UN FUMETTO

 

3 DIC 2002
Dario Ghelfi

UN FUMETTO PER RICORDARE: GEA E L’ARGENTINA

 

"Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi uccideremo i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, poi chi rimarrà indifferente, e infine uccideremo gli indecisi." Questo è quanto affermava, 25 anni fa, il generale Iberico Saint-Jean, governatore militare della provincia di Buenos Aires. "La Giunta militare argentina, dopo l'ennesimo golpe del '76, volle eliminare tutti i suoi nemici senza che si diffondesse la coscienza di tale annientamento. Fu inventata una strategia rivoluzionaria: niente arresti di massa, niente carceri niente fucilazioni - come nel Cile di Pinochet - o assassini clamorosi, come quelli della Triplice A (Alleanza Anticomunista Argentina). Gli oppositori sarebbero stati sequestrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fatti scomparire. Ebbe così inizio, lentamente e senza clamori, il più grande genocidio della storia argentina. I militari abbandonarono il governo solo nel 1983, non perché costretti dalla mobilitazione delle forze democratiche, ma perché avevano portato a termine il compito.- l'annichilimento di un'intera generazione che voleva modificare le strutture del Paese".

Così leggiamo nella seconda di copertina di Gea, "La crociata di Clive". Gea è la protagonista dell’omonimo fumetto; è un’adolescente che svolge la funzione di "Baluardo, una sorta di "sentinella che vigila sull’intrusione di esseri alieni provenienti da altri piani di esistenza"; a parte questo, conduce un’esistenza che non è molto dissimile da quella delle sue coetanee, impegnata, tra l’altro, a difendere le proprie virtù (ha l’aria di essere una vergine di ferro) dagli assalti di Leonardo, suo amico intimo, un paraplegico, che vorrebbe farle la festa e che vede tutti i suoi tentativi fallire miseramente, a causa delle reazioni violentissime della ragazza.

Le storie sono del genere "fantasy", ma l’episodio che abbiamo citato ruota attorno al dramma dei desaparecidos, per il tramite degli incubi di cui soffre Clive "un ex ufficiale dei servizi segreti militari … ossessionato dal fantasma di una "scomparsa", una ragazza con cui, per un breve attimo, stabilì un contatto, durante uno dei famigerati "voli" della Marina Militare, prima che venisse lanciata nell'oceano. Quando ciò accadde, "dentro di lui si ruppe il meccanismo militare di spersonalizzazione e disumanizzazione. Per la prima volta egli riuscì a vedere il nemico come un essere umano". Rosa, questo è il nome della ragazza, è un'individualità che emerge, per un incidente del destino, dall'indistinta massa dei "desaparecidos", così scrive nell’introduzione alla sua storia a fumetti, l’autore, che espressamente dichiara di essersi riferito ad altri media, dal libro di Verbitsky, "Il volo", ai film di Martin Scorsese, "Bringing Out the Dead" e di Marco Bechis, "Garage Olimpo".

Nella storia, Clive (che finirà per battersi contro i demoni nemici di Gea, è ossessionato dai ricordi del volo, in cui una ragazza narcotizzata, che stava per scaraventare nel vuoto, aveva inaspettatamente aperto gli occhi e gli aveva detto il suo nome. "Forti" le immagini del genocidio dei giovani argentini, un bell’esempio di come il fumetto possa raccontare anche fatti drammatici.

 

      

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