17 marzo 2003

Questo testo è di un ragazzo di terza media; mi sembra bello e degno di essere visto anche da altri. In realtà il lavoro era anche più ricco: comprendeva un breve filmato e la registrazione di un discorso del Generale De Gaulle, ma lo spazio disponibile sul sito non mi ha permesso di rendere giustizia alla multimedialità del lavoro; e ovviamente me ne dispiace molto.
Comunque bravo Cesare.

 

La Resistenza

 

di

CESARE FRANCHINI

classe III° sez. C

 

Scuola media statale Cavalchini Moro

Villafranca di Verona

 

Anno scolastico 1999-2000

 

LA RESISTENZA

Fu il movimento popolare europeo di opposizione politica e, soprattutto, militare che si sviluppò nei paesi occupati dal nazifascismo durante la seconda guerra mondiale, inteso sia come lotta di liberazione nazionale sia come lotta per la libertà e la dignità dell’uomo.

LA RESISTENZA IN EUROPA

I principali focolai di resistenza si svilupparono in:
-Danimarca - Francia

-Norvegia -Iugoslavia

-Olanda -Grecia

-Polonia,

e naturalmente in Italia

FRANCIA

Fu il paese nel quale si formarono i primi gruppi di resistenza partigiana, che ebbero un punto di riferimento nelle forze militari francesi (France libre) formatesi sotto la guida di Charles De Gaulle.


Il generale C. De Gaulle

Infatti, alla resa firmata dal governo Pétain e dopo l’occupazione di metà del territorio nazionale da parte delle truppe tedesche, il generale de Gaulle, rifugiatosi a Londra, da lì inviò un proclama per invitare i francesi a resistere all’occupazione tedesca e a combattere contro il governo fantoccio. I partigiani francesi -i maquisard- svolsero un ruolo fondamentale di appoggio agli alleati in occasione dello sbarco in Normandia.

POLONIA

In Polonia la resistenza si è sviluppata per due motivi:

-1 tutelare l’identità nazionale, non rispettata sia da Hitler sia da Stalin

-2 vendicarsi di tutte le brutalità commesse dai tedeschi, sia a scapito della popolazione ebraica sia ai danni di quella originaria. L’opposizione polacca prendeva ordini dal governo in esilio a Londra. In Polonia il movimento di resistenza toccò il momento più alto e tragico con l’insurrezione di Varsavia (agosto 44) che i tedeschi repressero con brutalità e ferocia.


Il Ghetto di Varsavia

IUGOSLAVIA

In Iugoslavia la resistenza si divise in due tronconi, il primo comandato da Josip Broz Tito, (che alla fine della guerra si impadronirà del potere), d’ispirazione social-comunista raggiunse dimensioni enormi, paragonabili a quelle di un esercito regolare, fu in grado, grazie anche ai materiali forniti in maniera generosa dagli inglesi, di affrontare e battere in campo aperto il nemico- battaglia sulla Neretva- L’altro schieramento, d’ispirazione monarchica, era invece comandato da Draza Mihailovic. Le due formazioni si trovarono a combattere contro gli ustascia del regime fascista di Ante Pavelic e contro l’esercito tedesco.


Josip Broz Tito

GRECIA

La resistenza greca, fu molto sanguinosa, a causa della presenza di ben tre eserciti sul territorio nazionale (tedesco, italiano e inglese). Alla fine della guerra le formazioni partigiane che per maggior parte erano di ispirazione comunista (EAM-ELAS) furono sconfitte dagli inglesi che sostenevano il governo monarchico.

DANIMARCA, NORVEGIA, OLANDA

Negli stati del Nord-europa che subirono l’occupazione germanica fin dal 1940, la resistenza locale si diede l’obiettivo di cacciare i tedeschi e di ripristinare la situazione prebellica.

LA RESISTENZA IN ITALIA

La resistenza italiana ha origini più antiche di quella europea, infatti ha le sue radici nell’antifascismo degli anni venti-trenta che però si era limitato ad una opposizione incruenta, fatta di pensiero, idee, scritti, ed aveva coinvolto un numero tutto sommato piccolo di intellettuali e pensatori, non certo la gran parte degli italiani che invece appoggiarono quasi incondizionatamente il nuovo regime.

La vera resistenza armata al nazifascismo si organizzò in seguito all’armistizio dello 8 settembre del 1943 quando dall’esercito, che il re ed i comandi supremi, con la precipitosa fuga a Brindisi, avevano lasciato allo sbando completo iniziarono a fuoriuscire i primi soldati

Le prime formazioni partigiane vennero organizzate e coordinate dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) ed iniziarono la loro operatività nell’inverno fra il 1943-1944 soprattutto nel Nord Italia. I vari raggruppamenti interni di questo movimento e cioè: bande, compagnie, brigate, divisioni erano organizzate quasi militarmente e facevano tutte capo ai CLN regionali i quali a loro volta rispondevano a quello nazionale.

La resistenza italiana coinvolse più di 300.000 combattenti tra uomini e donne.


Giovani partigiane

I principali obbiettivi delle formazioni partigiane erano il sabotaggio e il disturbo al fine di costringere i tedeschi ad impiegare per il controllo e la sicurezza del territorio il maggior numero possibile di uomini e mezzi che così non potevano essere utilizzati per contrastare l’avanzata degli eserciti alleati.

Sul piano militare le formazioni partigiane si organizzarono in raggruppamenti omogenei di diverso orientamento ed ispirazione politica.

Vennero così a trovarsi le BRIGATE GARIBALDI di emanazione comunista; le BRIGATE GIUSTIZIA E LIBERTA’ del Partito d’Azione; le MATTEOTTI erano socialiste; e infine le brigate autonome come per esempio la OSOPPO in Friuli e la DI DIO in Val d’Ossola.

Nelle grandi città si organizzarono i GAP (gruppi d’azione partigiana) ed i SAP (squadre d’azione patriottica) che si dedicarono oltre che al sabotaggio alla attività di propaganda ed informazione politica e riuscirono ad organizzare i grandi scioperi del marzo 1944.

La prima operazione militare di un certo rilievo che i partigiani compirono fu la difesa a Roma di porta S. Paolo nella quale brillò per eroismo una compagnia di Granatieri di Sardegna, che rimasti senza ordini (come tutte le forze armate italiane) si erano uniti alle forze dell’antifascismo nella lotta contro i tedeschi invasori .

Un altro fatto importante di storia partigiana fu nell’estate del 1944 la creazione di alcune zone libere come quelle della Valsesia, della Val d’Ossola e di Monte Fiorino, in queste zone vennero costituite delle piccole repubbliche democratiche che purtroppo resistettero solo pochi mesi e non sopravvissero all’attacco frontale dell’esercito tedesco.

Nel giugno del 44 i partigiani furono militarizzati nel Corpo Volontari della Libertà al cui vertice figuravano personaggi come : Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Ferruccio Parri e Sandro Pertini che, ricordiamo, negli anni ottanta divenne il presidente della Repubblica che gli italiani hanno forse più amato.


Sandro Pertini

L’avanzata degli eserciti angloamericani lungo la penisola intanto proseguiva e dopo la liberazione di Roma (4 giugno 44) in autunno, sull’Appennino Tosco-emiliano, dovette rallentare a causa dell’intensa forza che i tedeschi riuscivano ad opporre.
La più pesante crisi che il movimento della resistenza subì fu quella del novembre del 1944 quando il generale inglese H.R.Alexander (comandante delle forze alleate in Italia) invitò le bande partigiane a sospendere la lotta, a scendere dalle montagne e a ritornare nelle proprie case. In seguito a questa disposizione gli alleati smisero di dare anche quello scarso aiuto che fino ad allora avevano fornito alla resistenza ed i partigiani, che al contrario, non avevano ottemperato all’invito, si trovarono in sostanza abbandonati ed esposti al rischio dei micidiali rastrellamenti tedeschi (effettuati anche con grossi cani come pastori tedeschi e feroci dobermann).
Dei trecentomila partigiani combattenti, ufficialmente riconosciuti, circa trentamila furono quelli che morirono caddero in battaglia o davanti ai plotoni d’esecuzione dei nazifascisti.

LA RESISTENZA NEL VERONESE

Si può tranquillamente affermare che in tutto il territorio della provincia di Verona erano presenti organizzazioni partigiane, dal Monte Baldo fino a tutta la Lessinia occidentale, dalle colline del Garda fino giù alla bassa Legnaghese, passando ovviamente per la Città. I rendiconti ufficiali del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) segnalano che le formazioni partigiane avevano operato così:

    1. Sul Monte Baldo la Divisione V. Avesani.
    2. In Valpantena la Divisione Pierobon
    3. In Valdalpone in un primo tempo la Pasubio di Marozin e poi la Manara
    4. Nella zona di Legnago la Brigata Adige
    5. Nel Colognese la Brigata Scaligera
    6. In Città i GAP
    7. Tra Valeggio e Villafranca le Brigate Anita ed Italia

Considerando che la nostra provincia pullulava di tedeschi e di fascisti (in città c’era la sede di alcuni ministeri della RSI, e a Villafranca c’era l’aeroporto militare) la vita di queste formazioni era davvero difficile, ciononostante i partigiani furono protagonisti di molte azioni alcune delle quali decisamente temerarie.



L'Assemblea Nazionale del Partito Fascista Repubblicano a Castelvecchio

È il caso di ricordarne una tra le tante: l’assalto al carcere degli Scalzi ( i fascisti lì vi tenevano i prigionieri politici) compiuto dai GAP per liberare il sindacalista comunista Giovanni Roveda.


Il famigerato carcere Albergo degli Scalzi a Verona

Il 17 luglio del 44 alle ore 18.30 un gruppo di sei partigiani riuscì con un trucco ad entrare nel carcere e a portar fuori Roveda ma al momento di salire in macchina e fuggire furono attaccati dalle guardie carcerarie e purtroppo Danilo Pretto rimase ucciso nella sparatoria mentre Lorenzo Fava che venne ferito, fu catturato ed in seguito fucilato.

La Resistenza nel territorio di Villafranca e Valeggio

Come ho già detto in questa zona della pianura operavano due brigate partigiane autonome: la ANITA GARIBALDI comandata da GALLO-Cesare Albertini e la ITALIA comandata da ENZO- Fiorenzo Olivieri. Erano comunque sempre soggette al CZP (comando zona pianura) ALDO -Adalberto Baldi del CLN provinciale.

Al contrario delle divisioni che operavano in montagna, come la AVESANI e la PIEROBON, i componenti di queste formazioni non avevano lasciato la famiglia, il lavoro, la vita di tutti i giorni (come d'altronde facevano anche i Gappisti in città) ma anzi continuavano la loro esistenza che di giorno era apparentemente normale per potere, durante la notte, effettuare imboscate, attacchi e tutte le altre operazioni che la guerra partigiana imponeva. Si pensi per esempio che il comandante ENZO era un insegnante dell’Istituto Ferraris in città! e che i suoi allievi non si sono mai accorti della sua doppia attività, uno dei suoi uomini più fidati era Giuseppe Vanoni il fornaio di Quaderni, ed il pane fu sempre sfornato regolarmente.


Lo stato maggiore partigiano

Il teatro delle operazioni andava dalle colline del Garda fino all’aeroporto militare di Villafranca e poi giù lungo la strada statale e la ferrovia verso il mantovano.

Gli scopi che avevano queste brigate erano molteplici: prima di tutto creare ansia, tensione ed insicurezza nei nazifascisti proprio usando la loro capacità di agire durante la notte per poi letteralmente sparire sul fare del giorno, poi procurare per se e per le divisioni operanti in montagna materiale (armi e munizioni) mezzi (camion, auto e moto) vestiario, vettovagliamento (cibo). Inoltre visto che i tedeschi avevano nella zona diversi prigionieri (russi e polacchi) che costringevano a lavorare per loro, spesso riuscirono a farli scappare per poi mandarli in montagna a combattere o, se nel caso, cercavano tra mille difficoltà di rimandarli verso i paesi d’origine.

Una delle tecniche che più di frequente veniva usata era quella del posto di blocco. Veniva allestito lungo la strada dove si sapeva sarebbe passato un convoglio militare (camion o altri mezzi) un finto punto di controllo con partigiani travestiti da tedeschi o da guardie repubblicane.
Considerato che i mezzi, per paura dei mitragliamenti aerei, viaggiavano con una certa distanza tra di loro, veniva fermato l’ultimo o gli ultimi due e davanti ai mitra spianati i conducenti venivano costretti a spogliarsi (le loro divise erano molto preziose) e a scappare seminudi e senza scarpe, abbandonando il loro mezzo con tutto il carico, che ovviamente in pochi minuti poi spariva nella campagna circostante, nascosto in fienili di proprietà di amici compiacenti oppure sepolto sotto misteriose cataste di fascine di legna che ogni notte cambiavano posizione.

Sempre presente a queste azioni era un diciottenne francese: Luc Colomb che essendo alsaziano (perciò francese ma di lingua tedesca) in patria fu costretto ad arruolarsi nell’esercito hitleriano, disertò e dopo una fuga avventurosa si unì ai partigiani ai quali, vista la sua assoluta padronanza della lingua fu utilissimo. Col tempo tra le fila dei tedeschi era ormai nota la presenza di questo misterioso partigiano che parlava perfettamente la loro lingua finché ad un ennesimo posto di blocco allestito lungo la statale per Mantova, un maturo sottufficiale germanico nel vedere quel giovanissimo soldato, pensando forse che poteva avere l’età di suo figlio, gli raccomandò di stare attento perché in giro c’era questo pericoloso traditore " non aver paura- gli disse Luc- perché finalmente hai trovato quella spia, sono proprio io" ed anche lui, pover’uomo, come tanti altri venne spogliato di tutto e lasciato andare.



Luc Colomb e Enzo Olivieri oggi

Un altro episodio che i protagonisti ancora viventi oggi raccontano molto divertiti fu quello del carro armato leggero. Era un ELLETRE che a causa di un guasto al motore sulla strada verso l’aeroporto, una sera venne abbandonato dai tedeschi che sarebbero tornati al mattino seguente con un meccanico per ripararlo e portarlo a destinazione. Si trattava dunque di intervenire senza perder tempo con un abile motorista ed un pilota in grado poterlo guidare per rubarlo in pratica sotto il naso ai nazisti. Una squadra di pochi uomini nel cuore della notte riuscì ad aggiustare il mezzo e a ripartire - ovviamente in direzione opposta - tutti dentro il blindato con gli sportelli chiusi ermeticamente per paura di essere a loro volta fermati dai tedeschi. Il problema più grosso non fu quello di arrivare al nascondiglio segreto, ma quello di sopravvivere alla puzza insopportabile che la paura o la colite aveva provocato. Uno di loro se l’era letteralmente fatta sotto. Una volta in campagna il motore si fermò di nuovo e stavolta per sempre, non restò allora altro da fare che disarmare il mezzo, asportando la mitragliera e le munizioni che aveva a bordo e dargli fuoco per renderlo inutilizzabile. Spirito di squadra e complicità cameratesca hanno impedito che negli anni si sapesse il nome dello sfortunato protagonista di quel tragicomico fatto.



Il carro leggero CV 35 L3

Il trenta aprile del 1945 dopo che gli americani erano entrati, ormai già da qualche giorno a Verona (dove trovarono tutti i ponti sull’Adige fatti saltare dai tedeschi)


Il ponte di Castelvecchio fatto saltare dall'esercito tedesco in ritirata

e anche a Valeggio, qui avvenne il fatto d’arme forse più importante e sanguinoso della locale guerra partigiana: a Monte Casale, verso Monzambano, di primo mattino un reparto di circa duecento SS in ritirata verso la Germania ma che si era attardato a compiere le ultime angherie alla popolazione locale, venne circondato dagli uomini della Divisione Avesani che ingaggiarono con loro una vera e propria battaglia campale.


Monte Casale a Monzambano (MN)

In tarda mattinata vennero chiesti rinforzi alla Brigata ITALIA di ENZO e alla Brigata LEGNANO e finalmente, verso sera e con l’aiuto dei precisi colpi dell’unico cannoncino che i partigiani avevano, i nazisti si arresero. Purtroppo questa ultima battaglia costò ai patrioti ben 11 morti.
Ora in quel luogo è stata posta una lapide a ricordo dell’episodio e a monito per le generazioni future.

   
L'arrivo a Valeggio dei primi americani


Il monumento al partigiano in Piazza Bra a Verona

 

 

 

25 aprile 2000

nel 55° anniversario di quei fatti, perché non vengano dimenticati.

Cesare Franchini

 

 

Bibliografia e fonti:

La Resistenza nel veronese di Romano Marchi

Verona fascista di Maurizio Zangarini

Enciclopedia Encarta Microsoft

Enciclopedia Zanichelli 1998

Istituto veronese per la storia della Resistenza

L’ARENA quotidiano di Verona numeri: 1.4.84 – 21.9.85

Colloqui con protagonisti: Giovanni Turrina - ENZO:FiorenzoOlivieri

 

 

 

 

 

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