25 ottobre 2012,  da Dario Ghelfi

 

 

           

LEGGERI MOVIMENTI IN TRE SETTIMANE

 

Ormai sono passati tre anni da quando, quattro amici insieme, abbiamo viaggiato a Sud di Santiago del Chile e a sud di Buenos Aires. Da lì è nata l’idea di una rubrica da dedicare al viaggio, in questo sito. Ed abbiamo accolto, subito, i ricordi di alcune giovani ragazze (tutte studentesse universitarie), che hanno parlato dei loro viaggi intercontinentali.

          E sono, così, ben poca cosa queste notarelle su “leggeri movimenti” tra Zagabria e Castelvetrano, che chi scrive ha avuto occasione di compiere, recentemente, nell’arco di tre settimane. Ci permettiamo di presentarle, comunque, a celebrare il fascino del viaggio, che mai declina, qualsivoglia siano i luoghi e le occasioni. Con un’attenzione rivolta, soprattutto, alle sensazioni, alle "istantanee", ai rimandi.

 

27 settembre 2012 AQUILEIA

 

          Visita alla basilica di Santa Maria Assunta, dell’XI secolo, con resti più antichi, del IV. Un gioiello incastonato nel verde.

 

 

All’interno, la cripta degli scavi, con bellissimi mosaici della precedente basilica paleo-cristiana e di altrettanto precedenti case romane, con molte raffigurazioni di animali (ed ecco il primo rimando: la Villa del Casale, a Piazza Armerina).

 

 

Dietro la basilica c’è un piccolo cimitero, che forse molti “sottovalutano”. E’ dedicato agli 11 dei 12 militi ignoti della prima guerra mondiale. Le spoglie che mancano sono quelle del soldato “ignoto”, che Maria Bergamas (madre di un caduto volontario in quella guerra) scelse, nel 1921, e che oggi “riposano” a Roma all’Altare della Patria.

 

17 settembre UDINE

          Ad Udine si dice che ci sia la “più bella piazza veneziana in terraferma”, Piazza Libertà, con il trionfo del gotico veneziano della Loggia del Lionello, con la Loggia di San Giovanni e (aggiungiamo) il napoleonico Monumento alla Pace.

 

 

 

A lato il Castello e a pochi metri, il Duomo. Palazzi nobiliari lungo Via Mercato Vecchio. Poi quello che è stato definito, ed è veramente, un salotto all’aperto, Piazza Matteotti o Piazza San Giacomo.

 

 

 

 

Dalla Piazza un vicoletto porta in Via Zanon; all’incrocio, sul parapetto di un canale che poi scompare poco più avanti (ricoperto), una scritta avverte che lì è stanziata una “colonia felina”, che il Comune di Udine protegge (“civilissimi” i friulani, mi dirà una mia amica animalista, quando glielo racconto!) Poi in giro per i vicoli della città vecchia; qua e là dai portoni di vecchie case di intravvedono cortili in terra battuta: la campagna in città.

 

28 settembre GORIZIA

 

 

 

 

 

          Questa volta siamo a Gorizia (città che conosciamo, perché ci siamo già stati, in occasione del festival di “éStoria”) per il Festival dei Sapori. E’ un festival straordinario, del gusto, del cibo. Anno dopo anno si è potenziato, con la presenza di sempre più rappresentanti di nazioni europee, che allestiscono ristoranti per strada o in locali provvisoriamente presi in affitto e vendono i loro prodotti tradizionali. La toponomastica di Gorizia viene travolta, nel senso che si cambiano i nomi alle strade ed alle piazze, in riferimento agli ospiti. La piazza occupata dagli austriaci e dai tedeschi diventa Piazza Stiria, le vie con gli stand gastronomici delle nazioni balcaniche diventano un “Borgo Balcani”.

 

         

          Ormai ci sono tutti: francesi e belgi (con la birra, in particolare; va molto la birra “artigianale”), ovviamente i padroni di casa, i friulani, poi i vicini (presenti in forze) gli sloveni, poi i nuovi arrivati, i latini (Spagna, Messico, Argentina, Brasile e Cuba con i superalcoolici). Gli italiani ci sono, più con le bancarelle dei prodotti (quasi tutte le regioni del Sud), che con i ristoranti: il Veneto, con il baccalà vicentino, la Romagna con la piadina, la costa del Friuli con il pesce, la Toscana con le grigliate di carne. Nei ristoranti di austriaci e tedeschi dominano gli stinchi e in generale le carni allo spiedo. Rappresentanze di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca. Ed infine, i più ammirati i serbi, gli strabilianti serbi, che ti offrono le loro pietanze tradizionali, mentre mini-bande (ottoni e tamburi) alla Kusturica, ti assordano, in un tripudio di balli. La gente mangia e balla, giovani e vecchi, senza inibizioni, in uno spettacolo unico e irripetibile.

 

 

29 settembre NOVA GORICA

 

          Nuova città giardino, con grandi edifici che ricordano il recente passato socialista, costituisce il retroterra “economico” della “nostra” Gorizia (hotel, supermercati e case da gioco).

 

 

 

 

Dal B&B dove alloggiamo, irrompe la storia: vediamo la cancellata di ferro verde, dove scorreva un confine un tempo difficile. La proprietaria ricorda ancora il pattugliamento dei soldati jugoslavi con i cani. Ora il muretto con la cancellata si interrompe in un varco, la Piazza Europa, che ricorda il recente abbattimento della frontiera. Di fronte la Slovenia di Nova Gorica, con il bell’edificio della stazione ferroviaria, con i suoi tavolini all’aperto ed il caffè che costa 70 centesimi.

 

 

 

 

 

 

30 settembre ZAGREB

 

          Il confine tra Slovenia e Croazia è il confine dell’Europa e anche dell’eurozona (in Slovenia c’è l’euro e in Croazia, ovviamente no; al suo posto, la kuna). Rapido il passaggio delle auto, ma incredibile la sequenza (chilometri e chilometri) di autotreni e di camion in sosta, in attesa di passare la dogana, nella corsia loro destinata. Altro rimando; per un attimo mi vengono in mente i camion in fila alla frontiera caucasica della Russia con l’Iran in “Peacemaker”, di Mini Leder con George Clooney e Nicole Kidman.

          Dalla periferia grandi viali portano al centro, con un buon punto di riferimento alla stazione ferroviaria. Non sappiamo nulla delle ferrovie croate (i collegamenti ferroviari subirono un’interruzione al tempo delle guerre nell’ex Jugoslavia e probabilmente faticano a riprendere), ma l’impatto con la stazione è sintomatico e l’impressione è negativa. Il ristorante, una  grande sala che dovrebbe aver visto tempi migliori, è dimesso, disadorno; non c’è nessuno, ma appena entriamo due robuste cameriere si precipitano a servirci. Dalla Stazione attraverso una serie di piazze (Tomislava, Strossmayera e Zrinjevac) si giunge presto alla Cattedrale. Entriamo e di nuovo la storia si presenta; lì sepolto il Cardinale Stepinac,

 

 

 

 

          Poi la chiesa di San Marco con le tegole a rappresentare la scacchiera croata; di lì ci si muove nella splendida città alta.

 

 

 

 

Atmosfera bohemienne; le viuzze, i bar, i negozietti della Tkalciceva e della Radjceva.

 

 

 

 

 

Ed immediatamente sotto, la vie moderne della città bassa, che si intersecano, occupate in larga parte da bar con tavolini all’aperto, come da classica tradizione nordica (e qui un nuovo rimando, un flash;  il lungo viale a Bari, che dalla Stazione ferroviaria, fiancheggiando l’Università, porta alla città vecchia).

 

5 ottobre e 7 ottobre FERRARA

 

          Città notissima e celebrata per la sua bellezza, ci siamo per una specifica occasione: il Festival di “Internazionale” (la rivista). Sono alcuni anni che si tiene questo Festival; non avremmo mai creduto che “Internazionale” avesse così tanti lettori, che si ritrovano provenienti da tutta Italia. In maggioranza sono giovani, giovanissimi (l’anno scorso, quando per la prima volta ho visitato il Festival, temevo che ci fossero dei posti di blocco, per impedire l’accesso agli eventi agli ultrasessantenni). Ci siamo informati; per molti è anche un’occasione di studio, per gli studenti universitari di economia, delle facoltà che si occupano di informazione e di giornalismo, di storia, di scienze politiche …

          Da una parte la splendida cornice del Castello, del Duomo, della Via degli Archi

 

 

 

 

 

 

dall’altra la voce della giovane donna che in Arabia Saudita è finita in carcere, perché ha guidato, contro la legge, un’auto.

 

 

 

10 ottobre BRIXEN

 

          Brixen la mitica. La conosciamo e frequentiamo da anni, il nostro “buen retiro“, a rovescio, nel senso che non è tanto il luogo appartato e tranquillo per riposare, quanto quello che ci mantiene in vita, che ci sollecita allo studio, che ci raccorda con il mondo (anche e soprattutto giovanile).

          Ricca di storia, gioiello incastonato tra le Alpi, per il tramite di una tesi di una nostra studentessa, ne ho rivissuto la storia recentissima, dalla parte di una piccola minoranza, i ladini (con un immediato richiamo letterario, all’ “Eredità. Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo”, di “Lilli” Gruber, uscito per i tipi della Rizzoli).

 

 

 

 

 

 

 

15 ottobre CASTELVETRANO

 

          Sulla linea automobilistica Agrigento-Trapani, gli orari permettono una fugace visita a questa città, di cui non sappiamo praticamente nulla (ammettiamo di non esserci preparati).

            Si tratta invece di un centro che data al dodicesimo secolo, dopo la conquista normanna della Sicilia; documenti si riferiscono alla città sin dal successivo dominio angioino. Alla fine del 1200 i principi della città diventano i Tagliavia, che assumeranno poi la denominazione di Aragona e Pignatelli. Premesso che la nostra non è stata una visita vera e propria ma una rapida escursione, l’efficienza e la professionalità del locale “ufficio turistico” comunale, ci ha permesso di cogliere alcune eccellenze del patrimonio artistico locale.

            Prima di tutto quello che viene chiamato il sistema delle piazze,

 

 

 

 

 

che raccorda (anche in seguito ad una loro riqualificazione, che data ai primi anni di questo secolo) Piazza Carlo d’Aragona e Tagliavia, Piazza Umberto I e Piazza Principe di Piemonte e poi i “tesori” che nascondono le sue chiese.

 

 

 

Grazie al responsabile dell’ufficio turistico abbiamo potuto visitare la Collegiata dei SS. Pietro e Paolo (normalmente non aperta al pubblico e che non si trova a piano terra ma ad un primo piano, proprio nella prima delle piazze citate) e le cripte della Chiesa Madre, aperte al pubblico, ma che sicuramente sarebbero sfuggite ad un visitatore frettoloso. Si tratta di cripte dove venivano riposti i cadaveri dei prelati e dei nobili della città e sono ben visibili i depositi delle salme, gli “essicatoi” e gli scolmatoi.

          Una città che ci proponiamo di rivedere con calma e ben documentati.

 

 

16, 17 ottobre SCIACCA

 

          Nel sud della Sicilia, in provincia di Agrigento, a pochi chilometri da stupendi reperti storici, da Selinunte alla Valle dei Templi, Sciacca si adagia sul Mediterraneo. Sciacca ha un porto, è una città di mare, ma contemporaneamente è un pezzo di montagna che si insinua nella costa. Ci sono grandi strade e grandi piazze (le vie cittadine dei negozi), ma tutto intorno è un brulicare di vicoletti che si inerpicano verso l’alto, o scendono verso il porto, spesso trasformandosi in gradinate. Piazza Scandaliato, il “belvedere” della città, limitata da una parte da Corso Vittorio Emanuele (la più importante arteria della città, insieme a Viale della Vittoria e Via Giuseppe Licata), si apre alla visione dell’azzurrissimo Mediterraneo; di lì si può scendere direttamente al porto per una gradinata di centinaia di gradini.

 

 

 

 

 

          Ma Sciacca è anche città di ceramiche e, a parte, gli innumerevoli negozi, le troviamo dappertutto, nel tessuto urbano e, significativamente, a decorare le “alzate” dei gradini di tante gradinate (forse per mitigare con la loro bellezza la fatica del percorrerle).