5 DIC 2002

Dario Ghelfi

UN "VERDE" DA SEGNALARE

Il martedì, con scadenza quindicinale, il quotidiano veronese "L’Arena"  presenta in collaborazione con "Vita in campagna", un inserto, chiamato "L’Arena Verde", dedicato all’agricoltura, all’ambiente e all’alimentazione.

Non sono comuni, nella stampa italiana, queste iniziative e, per di più, quella del giornale veronese merita tutta la nostra attenzione, per tutta una serie di motivi. Ovviamente il centro di interesse dei servizi è il territorio veronese (in qualche caso quello veneto) e i non-veronesi hanno occasione di imparare cose veramente interessanti (in provincia di Verona si produce, ad esempio, un riso di alta qualità; a Verona e nelle province vicine c’è un Prosciutto che si può fregiare della denominazione di origine protetta veneto, con il marchio del Leone di San Marco, denominato Berico-Euganeo).

Se è naturale che un giornale veronese si ponga l’obiettivo di far conoscere e di elogiare prodotti dell’agricoltura locale (e del Veneto nel suo complesso), non si può non sottolineare come questa operazione sia sempre portata avanti con grande competenza e con specifiche connotazioni culturali, tanto che l’inserto si presenta anche come uno strumento quasi insostituibile per la scuola.

La presentazione del prodotto è infatti accompagnata da un triplice supporto:

  1. la storia, con concise ma esaurienti escursioni nel tempo, a partire dai primi accertamenti nelle cronache,
  2. un riferimento spaziale specifico, cioè l’indicazione del centro urbano che può essere considerato l’"icona" del prodotto,
  3. la cartografia, con la rappresentazione, nelle pagine dell’inserto, della carta dell’area di produzione.

Piace, altresì, il taglio informativo generale della pubblicazione (una messe di notizie a disposizione del lettore, portate con un linguaggio piano e non per specialisti) e l’attenzione alle problematiche dell’ambiente (recentemente l’inserto si è occupato, ad esempio, del problema della tutela della biodiversità).

 

 

Di prosciutto veneto si parla già nelle cronache trecentesche della Serenissima repubblica di Venezia. Tanto che già allora vi era nelle famiglie la pratica di vendere le cosce del maiale, tenendosi il resto dell'animale, e di reperire in questo modo i fondi per comprare il maialino da uccidere l’anno successivo.

L'allevamento del maiale ha sicuramente origini nella notte dei tempi e antica è anche la tradizione di produrre prosciutti nella stessa area in cui ora c'è la denominazione di origine protetta del Prosciutto Veneto Euganeo-Berico. Già nel 1400 era infatti conosciuto il prosciutto di Montagnana che, a quanto pare, faceva spesso bella mostra di sé sulla tavola dei Dogi veneziani.

Per secoli, poi, ha costituito un piatto diffuso specialmente fra nobili e ricchi. E per secoli è andata avanti la tradizione da parte di chi lavorava i prosciutti di fare incetta di cosce di maiale a partire dalla fine di novembre, quando nelle campagne iniziava la rituale macellazione del maiali. Sino a Natale le cosce arrivavano dai salumieri dell'epoca avvolte in lenzuola per poi essere appese al freddo ed all'aria ed essere successivamente salate. Dopo esser rimaste in ambienti freschi sino ad aprile venivano lavate all'aperto in grandi tini ed appese a rastrelliere, se non addirittura alle viti, orientate verso mezzogiorno per asciugarle definitivamente. Tutto questo per ottenere un prodotto che, tutto sommato, sembra non fosse molto diverso da quello attuale, (lu.fi.)

 

 

Se c'è un luogo che meglio degli altri può essere considerato come vera e propria icona del Prosciutto veneto Euganeo Berico, quello è sicuramente Montagnana.

Non è certo un caso, infatti, che sia stata posta qui la sede del consorzio di tutela di questo prodotto e che qui ci sia un'attenzione che è probabilmente superiore a quella degli altri paesi coinvolti nell'area di denominazione di origine protetta per il Prosciutto veneto.

A Montagnana, infatti, non solo da cinque anni si svolge per un'intera settimana del mese di maggio una festa con degustazioni, presentazioni di specialità e piatti particolari ed attività promozionali varie, ma è anche normale trovare locali e ristoranti che pongono tutto l'anno il prosciutto come elemento cardine delle proprie proposte ai clienti. Che siano quelle di uno spuntino come di un pranzo sontuoso.

D'altro canto Montagnana già di suo non è certo una cittadina famosa solo per il prosciutto. Meta turistica importante, la città medievale può infatti vantare una cinta muraria intatta di 2.000 metri con 24 torri esagonali risalente al tempo dei Carraresi, il castello di San Zeno, la Rocca degli alberi in cui ora ha sede un Ostello della gioventù ed una splendida piazza su cui troneggia il Duomo quattrocentesco in stile tardogotico contenente opere pittoriche importanti. Oltre a chiese, palazzi e ville di notevole interesse storico, artistico ed architettonico, (lu. fi.)

 

 

 

torna al sommario