DARIO GHELFI
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RECENSIONI E RECENSIONI MULTIMEDIALI

RIFLESSIONI PEDAGOGICHE E METODOLOGICHE

 

            Partiamo da un assunto specifico, quello che definisce la recensione come un esame critico di un qualsiasi prodotto della comunicazione, un testo scritto, una immagine o una serie di immagini fisse o in movimento.

Si tratta di un esame critico che mira a mettere in luce pregi e difetti di quella determinata opera e qui occorre fermarsi ad una prima puntualizzazione. Premesso che chi scrive non è un “recensore” di professione, i nostri lettori si saranno accorti che le recensioni da noi presentate sono sempre “in positivo”, con pochissime escursioni nel settore dei difetti dell’opera presa in considerazione. Il fatto è che, proprio per il fatto di non scrivere per mestiere, in sostanza recensiamo opere che abbiamo letto, opportunamente scelte in precedenza, nel presupposto che ci piacessero.

Ogni libro che leggiamo, è stato scelto, tra l´altro, secondo determinati criteri: il genere letterario, il Paese di origine dell’autore, il nome dell’autore e via dicendo. La scelta è stata,  ovviamente, supportata da “segnalazioni” di riviste e giornali, dalla lettura delle classifiche dei libri più venduti, e via dicendo. Poiché abbiamo una certa esperienza (dovuta anche all’età) non ci è, cosí, mai capitato di avere tra le mani un libro da gettare, anche se non tutti hanno risposto alle aspettative che avevamo prima di leggerli.

 

I settori

Quali siano i settori che privilegiamo lo si comprende facilmente scorrendo le recensioni pubblicate in questo sito.

 

1. I libri scritti dalle donne ed in particolare dalle donne di determinati Paesi, di quelli noti per le difficoltà che incontra la condizione femminile. L’elenco di questi Paesi è lungo; contemporaneamente non possiamo nasconderci che anche in quelli (del “nord” del mondo) dove non dovrebbero esserci problemi “di genere”, la situazione non è sempre rosea. Consideriamo l’Italia, dove la donna è garantita dalla legge fondamentale dello Stato, dalla Costituzione Repubblicana e dove è ampiamente praticato il femminicidio (non passa giorno che la cronaca non ci parli di una donna uccisa dall’ex marito, dall’ex fidanzato, da un pretendente respinto). E’ vero che le cose vanno peggio a Ciudad Juarez, ma poi impariamo da Stieg Larsson che c´é violenza sulle donne anche nella mitica Svezia!

 

2. I libri comunque ambientati in Paesi lontani. Qui le storie raccontate, ci rimandano a paesaggi lontani ed inediti, in una commistione continua di spazio e tempo, che ci permette di acquisire di quei luoghi conoscenze che sarebbero inafferrabili anche per il tramite di un viaggio.

Chi scrive ama il viaggio. Ha viaggiato molto, da giovane, e continua, pur con qualche difficoltà (organizzativa), a farlo anche oggi. Il viaggio come metafora e come immersione nello stra-ordinario, il viaggio "fai da te", con i mezzi pubblici del Paese che si visita, in mezzo alla gente. Ciò non significa che sia possibile capire un luogo (e la sua gente), semplicemente attraversando le sue contrade. La lingua (un ostacolo a volte insormontabile), l’occasionalità degli incontri (non si scelgono gli interlocutori), gli itinerari che di fatto diventano obbligati (parliamo di gente che fa un viaggio, non di gente che rimane mesi e mesi in un Paese: per cui, tutti in Perù passano per Cusco, tutti in Cina passano per Xian), sono tutti elementi che incidono negativamente sugli obiettivi del capire e del conoscere. Ovviamente chi viaggia deve possedere una solida cultura geo-politico-storica, relativa al Paese visitato, senza la quale il viaggio diventa un muoversi lungo una sorta di autostrada dalla quale non si esce, con magari la guida locale che diventa l’”autista” di un veicolo al di fuori del controllo del viaggiatore (per ci siamo piú volte chiesto: ma chi va nello Yemen, conosce almeno la sua recente storia? Dalla rivoluzione, al nord, degli ufficiali contro il re, alla controrivoluzione e alla guerra civile con l’intervento di Nasser a favore dei repubblicani? Al sud, dalla lotta anti-inglese di Aden, all’unificazione, al tentativo fallito di ridividersi? Si rende conto, almeno, delle differenze tra i due spezzoni della Repubblica e delle difficoltà attuali dello Yemen?).

In questo contesto fondamentale è la letteratura: gli scrittori, infatti, riflettono la società in cui vivono (utilizzando, magari, anche inconsciamente, filtri e specchi deformanti), sono gli interpreti delle pulsioni della gente, sono i custodi del passato, sono i profeti del il futuro. Ed è per questo che ci interessano,  in particolare, gli scrittori dei Paesi lontani, di quei Paesi che oggi si trovano scagliati sulla scena della ribalta internazionale, a causa di avvenimenti eccezionali e drammatici.

 

3. La storia, sia sul versante dei testi che raccontano direttamente la storia (ad esempio il Boca de “A un passo dalla forca. Atrocità e infamie dell’occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini”,  e il Fisk delle “Cronache medio-orientali”, per citarne alcuni), sia di quelli in cui i protagonisti si muovono su uno scenario di fantasia, ma fortemente connotato dal punto di vista politico-storico. A volte si tratta di opere che assumono la connotazione di un vero e proprio trattato antropologico (pensiamo a Asne Seierstad, e al suo Il libraio di Kabul, laddove per scriverlo, l´autrice si è fatta ospitare in una famiglia afgana) o di una biografia “letteraria” (il Morais che ci ha restituito l’immagine di un personaggio che fa parte della storia del Novecento e del movimento operaio, con la sua, Olga. Vita di un’ebrea comunista).

 

4. Il genere letterario, nel nostro caso il giallo o meglio il giallo-noir, alla Izzo, o per rimanere in Italia alla Carlotto. E’ ormai  riconosciuta da tutti la tesi che il “giallo”, il noir abbiano assunto, in questo nostro momento storico, la connotazione di un vero e proprio “romanzo sociale”. Sappiamo tutti come, attraverso l’indagine, con i suoi protagonisti che macinano chilometri e chilometri di strade (spesso a piedi), gli “investigatori” entrano in tutte le case, in tutti gli uffici, in tutti i luoghi di lavoro, setacciano la città, parlano con le più diverse sfaccettature di un’umanità  spesso dolente e  disperata ; é una rappresentazione cruda della società quella che fa da sfondo alle vicende narrate. Quando la storia  narrata non diventi, essa stessa, un pretesto per raccontare della società (come abbiamo visto in “Nordest” di Carlotto-Videtta o, con un tuffo nel passato, in Anne Perry che mette a nudo il verminaio che si nasconde sotto la facciata del perbenismo e della morale ipocrita dell’epoca vittoriana o, ritornando all’attualità , in Qiu Xiaolong, che dipinge l’affermarsi nella Cina del 2000 di un nuovo, arrogante e selvaggio capitalismo, sotto la copertura politica del Partito Comunista Cinese.

 

5. la fedeltà a certi autori, in ragione di una certa serialità delle loro opere. Ne citiamo due: Markaris e Camilleri.  Uno dei segreti del successo delle storie seriali sta nella certezza del lettore di ritrovare, con puntualità, certi accadimenti, che diventano veri e propri rituali, che lo rassicurano e lo rendono felice (il richiamo d’obbligo va alle fiabe per i bambini). Ricordiamo come nei romanzi di Rex Stout, non vedevamo l’ora in cui, qualunque cosa succedesse, Nero Wolfe, ad orario fisso, saliva le scale, per accedere al piano superiore a curare le sue orchidee. Così come quando puntualmente si presentava Fritz Benner, il cuoco, ad annunciare la cena, con seguito di accurata descrizione degli elaboratissimi piatti del menu. Anche nei romanzi che vedono protagonista il Commissario Charitos di Markaris la cucina gioca un ruolo fondamentale: quella di strada, dei piccoli ristoranti e quella sopraffina di sua moglie Adriana. Poi c´è la quotidianeitá, la normalità dell´esistenza, qui rappresentata anche dalla figlia Caterina, che studia lontano da casa, a Salonicco, una bella ragazza in gamba, di cui Charithos va orgoglioso e che è fidanzata con Fanis, il giovane e brillante medico che lo aveva curato, quando era stato ferito in una precedente avventura. Poi  quelli che sono veri propri “tormentoni” inseriti nelle storie, l’immarcescibile Mirafiori, un vero pezzo da museo, che nonostante tutto si muove in un’Atene costantemente soffocata dal traffico, la dettagliata descrizione delle strade e delle piazze della città (i gialli di Markaris potrebbero essere definiti “cartografici”), il rito della consultazione del vocabolario, cui il commissario ricorre sempre per riflettere e per mettere ordine alle idee.

Con il Camilleri della serie di Montalbano, vediamo scorrere, davanti a noi, la vita del celebre commissario, sempre più amareggiato, sempre più disincantato, sempre più terrorizzato dall’avanzare della vecchiaia. Eccezionale è “Vampa d’agosto”, quando il “nostro”, in una fine d’estate torrida come non mai, si trova di fronte ad una giovane, bellissima, che apertamente lo vuole sedurre. Non è un’esperienza nuova per lui, che ha resistito tante volte ad altri assalti; il fatto è che questa volta il rifiuto non gli appare frutto di una libera scelta (la fedeltà a Livia), quanto piuttosto determinato, consigliato (?) da un fattore interno, la vecchiaia incipiente. Il problema, che egli non vorrebbe riconoscere, è che non teme di mettere a repentaglio un amore consolidato (quello per Livia) o di fare del male e di ferire una persona amata; la verità è che ha paura di non riuscire a gestire il nuovo rapporto a causa della sua età.

 

6. I personaggi

Rimandiamo in parte a quanto abbiamo già scritto nel precedente paragrafo dedicato alla serialità (moltissimi sono gli autori, specie nel settore del giallo e del noir, che presentano storie in successione degli stessi protagonisti).

            Resta fermo il fatto che, senza anticipare, senza svelare, é un punto forte della recensione sottolineare la fisionomia dei vari personaggi, vedere come l’autore ne presenta la psicologia, come li caratterizza.

 

7. I contenuti

Quali i contenuti privilegiati nelle nostre recensioni?

Sappiamo come un esame critico di un’opera letteraria possa investire i campi più diversi e, pertanto, abbiamo fatto le nostre scelte.

Una costante è quella di non spendere troppo parole per la trama, di cui é regola, ci sembra, dire il meno possibile, per non togliere al lettore la gioia di scoprirla, via via che procede nella lettura. Questo vale, ovviamente, in modo particolare per il giallo ed il noir.

In verità non sempre seguita, c´è, poi, l’opzione di parlare dell’autore, perché crediamo sia giusto che il lettore debba avere un’idea di quello che è il mondo in cui vive chi scrive un romanzo. Pensiamo, in questo contesto, a quegli autori che pur originari di un Paese del cosiddetto “terzo” o “quarto” mondo, hanno studiato, hanno vissuto, si sono formati in una qualche capitale dell’occidente, del “primo” mondo, laddove nel loro scrivere sono rinvenibili le due influenze, quella del luogo della nascita e quella della patria di adozione.

Convinti come siamo del fatto che la letteratura sia indispensabile, quanto e forse più del viaggio, per conoscere un Paese, non trascuriamo mai di cogliere, di sottolineare, di evidenziare tempi e spazi (accludendo, con una certa frequenza, anche delle carte). La storia del Paese in cui si svolgono le vicende raccontate (almeno la storia contemporanea, a partire dal 1800) e gli spazi (sempre ritorna in mente il fiume Magdalena, ad esempio, nel volume di Laura Restrepo). Per quanto concerne, in particolare, i tempi, riteniamo opportuno, aprendo il discorso alla multimedialità, ricorrere a dei link che rimandino a schede integrative, che approfondiscano il discorso senza appesantirlo (e qui anticipiamo il discorso sulla recensione multimediale). In fondo era lo scopo per cui utilizzavamo le note, ma è evidente che non possiamo “riempirle” più di tanto, anche in considerazione del fatto che il lettore della rete va sempre di fretta e può essere infastidito da un pié di pagina troppo esteso. Il rimando ad una pagina “esterna, con il collegamento ipertestuale, lo lascia libero di valutare se “perdere tempo” o meno, dopo una prima visione, per leggersi tutta la scheda, che comunque cerchiamo di mantenere in spazi accettabili (in questo è di grande aiuto Wikipedia). Diverso è il discorso sui rimandi alle immagini  fisse e a filmati, sul quale torneremo in seguito.

 

8. Lo stile ed il linguaggio del testo.

Questa è un’opzione imprescindibile, uno degli elementi portanti della recensione. Ogni autore ha infatti un suo modo di raccontare, usa un linguaggio piuttosto che un altro e questi sono elementi  primi nella connotazione dell’opera narrativa. La prima citazione che ci viene in mente è quella di Camilleri, con il suo vocabolario siculo-italiano. Ma le esemplificazioni sarebbero infinite, dallo stile colto e denso di Marquez, a quello visivo di Amado, a quello piano di Machiavelli-Guccini. Un’attenzione particolare rivolgiamo alla tecnica del dialogo, laddove alcuni autori sembrano raccordarsi direttamente al cinema (è stato scritto, ad esempiop, che molti libri di Sciascia, sono delle vere e proprie sceneggiature filmiche).

Per quanto concerne il fumetto la recensione segue, più o meno, le stesse regole per quanto attiene alla parte scritta, pur nella considerazione che, a parte i dialoghi, il linguaggio verbale è ridotto spesso ad appoggiature e a didascalie, per non appesantire l’opera.

Diversa la questione per quanto concerne il disegno; la recensione fa riferimento alle modalità d’uso della sintassi (la tavola, le vignette) e della grammatica (le convenzioni specifiche, il barocchismo o il minimalismo, il manicheismo grafico, la resa dei personaggi, ecc.) del fumetto stesso.

 

9. I piani di lettura

E’ evidente, e continuamente confermato dall’esperienza, come sempre e comunque ci sono diversi piani di lettura di un romanzo.

            Il primo piano è quello intrinseco alla storia in sé, che solleva emozioni nel lettore, in tutti i lettori, quando lo scrittore è capace di toccare l’universalità dei sentimenti, la drammaticità delle situazioni e via dicendo.

            L’altro piano, strettamente, intrinsecamente collegato al primo, si riferisce alle modalità della lettura del singolo soggetto lettore, che da quel racconto si lascia catturare, rapire, coinvolgere, in modo assolutamente originale, in relazione alle proprie esperienze, alle proprie idiosincrasie, alle proprie paure, che quella determinata storia richiamano. Sembra che l’autore ci conosca, perché scrive di fatti attraverso cui noi siamo passati, perché su determinati argomenti sembra aver preso in prestito le nostre convinzioni; ci sembra, quasi, di leggere di noi stessi.

 

10. Multimedialità nella recensione

            La multimedialità (intesa come complessità di arti visive, dal cinema al fumetto, dalla fotografia al cartone animato, dalla pittura al documentario, …) gioca su di un duplice piano.

            Il primo piano è quello della documentazione in merito al discorso critico che si sta portando avanti; c’é un supporto del mondo multimediale alle informazioni che l’opera ci presenta; siamo di fronte, nel contempo, ad un invito ad approfondire le questioni richiamate. In fondo è quello che (lo ripetiamo) hanno svolto le note, che non sempre si limitavano a chiarire, a dare delucidazioni, su quanto si era scritto, assumendo spesso la connotazione di un invito a leggere altre cose, magari specializzate, su quel determinato argomento, come quando si citavano espressamente altri testi (con tanto di bibliografia, magari). E’ un piano che si pone l’obiettivo di rafforzare quando si è andati scrivendo, come quando, in occasione della “biografia” di Pancho Villa di Taibo II, irrompe un “corridos”, con le immagini dell’entrata a Città del Messico di Villa e Zapata.

            Il secondo piano entra nella logica dei rimandi.

            Il libro, infatti, non è mai qualcosa di isolato, a sé stante. Contestualmente al suo apparire si pone in rapporto con i media: il caso più eclatante è quello del rapporto tra opera letteraria e cinema, con il secondo, in genere, ad intervenire, sulla scia del successo della prima (dal libro di successo, la riduzione filmica; i casi non si contano). A volte accade anche il contrario: la lettura di un fumetto, la visione di un film rimanda ad un’opera letteraria specifica o a un testo che affronti lo stesso argomento, o storia, che ci aveva coinvolto. A noi personalmente è capitato che la semplice lettura della recensione di un film (“I Viceré” di Faenza), ci abbia indotti a ricercare (e a trovare e a leggere) l’opera dalla quale il film era stato tratto (“I Viceré” di De Roberto). In un altro caso la visione di un film (con le sue evidenti reinvenzioni, perché l’opera filmica non è mai la mera trasposizione in pellicola di un’opera letteraria) ci ha indotti a ricorrere ad un’opera storica per verificare e controllare i fatti narrati nel film (ricordiamo: si trattava di Cleopatra, con Richard Burton e Liz Taylor; il rimando ci ha portati al volume di riferimento della collana della Storia Antica dell’Università di Cambridge).

            A volte è il caso che ci spinge verso il raccordo tra i diversi media. Recentemente abbiamo visto edito un romanzo e un fumetto, ambientati ai tempi della prima guerra di Abissinia, quella che si concluse con la nostra sconfitta ad Adua. Lucarelli è l’autore de “L’ottava vibrazione”; Bonelli edita la serie di “Volto Nascosto”.

            Sappiamo come il punto di partenza, nella recensione multimediale, sia il testo letterario, che, d’altra parte, raccoglie la maggior parte dei nostri interventi. Vogliamo però qui ricordare come l’uscita recente di un fumetto giapponese dedicato a Cesare Borgia. Un’opera incredibilmente documentata, che spinge il lettore ad approfondire, a prescindere, la bibliografia che fa riferimento a testi molto specializzati (tra l’altro di quasi impossibile reperimento, trattandosi di studi di esperti nipponici). A semplici rimandi ad un sito come Wikipedia, per la storia di Alessandro Borgia e di Cesare Borgia, fino al celeberrimo “Il Principe” di Macchiavelli, per finire con i documentari ed il recente film spagnolo dedicati alla più celebre famiglia spagnola del Quattrocento.

            E a termine, il rientro nella storia, con le “cronache mediorientali” di Fisk, che cronaca non sono, ma storia, che dalla contemporaneità scivola al più recente passato, con il capitolo dedicato al genocidio degli armeni nel corso della prima guerra mondiale. Qui i due piani della multimedialità si incontrano: da una parte la documentazione (gli innumerevoli filmati che possiamo reperire su tutte le guerre prese in esame da Fisk) e dall’altra l’approfondimento, dai testi storici su quegli eventi ai film che li hanno ispirati (da “La masseria delle allodole” dei Fratelli Taviani, sul massacro degli armeni, a “Gli anni spezzati” di Weir sulla spedizione di Gallipoli).

 

Dario Ghelfi