da Giovanni

20 aprile 2003

 

 

 

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Due ragazzi. E’ notte, una di quelle limpide e gelate. Stanno scalando una collina. Dal passo sembra che stiano facendo una gara ma procedendo con una certa prudenza.

Sulla cima della collina c’è un lampione che illumina la boscaglia.

Ridono tra di loro quasi volessero schernirsi a vicenda. E’ una forma di insulto indiretto, incrociato.

Arrivano finalmente sulla collina e ansimando si aggrappano come scimmie al lampione. Il riso si fa pesante e forzato dalla fatica della corsa.

Ad un certo punto si guardano in faccia come se un rumore avesse interrotto il loro mondo. Si sorridono e corrono la collina in discesa. Questa volta veramente divertiti dalla facilità della corsa. Uno di loro per primo si scaglia sull’erba bagnata e gelata, quasi fosse lui stesso una tavoletta da surf.

L’altro lo segue a ruota gettandosi con ancor più enfasi. L’hanno fatto ancora.

Sentono ancora il gelo della paura nella gola che si riflette come un nervo pesante nel cervelletto.

Questa volta l’avevano fatta grossa ma in modo del tutto inusuale… casuale.

Stavano camminando per le vie del centro e una macchina accanto a loro si apre con l’apertura elettrica. Entrambi si girano sentendo quel momento come al rallentatore. Il proprietario ha appena sceso le scale all’angolo della strada e sembra a tutti e due così maledettamente distante.

Marco corre all’altro lato della macchina, apre la porta e monta senza esitare. Lorenzo ancora stupefatto apre la porta e monta sul sedile del guidatore.

Abbassa la testa ed è un attimo. Il contatto ha funzionato. Hanno la macchina. Non si sono nemmeno girati, gli basta sentire le voci del proprietario che sta ancora imprecando.

Fanno le vie delle puttane guardando fuori dal finestrino come se stessero ancora cercando il padrone della macchina.

E’ una BMW elegantissima. Adesso sono tutto loro o almeno fino a che la polizia non avrà ricevuto la denuncia e comunicato il numero della targa.

Lo sanno che non passerà molto ed è per loro tempo di godersela.

Ad un semaforo una donna in macchina, una 164. Le fanno cenno di montare dalla loro parte. Il semaforo è rosso. La signora dopo la prima volta, guarda avanti indifferente.

L’unico a guardare è il marito con aria non curante ma anche un po’ nervosa. Marco non abbassa nemmeno il finestrino, forse perché c’è troppo freddo; non esita però a fare cenni.

Il semaforo non cambia in verde. Nello stereo aumenta il volume della cassetta jazz.

Marco incita Lorenzo a fare i fari abbaglianti. Gli chiede di spostarsi con la macchina appena un po’ piu’ avanti. Il rosso rimane costante.

E’ uno di quei semafori che si sono dimenticati di regolare bene, uno di quelli che non sembra finire mai. Al marito infatti, pare proprio così. Comincia a dare segni di insofferenza ma non si anima troppo.

Il semaforo alla fine si fa verde. La macchina invece di andare dritto li segue trasgredendo alle regole stradali. Lorenzo se ne accorge e si stupisce quando vede che anche un’altra macchina in coda supera la seconda. I due non capiscono. Continua ad avvicinarsi a loro standole dietro per un minuto senza accennare a niente.

La velocità automaticamente aumenta ma non troppo. Marco e Lorenzo non si parlano più. Aspettano e basta. La musica continua ad andare ma è come se fosse sparita, come se solo le luci dello stereo acceso si potessero sentire.

Ad un tratto la macchina dietro comincia a fare i fari abbaglianti. Li fa per tre volte e poi mettono la sirena blu sul tetto.

I due amici guardandosi in faccia spaventati e amareggiati, finalmente accostano.

 

 

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