Dario Ghelfi, 3 agosto 2012

 

Elisa Bortolotti è una bella ragazza che si è laureata in Scienze della Formazione Primaria, presso l’Università di Bolzano, sede di Bressanone (relatore lo scrivente) nel 2009, con una bellissima tesi di geografia (economica), “Nuovi orizzonti per il pianeta. Da Dhaka a Bologna con Yunus”. Ricordiamo tutti la sua “performance” all’esame di laurea. Insegnante, impegnata nel sociale, non poteva non prediligere la Geografia, in particolare nella sua declinazione “del viaggio”. Insieme al marito ha visitato le Isole Seychelles, nel 2011, ed adesso ce le presenta.

In questo momento la “nostra” Elisa si muove tra il Nevada e l’Utah ed, ovviamente, ha in programma un passaggio per la Monument Valley.

Dopo le Seycelles, aspettiamo il “reportage” dal “Nuovo Mondo”.

Buon viaggio, Elisa.

Dario

 


 

SEYCHELLES

di Elisa Bortolotti

 

 

 

 

27 giugno 2011.

Partenza alla volta di Praslin, una delle isole dell’arcipelago delle Seychelles nell’Oceano Indiano.

Questo è il paradiso, che si apre alla vista, una volta sbarcati sull’isola.

Da subito colpisce la bellezza del paesaggio e la simpatia della gente che vi abita. La popolazione conosce, oltre alla lingua creola, l’inglese ed il francese, a causa della colonizzazione subita da entrambe le potenze europee.

Alle Seychelles domina l’azzurro. L’acqua è cristallina, la natura selvaggia ed il cielo cambia continuamente.

 

 

 

Si evidenziano principalmente due stagioni nel corso dell’anno: quella estiva, in cui le temperature si aggirano attorno ai 33° e si registrano le precipitazioni più abbondanti, e quella “invernale”, più secca, in cui le temperature non scendono sotto i 27°, ma soffiano dei venti più forti.

La flora e la fauna, particolarmente ricche, fanno delle Seychelles un paradiso naturale. La barriera corallina circonda gran parte delle isole e offre rifugio a migliaia di specie di pesci tropicali. Alcune anse particolarmente protette dai flutti sono scelte dagli squali, che vengono a riprodursi in quella zona, durante il mese di agosto.

 

 

Le isole sono popolate da tartarughe giganti, che trovano riparo e ristoro sotto alle grandissime palme. Non vi sono sull’isola animali pericolosi, a differenza del vicino continente africano. Questo perché l’arcipelago si è staccato dall’Africa prima che si formassero queste specie di esseri viventi. Un paradiso anche per le tartarughe, quindi, per le quali la principale causa di morte è rappresentata dalla caduta delle noci di cocco.    

A Praslin si trova una sorgente d’acqua nella Vallée de Mai, una zona dell’isola inserita nell’elenco delle meraviglie protette dall’UNESCO, per la sua particolarità e bellezza. Crescono qui infatti le palme che producono il Coco de Mer, una noce di cocco molto pregiata. Ve ne sono di diverse specie, ma la caratteristica che le accomuna è la grandezza. Basti pensare che le foglie della palma del Coco de Mer arrivano a  misurare 6 metri di lunghezza e 14 m di larghezza.

 

 

 

Alle Seychelles l’Africa ha un volto sorridente. Vi è una discreta occupazione e i giovani sono istruiti. Spesso incrociamo i bambini che vanno o che tornano da scuola, con le loro biciclette, soprattutto sull’isola di La Digue, che ha un’estensione di solo 19 Km². Salutano i turisti in inglese ed in francese, sorridendo. Li abbiamo incrociati più volte, mentre andavamo ad acquistare delle bottiglie di acqua naturale in uno dei bazar della zona, nel cui botteghino, privo di condizionatore, si vendono dalle uova al pane, ai detersivi, ad oggettistica di vario genere, nonché articoli di ferramenta.

A La Digue, la seconda isola che abbiamo visitato, la maggior parte della popolazione si muove in bicicletta, benché ci siano anche alcuni mezzi a motore, impiegati principalmente per il trasporto dei bagagli dei turisti e per il loro recapito nelle varie strutture alberghiere. Non esiste una strada che permetta di compiere completamente il giro dell’isola ( la parte sud occidentale è molto impervia, ricca di vegetazione e pressoché disabitata).

 

 

Fortunatamente non è stata quindi disboscata, mantenendo intatto un luogo di straordinaria bellezza.

Alcuni uomini aspettano al porto l’arrivo dei turisti, con un  carro trainato da un bue, per proporre loro una visita a bordo di questo insolito “taxi”.

Un’intera parte dell’isola di La Digue, da noi definita “il gioiello delle Seychelles” è nota al mondo per essere stata sfondo di alcuni film della portata del primo “Cast Away” (del 1957).

 

 

Giungiamo ad un’area interamente dedicata alla coltivazione dei prodotti locali. Si possono visitare, attraversandole in bicicletta, le piantagioni di vaniglia, banane, manghi, avocado; poco lontano si trovano le stalle in cui vengono allevati i polli, le galline, i maiali, ed altri animali utili a soddisfare i bisogni della popolazione e dei turisti, che si trovano nelle camere in affitto o nei resort.

Buona parte della popolazione è occupata in questo settore.

L’ultima tappa del nostro viaggio è Mahè, la più grande delle isole dell’arcipelago.

 

 

Un taxista ci racconta che a Mahè esiste una scuola di formazione per piloti ed assistenti di volo. È motivo di vanto il fatto che sia frequentata principalmente dalle ragazze della zona, che aspirano a lavorare per Air Seychelles o per altre compagnie aeree, che offrono all’arcipelago un servizio di trasporto tra le isole maggiori. Gli spostamenti fra le isole avvengono, infatti, principalmente in aereo ed anche i nostri trasferimenti interni sono stati accompagnati, quasi a voler sostenere le affermazioni di questo uomo, da pilotesse  ed hostess seychellesi. Cercando sul web gli orari delle corriere di linea per recarci a Victoria, la capitale delle Seychelles, è comparso un annuncio per offerte di lavoro da parte dell’ente gestore del trasporto pubblico, indirizzate soprattutto a donne. Probabilmente anche grazie a queste attenzioni e al coinvolgimento della donna non solo nella vita familiare e domestica, ma anche in quella economica del Paese, le isole Seychelles vantano il 52° posto nella tabella dei dati relativi all’indice di sviluppo umano 2011. Si consideri che l’Italia è ventiquattresima nella medesima classifica.

Quasi al termine della nostra vacanza decidiamo di dedicare una mattinata alla visita della città capitale, Victoria.

Giungiamo a Victoria a bordo di un autobus di linea dopo circa mezzora di viaggio. Il mezzo è un po’ datato e privo di impianto di condizionamento, ma viaggiando con la porta di accesso ed i finestrini spalancati, come d’uso, possiamo affrontare il viaggio in modo molto piacevole.

 

Una volta giunti in città ci avviamo verso il centro, in direzione del mercato. Camminando per le strade di Victoria si scorge tra i palazzi un meraviglioso tempio indù, frequentato dai molti immigrati indiani, impiegati principalmente nel settore del turismo. La città capitale, che conta circa 25.000 abitanti, ha un volto molto vivace e moderno. La viabilità è curata, così come i palazzi che ospitano il museo storico nazionale e la biblioteca. Vi sono anche diverse chiese, dal momento che la maggioranza della popolazione seychellese professa la religione cattolica.

Sull’ingresso del museo storico nazionale vi sono delle ricostruzioni in cartone, realizzate da una classe di alunni che rappresentano la torre dell’orologio, simbolo del dominio britannico, un mappamondo ed un calderone, che evoca quelli visti sui galeoni dei pirati.

Stupisce anche la cura con cui sono mantenute le aiuole, le rotatorie, i marciapiedi, insomma tutto ciò può rendere sicura ed accogliente una città.

 

 

 

Mentre ci dirigiamo verso il centro ci capita di incrociare la polizia carceraria con dei detenuti, ai quali è stato affidato il compito della pulizia delle strade. Evidentemente esiste un programma di recupero dei carcerati attraverso l’assegnazione di lavori utili alla collettività.

Entrando nel cuore della città si giunge al coloratissimo mercato, il luogo del ritrovo e dello scambio per tutti i Seychellesi, ed anche per i turisti. I pellicani attendono con pazienza che i pescivendoli concedano loro qualche scarto, i venditori di spezie attirano un bel po’ di turisti con le loro bancarelle coloratissime. Al mercato di Victoria non manca nulla: fiori, frutta, verdura, souvenir, carne, pesce, abbigliamento, borse… insomma ce n’è per tutti i gusti. Il clima è molto festoso. Del mercato si apprezzano soprattutto i bellissimi colori sgargianti, tipici di queste zone.  

 

 

Come ci raccontano alcune persone del luogo con cui ci è capitato di parlare, l’economia delle Seychelles e le ricchezze naturali di questo meraviglioso arcipelago sono messi a repentaglio dall’ascesa al potere di una classe dirigente corrotta, che sta mettendo all’asta delle isole e favorisce concessioni edilizie a S.P.A. arabe, poco attente all’ambiente. La cementificazione nell’isola di Praslin è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, per costruire resort sempre più lussuosi e confortevoli, purtroppo però a scapito  della natura.

 

 

Spesso i costruttori sono società europee o arabe, che forse grazie a conoscenze o intrallazzi di vario genere, riescono ad ottenere la concessione di costruire in zone ancora selvagge o sulle alture più belle, in modo da poter offrire ai futuri ospiti il panorama migliore; vista della quale non possono, così, più godere gli autoctoni. Spesso queste strutture possono riempire le proprie brochures con belle parole  riguardo della tutela dell’ambiente, anche se magari viene disboscata una penisola intera per costruirle. A tale proposito ci è capitato di vedere un resort, con una capacità ricettiva di circa 1200 persone, costruito su un’intera penisola, sulla quale vivevano tartarughe e mangrovie. Per dimostrare l’attenzione della società costruttrice nei confronti dell’ambiente sono rimaste sia le tartarughe che le mangrovie: le prime in un recinto con la possibilità di essere nutrite dagli ospiti in determinate fasce orarie, mentre per le famosissime piante tropicali si è ricavata una palude recintata nella strada che unisce le due aree della struttura: quella di levante e quella di ponente, con le relative spiagge.

Noi crediamo, invece, che uno dei modi che abbiamo per tutelare queste zone sia puntare sulla popolazione locale e sulle sue risorse, per cui consigliamo a tutti coloro che volessero andare a scoprire il paradiso delle Seychelles, di andare nelle strutture che la popolazione locale mette a disposizione, strutture semplici, ma ben inserite nel contesto in cui sorgono, di cui si riescono a trovare tracce anche sui vari siti dedicati al turismo in questa zona di mondo. Inoltre, per potersi godere in semplicità il clima seychellese, la cosa migliore è muoversi in bicicletta, nelle isole più piccole, dove ogni ansa regala una vista mozzafiato, o comunque spostarsi con i mezzi pubblici nelle zone più urbanizzate. Il contatto con le persone del luogo offre sempre la possibilità di avvicinarsi ad un’altra cultura e di scoprirne sfaccettature e curiosità interessantissime.

 

Elisa e Lorenzo

 

giugno 2011