24 maggio 2003

Beppe

Ripropongo qui un articolo che ho scritto qualche mese fa per l'House Organ della mia Banca, in cui mi era stato chiesto di fare il punto sulla situazione del mercato e della cultura del multimediale in relazione alla disponibilità delle tecnologie digitali. Lo propongo anche su argentoeno perchè era stato gradito e penso che contenga degli spunti interessanti, ancorchè effimeri, vista la velocità dell'evoluzione tecnologica e di mercato.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA CREATIVITA’ ?

Come cambia l’approccio al multimediale con le tecnologie digitali

Non c’è chi, appassionato di fotografia o di cinema, non abbia percepito una vera e propria rivoluzione in atto in questi ultimi anni: si tratta del prepotente ingresso degli strumenti digitali per la creatività nel campo del multimediale: fotocamere e telecamere digitali, scanner, registratori di videocassette, di CD e di DVD, personal computers, software per il trattamento di immagini, stampanti fotografiche, software per il montaggio cinematografico, devices per l’acquisizione di filmati sul computer e molto altro. In sintesi si è verificato il connubio fra l’informatica e gli strumenti per la creazione e la gestione delle immagini.
Una analisi in questo campo rischia di produrre grandi frustrazioni: gli annunci di nuovi prodotti sono frequentissimi, le vere innovazioni sono troppo spesso mascherate e illeggibili sotto il fumo della pubblicità, per qualunque investimento si decida -e non si tratta di piccolezze- la previsione di durata è decisamente scoraggiante, le competenze richieste per utilizzare e per acquisire gli strumenti sono eccessive, eccetera. Le lamentazioni potrebbero proseguire a lungo.

Nonostante questi oggettivi problemi, il mercato sta crescendo in modo esplosivo, i laboratori fotografici si convertono al digitale, i negozi di apparecchiature non sanno più come gestire un magazzino troppo "volatile", non si contano le iniziative per confrontare idee e posizioni, la produzione di immagini sta raggiungendo dimensioni impressionanti, la cultura della comunicazione si sta rivoluzionando con riflessi importanti sulla cultura delle arti figurative, pittura in testa.

Tutto ciò considerato non mi sembra il caso di effettuare una analisi delle offerte del mercato partendo dai prodotti; per i non esperti sarebbe noioso, per gli esperti sarebbe insufficiente, inoltre esistono diversi ottimi siti internet che possono soddisfare tutte le curiosità e le ansie di informazione. Ne cito due americani, veramente ottimi: www.dpreview.com e www.imaging-resource.com oltre a uno italiano che certo non sfigura www.fotografia.it forse meno dotato di risorse ma ben fatto; per gli amanti del cinema segnalo invece www.digitalproducer.com. Sul come questi benemeriti dell’informazione si finanzino, sul loro rapporto con importatori e costruttori, sulla labilità del confine fra informazione e pubblicità si potrebbero compilare diversi tomi, ma non è questa la sede. In edicola si trovano inoltre diverse buone riviste su cui ci si può tenere discretamente aggiornati.
Qui mi sembra invece il caso di fare il punto –provvisorio ! validità poche settimane- sullo stato dell’arte nei diversi ambiti, aggiungendo infine qualche considerazione di carattere sociologico e di costume, per non dire di folklore.

Veloce sintesi sulla situazione nei diversi sottorami del "digital imaging":

L’assistenza: quasi tutto quello che si compra sembra realizzato in maniera scadente, in previsione di un uso non intenso e di una durata limitata; conseguenza di un processo produttivo che privilegia i bassi costi ? Non ho competenza per una analisi seria, ma consiglio di comperare solo prodotti che dispongano di una buona rete di assistenza e di una garanzia valida in Italia. Molte delle (troppe?) cose che ho comperato si sono rotte nel periodo di garanzia, altre si sono rotte dopo, non tante hanno avuto una vita del tutto indenne.
Temo che il controllo qualità sia il punto debole della produzione attuale.
O forse c’è un calcolo di convenienza da parte dei produttori ?
Costa meno riparare o eliminare il pezzo difettoso alla fonte ?
Quanto vale, se esiste, il danno di immagine ?
Se ne interessano le associazioni dei consumatori?

Ai miei amici consiglio solo di timbrare e spedire le cartoline-garanzia.

Le prestazioni: le apparecchiature disponibili oggigiorno sono talmente ricche di prestazioni che è impossibile conoscerle e usarle tutte. Vorrei solo tre cose:
A) che i costruttori ponessero altrettanta cura nella solidità dei prodotti quanta ne pongono per escogitare nuove funzioni;
B) che al consumatore fosse dato di conoscere il costo delle diverse funzioni in modo da scegliere i prodotti anche in relazione a un ragionato rapporto costo/prestazioni: in parole povere non comprerei mai una bicicletta che costasse il doppio solo perché incorpora una caffettiera, ma in questo caso avrei chiaro il rapporto costo/prestazioni: chi mi farà capire quanto costano nelle telecamere le inutili titolatrici, gli effetti digitali o gli scomodissimi menù del televideo nei televisori, o la scriteriata miniaturizzazione di foto-telecamere ?

C) che i produttori acquisissero una certa dose di buon senso, anche quando propongono assurdi virtuosismi tecnologici, evidentemente per sottolineare il legame fra la propria immagine e l’innovazione. Esempio per me significativo è lo sforzo di adottare come supporto il disco ottico anziché il nastro, da parte di Sony con il CD-RW per le fotocamere e di Hitachi con il DVD per le telecamere. A mio parere sono proposte di scarso interesse: la delicatezza meccanica, il fragile processo di masterizzazione, le dimensioni, il costo dei supporti, i problemi di compatibilità degli standards, tutto mi sembra concorrere a rendere al momento poco appetibili questi prodotti e poco apprezzabili queste performances dei costruttori. Tuttavia una rivista parlando della Telecamera con DVD di Hitachi ha titolato: DVD-CAM, Il sogno diventa realtà. Io dissento vigorosamente, ma non escludo che il futuro possa darmi torto; le vie del mercato sono infinite e non è la prima volta che un prodotto discutibile si impone grazie a un marketing aggressivo o a chissà che.

Per quanto riguarda in particolare le telecamere e la produzione di filmati, vale la pena di riflettere su una peculiarità del cinema, peraltro molto evidente: fare fotografia è una attività tipicamente individuale e una persona con buone capacità riesce a fare buone cose anche con strumentazioni non eccelse; fare cinema invece è una attività aziendale, che richiede l’apporto di un consistente gruppo di lavoro, investimenti notevoli, tempi di realizzazione elevati, grandi capacità manageriali, ritorni economici adeguati a ripagare gli investimenti, in sostanza è una attività industriale. Ecco perché, vistasi preclusa la strada della fiction, il cineamatore si orienta verso il documentario, che esige meno risorse, ma non meno capacità per cui il poveretto, dopo diverse passeggiate della moglie o morosa davanti a spiagge e monumenti, dopo infiniti strilli e sorrisi di bimbi, finisce per lasciare la telecamera nel cassetto dove le batterie pervengono a morte lenta e i condensatori si afflosciano sui propri sbiaditi microfarad.
Diversa, ma non del tutto, la strada della cosiddetta Videoart in cui sembra di poter lavorare senza enormi sovrastrutture, ma solo con le proprie idee e creatività . . . ai posteri. . .

In definitiva per evitare delusioni consiglio di avviarsi sulla strada delle videoriprese avendo bene chiaro il percorso: dopo avere effettuato le riprese bisogna montare il materiale, quindi attrezzarsi di Computer, periferiche di acquisizione, software di montaggio, ecc. quindi aggiungere musiche, scritte e tutto quanto serve per realizzare almeno i documentari delle vacanze in modo che siano mostrabili senza troppa noia ai malcapitati frequentatori delle nostre case.

A proposito di filmati di viaggi e vacanze vorrei approfittare dell’occasione per sensibilizzare qualche collega di sventura su una mia personale crociata contro i divieti di fotografare e filmare in luoghi sempre più numerosi: musei, chiese, collezioni in mostra, castelli e palazzi, nulla si salva da questa fisima egoista: che male può fare un amatore una volta che non usa cavalletto o flash? Solo uno scriteriato può pensare che produca immagini utilizzabili per qualsiasi scopo scientificamente o commercialmente valido, tanto da considerare significativo il "bottino" di immagini che si porta a casa. Soprattutto con le telecamere la qualità del prodotto è talmente modesta da poter essere utilizzata solo come personale souvenir. Io mi sono impuntato a non entrare mai in questi luoghi di proibizionismo, ma fra poco potrò entrare solo in casa mia. Ribelliamoci !

Nonostante tutte le difficoltà sopra riportate, che spaventano prevalentemente le persone di una certa età come me, la disponibilità di tutti questi strumenti per la produzione di immagini ferme e in movimento sta facendo crescere nuove generazioni di persone creative, preparatissime e molto padrone dei linguaggi che si sono venuti formando nel secolo scorso (fotografia e cinema). Una analisi di come questo fatto influirà nel prossimo futuro sulla cultura e la prassi della comunicazione, esula dalle finalità di questo scritto ma è un tema di sicuro interesse.

Per finire una domanda: vale ancora la pena acquistare dischi e cassette? Mi spiego meglio: non è lontano il momento in cui la fruizione di films o musiche sarà possibile attingendo a grandi archivi centralizzati via rete telematica e si potrà pagare come l’utilizzo di un servizio anziché come l’acquisizione di un bene.
In questa ottica accumulare enormi discoteche e nastroteche come ha fatto il sottoscritto per decenni ha un valore più significativo che la soddisfazione di un bisogno collezionistico?

Su quanto sopra e in particolare sulle varie domande senza risposta che ho posto mi piacerebbe avere qualche occasione di confronto, ringrazio perciò quanti mi segnaleranno pareri e informazioni.

 

 

alcune immagini vagamente esemplificative:

 

un esempio di fotomontaggio scherzoso

 

 

una foto di carnevale; 
difficile controllare questi
effetti di mosso/fermo 
senza il monitor delle
fotocamere digitali

 

 

altro fotomontaggio scherzoso

 

 

una vecchia immagine degli anni ’60 recuperata 
con lo scanner per pellicola

 

 

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