31 luglio 2003 da Dario Ghelfi

AFRICA E NEOCOLONIALISMO

E’ in gran parte grazie alle editrici minori che in Italia possiamo conoscere gli autori dei Paesi più lontani e chi scrive è felice quando, grazie a loro, riesce ad aprire una breccia nella sua non conoscenza della letteratura del sud del mondo, che è ampia e consolidata.

Di "e/o" abbiamo appena letto lo stupendo libro di Ahmadou Kourouma, Aspettando il voto delle bestie selvagge, ed abbiamo appreso che l’autore, nato in Costa d’Avorio, "In Francia è uno degli autori più letti e premiati degli ultimi anni", e che lì ha vinto importanti premi letterari. Piace segnalare, ora, che un ultimo suo libro si è imposto, finalmente, all’attenzione della critica italiana e che lo si troverà, di nuovo, presso le stesse edizioni "e/o" ("Allah non è obbligato").

Il libro racconta la vita ed un viaggio iniziatici (di iniziazione alla carriera di feroce dittatore africano) di tale Koyaga (desposta di una fantomatica Repubblica del Golfo), che ha iniziato la sua carriera come soldato al servizio delle guerre coloniali della Francia (il "nostro" ha combattuto in Indocina). Prima di reprimere il suo popolo, ne ha represso altri, in nome della Francia, dal cui esercito è stato congedato con il grado di sergente (difficilmente gli indigeni raggiungevano l’ufficialità). Koyaga è un personaggio di fantasia, che rappresenta, però, magnificamente la storia dell’Africa postcoloniale, così ricca di sergenti o di caporali, che con l’indipendenza diventano generali, capi di Stato Maggiore, signori di armate straccione (clochards è il termine utilizzato da "Le Monde Diplomatique" per indicare il degrado degli eserciti africani), in grado però di dominare e spargere il terrore su popolazioni analfabete ed abbruttite dalla miseria.

 

Sono possibili tre tipi di lettura del libro di Kouruma: una puramente letteraria, una antropologica ed una squisitamente politica.

La letteratura

La scrittura di Kouruma é contemporaneamente "truculenta, crudele, poetica, sembra un francese arricchito dal canto dei griot, i cantastorie africani"1. C’è una voce "fuori campo" che accompagna lo svolgersi degli avvenimenti, un cantore (il sora), accompagnato da un apprendista, una sorta di saltimbanco, che suona il flauto (e che interviene a dare spiegazioni, quando è necessario), che è chiamato répondeur. C’è un gioco continuo ed alterno tra una prosa perennemente incline alla satira e una lingua violenta e dura. La prima trova i suoi punti di eccellenza quando l’argomento investe la politica del neocolonialismo o della supposta emancipazione dei nativi:

Le micidiali conquiste … [dei colonizzatori] … vanno avanti fino al giorno in cui gli europei si ritrovano … di fronte a qualcosa di insolito e inatteso, che non veniva citato nei trattati degli africanisti che fanno da breviari agli esploratori. Si trovano di fronte agi uomini nudi … Senza organizzazione sociale. Senza capo. Ogni capofamiglia vive nel suo fortino e l’autorità del capo non va oltre la traiettoria della sua freccia. … Selvaggi tra i selvaggi … sono arcieri feroci. Bisogna occupare un fortino dopo l’altro. I territori sono vasti, montagnosi inospitali. Compito impossibile … I conquistatori fanno appello agli etnologi … Gli etnologi consigliano ai militari di aggirare le montagne e di continuare le conquiste vittoriose e sanguinarie nella savana tra i negri vestiti, i negri organizzati, gerarchizzati … Sta ai missionari inventare un modo per comunicare con gli uomini nudi, evangelizzarli, cristianizzarli, civilizzarli. Renderli colonizzabili, amministrabili, sfruttabili …

o della dignità acquisita con l’indipendenza:

Le popolazioni accolgono con entusiasmo un tour di Koyaga … Le donne dei primi villaggi si erano accontentate di liberarsi di fazzoletti, camiciole, e vari indumenti. Per cambiare, per superare queste donne, quelle del villaggio seguente si presentano svestite ma pur sempre con le mutande. Nella tappa successiva le mutande cadono. E ti ritrovi trascinato da gruppi di donne completamente nude. Non indossano altro che un giro di perle intorno ai fianchi. "Le donne paleo, le quali dopo l’indipendenza sono state obbligate – poiché le donne dei popoli indipendenti non possono avere il sesso all’aria – a coprirsi il sedere, sopportano male il pagne. Vollero approfittare dell’occasione per ritrovare la nudità originaria e tribale" …Rapidamente viene ricordato che indossare il pagne è obbligatorio. Ci sono giornalisti stranieri. Le cittadine di una repubblica indipendente devono evitare di farsi fotografare con il sedere nudo …

La lingua è, invece, truculenta, quando commenta le azioni violente dei protagonisti:

Il grande iniziato Fricassa Santos2 cade a terra e rantola. Un soldato lo finisce con una raffica. Altri due si chinano sul suo corpo. Sbottonano i pantaloni del Presidente, lo evirano e gli ficcano il pene sanguinolento tra i denti. E’ il rituale dell’evirazione. Ogni vita umana porta in sé una forza immanente. Una forza immanente che vendica la morte attaccando il suo assassino. L’assassino può neutralizzare la forza immanente evirando la vittima …

Koyaga, flemmatico saltò dalla finestra con una daga. Malgrado le urla del nuovo generale, il maestro cacciatore lo evirò – un non circonciso deve essere evirato vivo - … Tre fucilieri aprirono la bocca del Presidente del Comitato3. Tu, Koyaga … gli hai ficcato il pene e i testicoli sanguinolenti nella bocca spalancata …

… si trovò di fronte Koyaga … Una mezza dozzina di fucilieri accorsero, lo circondarono, ordinandogli di chiudere la bocca. Piangendo, tacque. Le sue labbra tremavano come il sedere della capra che aspetta il caprone. Con calma i fucilieri spogliarono il Presidente; anche lui non era circonciso. I non circoncisi vengono tutti trattati alla stessa maniera. Koyaga procedette immediatamente all’ablazione del pene e alla sua introduzione insieme ai testicoli sanguinolenti tra i denti di Tima, nella bocca tenuta aperta dalle mani di ferro di due ilari fucilieri … Un uomo evirato cessa di essere un maschio; diventa una carogna di uomo, preda degli avvoltoi. Un maestro cacciatore non si abbassa ad interessarsi di una carogna. Koyaga abbandonò il Presidente dell’Assemblea ai suoi licaoni e se ne andò ..

senza abbandonare, del tutto, una sua tragica ironia :

Il capitano Sama4, tuo genero, viene ripescato nella laguna, morto per annegamento. Ha una pesante pietra legata alle ginocchia. Ufficialmente è stato lui stesso a legarsi la pietra alle gambe prima di buttarsi in acqua, di suicidarsi per la vergogna. "Ma prima si è evirato. Si è evirato da solo. Nessuno l’ha visto mentre si amputava prima del suicidio"…

L’Imperatore voleva che il colonnello, prima di crepare, bevesse la sua urina e mangiasse i suoi escrementi – era la regola. Zabam era l’ufficiale che, a capo degli allievi ufficiali della Scuola nazionale d’amministrazione, aveva portato a buon fine il golpe che aveva fatto dell’uomo del totem iena un capo di Stato. Era dunque un grande amico dell’Imperatore, il suo primo compagno … Era comprensibile che lo torturasse e lo condannasse a morte …

L’antropologia

L’Africa di Kourouma è popolata di stregoni e di maghi; la madre di Koyaga, Nadjouma, ne è una potentissima rappresentante ed assieme al marabutto Bacano Yacouba, è l’anima nera del regime del figlio (è grazie ai loro sortilegi che Koyaga sfugge ad innumerevoli attentati). Il regime di Koyaga (come le altre dittature descritte nel libro) si regge, a livello internazionale, grazie alla guerra fredda (ovviamente Koyaga e gli altri dittatori sono filo-occidentali): ogni avversario politico, ogni nemico personale viene spietatamente eliminato in nome di un anticomunismo di facciata, inutile, perché non esistono, di fatto comunisti.

C’è, dunque, per Koyaga (ma anche per tutti gli altri feroci dittatori che incontra nel suo viaggio iniziatico, nel corso del quale riceve innumerevoli consigli su come mantenersi al potere) la copertura della magia: ognuno ha un suo totem e quello di Koyaga è il falco. La storia di Koyaga (cui si accompagna quella del suo fedele consigliere, Maclédio, una storia nella storia) altro non è che una saga, costellata di interventi straordinari, che, di tanto in tanto, Kouruma irride. Quando, ad esempio, l’aspirante golpista arriva in treno nella capitale, per organizzare il colpo di stato. La polizia lo aspetta alla stazione, ma il "nostro" individua gli agenti:

Con calma si guarda attorno nel vagone e nota seduto di fronte a lui un hausa, mercante di polli, con tre panieri nei quali schiamazzano le galline. Koyaga recita una delle preghiere magiche che il marabutto gli ha insegnato: si trasforma in un gallo bianco. L’Hausa vede il gallo sotto il sedile; crede sia scappato da uno dei panieri. Acchiappa deciso il gallo e lo richiude nel paniere. Scende sul binario ed esce dalla stazione passando davanti ai poliziotti in borghese con tutto il suo pollame. La versione dei fatti che sostiene che Koyaga sia sceso dal treno travestito da mercante di polli hausa non è credibile; c’erano troppi poliziotti perspicaci all’arrivo del treno …

E, poi, disseminati nei capitoli proverbi africani, decine e decine di proverbi che vanno a costituire una vera e propria enciclopedia della saggezza popolare africana.

La politica

E’ la lettura che l’autore sembra proporre maggiormente, quando delinea immaginarie repubbliche ed immaginari despoti, che fanno da specchio a personaggi reali, storici, alcuni dei quali riconoscibilissimi.

Il Paese dei Due Fiumi, ricalca la Repubblica Centroafricana o, meglio l’Impero Centroafricano, considerato che il suo dittatore (l’uomo dal totem di iena), Bossouma (tra l’altro abbastanza simile al reale Bokassa e il cui nome è tutto un programma, dato che significa "puzza di peto") si autonomina Imperatore.

La Repubblica del Grande Fiume altro non è che il "vecchio" Zaire. Il suo dittatore (l’uomo dal totem di leopardo) rimanda, senza dubbio alcuno, a Mobutu (anche il villaggio natio del primo, Labodite, richiama quello del secondo, Gabonite).

Il Paese del Gebel e della Sabbia: la storia del suo dittatore (l’uomo del totem dello sciacallo) è la storia del Marocco, dall’occupazione francese, all’esilio di Mohammed V, dall’Indipendenza, al regno di Hassan II. Di quest’ultimo Kourouma ripercorre tutta la vita, dalla fortunosa sopravvivenza ai due tentativi di colpo di stato (dei cadetti e degli aviatori), alla sua politica sul Sahara ex-spagnolo, alla sua vocazione alla repressione, al servizio dell’Occidente: "Ogni volta che un popolo in Africa si ribellava contro il suo oppressore, il re prelevava un distaccamento delle forze che combattevano contro i partigiani del Sahara e lo mandava a reprimere la rivoluzione"5.

A conclusione, il difficile "riciclaggio" di Koyaga, dopo l’obbligato passaggio al multipartitismo, voluto dall’Occidente e dal Fondo Monetario Internazione, quando la copertura dell’anticomunismo non serve più, dopo la caduta dell’Unione Sovietica. La scolarizzazione di massa che crea disoccupati, perché nessuno vuole più lavorare e che ingrassa le file dei ribelli, la rivoluzione, l’anarchismo dei mille movimenti e dei mille partiti ed il "disincanto", l’intervento dell’esercito che rimette ordine ed il ritorno "democratico" del vecchio dittatore, rinnovato padre e salvatore della patria. Il migliore dei mondi possibile, in tempi di globalizzazione unipolare.

 

1 A. Kourouma, Aspettando le bestie selvagge, Roma, e/o, 2001. Quarta di copertina.

2 L’unico Capo di Stato, tra quelli tratteggiati nel libro, che non sia un fantoccio nel neocolonialismo.

3 Si tratta del regolamento dei conti tra gli autori del precedente colpo di stato, con il quale il "nostro" Koyaga si impadronisce del potere eliminando i complici.

4 E’ il protagonista di uno degli innumerevoli attentati contro il dittatore.

5 A. Kourouma, cit.

 

 

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