 1992, della moschea della Babri Masjid, da parte una folla di fanatici indu, che voleva costruire al suo un supposto originario tempio dedicato a Rama, Ram Janmabhumi)[2] e la storia d’amore tra una giovane americana, Priscilla Hart (che opera in una ong, impegnata in un progetto di controllo delle nascite, in una piccola città dell’Uttar Pradesh, Zililgarth) ed il più alto funzionario locale, Lakshman. Le due vicende si intrecciano, perché nei tumulti che si verificano a Zililgarth e che tutto sommato si concludono con poche vittime, muore, uccisa a pugnalate, Priscilla, che, probabilmente, sostengono le dichiarazioni ufficiali, si è “trovata nel luogo sbagliato al momento sbagliato”.

         Sul piano squisitamente narrativo il romanzo su muove su due piani paralleli, con una struttura generale che ruota attorno ad una serie di interviste, di lettere, di note di diario, di cui sono autori i vari personaggi che si muovono nella storia.

Posteriori alla morte di Priscilla, sono le “voci” di suo padre e di sua madre, che giungono a Zililgarth per rivivere gli ultimi momenti della figlia, del giornalista del “The New York Journal” che li accompagna e che intervista i personaggi più influenti della città, di Lakshman, l’alto funzionario distrettuale, del direttore del progetto cui lavorava Priscilla, di un esponente dei fondamentalisti indu, di un professore di storia musulmano, del sovrintendente di polizia Gurinder Singh. Con una differenziazione stilistica delle voci, che vanno da quella formale di Lakshman, a quella formalissima del direttore del progetto, a quella violenta del fondamentalista, a quella viva e popolare del sovrintendente di polizia.

Anteriori alla morte della giovane americana sono le note del suo diario, sostanzialmente centrate sulla sua storia d’amore, le sue lettere all’amica americana, le lettere a lei inviate da Lakshman e le note del diario di quest’ultimo. Attraverso queste voci vediamo, via via, definirsi il carattere dei due protagonisti, travolti da una passione, in cui i rapporti sessuali giocano un ruolo fondamentale.

I due piani di lettura si distinguono, così, anche dal punto di vista dei contenuti, oltre che da quello temporale. Il primo, quello che vede le “indagini” dei genitori di Priscilla, è, per quasi tutto il libro, centrato sulle questioni dell’odio interreligioso[3] e si allontanano dalla data della sua morte, per giungere a quella del loro ritorno negli Stati Uniti. Il secondo, quello relativo alla storia d’amore della ragazza con il magistrato distrettuale, si sviluppa verso il termine ultimo della sua morte, senza occuparsi, per buona parte della storia, delle questioni politiche e sociali che sostanziano l’altro livello.

         Ma alla fine, anche in relazione al fatto che alcune delle “voci” protagoniste del romanzo, erano venute a conoscenza della storia d’amore di Priscilla e di Lakshman, i due piani si incontrano, nei giorni immediatamente precedenti la morte della ragazza, in una serie di piccole note, nelle quali il rapporto tra il funzionario indiano e la giovane americana, diventa oggetto di interventi sia politici, sia censori.

         I due piani contenutistici, della storia d’amore e di sesso (in un’India sostanzialmente puritana) tra il funzionario e la giovane americana e delle condizioni sociali e politiche dell’India, si saldano e questo romanzo che sembrava trovare il suo punto di forza nel raccordo con la cronaca politica di questi ultimi anni, individua, così, il suo centro fondante sulla terribile condizione della donna in India, di cui la storia appassionata di Priscilla e gli orrori quotidiani, cui devono sottostare le sue assistite, sono le diverse facce di una stessa medaglia.


 

[1] Shastri Tharoor, Tumulto, Roma, e/o, 2004

[2]  Il volume riporta gli accadimenti storici in una esauriente Postafazione

[3] Sono descritti anche i massacri, a danno dei siks, che seguirono l’uccisione, da parte di due sue guardie del corpo, di Indira Ghandi, ritenuta responsabile dell’attacco e della carneficina del tempio d’Oro di Amritsar, nel 1984.

 

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