12 agosto 2009

da Dario LA BALIA

 

La balia

 

 

Siamo fedeli lettori delle avventure del commissario Charitos, il celebre personaggio creato da Petros Markaris. Ci piace per tutta una serie di ragioni, una delle quali potremmo definire “geografica” (un sapere, la geografia, che ci è particolarmente “caro”): il “nostro” commissario nel corso delle sue indagini non fa che percorrere incessantemente le strade e i viali di Atene, con la sua mitica e fedele Fiat “Mirafiori”, ormai un vero e proprio pezzo da museo; tutti  i percorsi sono specificatamente descritti ed ogni libro dovrebbe essere letto, con fianco, aperta, una mappa di Atene. Questa volta non c’è Atene ma Istambul o meglio Costantinopoli, ovvero “La Città”, che Costantinopoli  è la “città” per antonomasia per i greci (e c’è un bel personaggio, un vecchio militare in pensione Despotopoulos, compagno occasionale di viaggio, che vagheggia un’impossibile riconquista). 

Charitos è nella “città”,  in vacanza, e noi sappiamo già, che il suo padre letterario proprio lì è nato (Petros Markaris, La balia, Milano, Bompiani, 2009).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Charitos si muove, nei vari quartieri (da Tarbalasi a Taskim, da Fener  = Fanari  a Beyoglu = Pera, da Feykoi a Baluklì, da Terapia a Laleli, passando e ripassando per l’ Ataturk Boulevard), con un auto della polizia turca (è diventato una sorta di agente di collegamento, in seguito ad un’indagine che coinvolge una cittadina greca), perché  Adriana  si è rifiutata di andare ad Istambul con la “loro” Mirafiori. I due coniugi sono arrivati nella “città” in gruppo, ed in aereo.  In realtà la topografia della città dove si svolgono le vicende narrate  è una sorta di “topos” nelle storie del “nostro Commissario”, così come lo è la consultazione del vocabolario, che lo ha reso famoso (e che qui, inaspettatamente non compare, ma il commissario era in vacanza, in terra turca, e non si aspettava certo di essere coinvolto in indagini), così come lo è il viaggio con la Mirafiori (di nuovo qui ovviamente assente, visto che si è arrivati in aereo), così come sono i rapporti con il suo superiore diretto, sua croce e delizia, il famoso Ghikas.

         Nonostante le varianti, restiamo comunque sempre nell’ambito di quell’atmosfera che ha conquistato i lettori: non c’è indagine che tenga e che lo isoli dalla vita familiare, le cui vicissitudini abbiamo seguito fin dalla prima storia. A parte i continui litigi con la moglie Adriana, che ogni lettore attende con ansia, per via della rassicurazione che forniscono (non possiamo non collegarci all’immancabile salita di Nero Wolf alla serra delle orchidee, un appuntamento che nessun delitto può cancellare o posticipare); questa volta la vicenda familiare di sfondo (che è poi quella stessa che ha determinato il viaggio-vacanza ad Istambul) è stato il matrimonio dell’adorata figlia Caterina con Fanis, il fidanzato con il quale convive già da anni e che è anche, nella sua qualità di medico cardiologo, il “sorvegliante cardiopatico” di Charitos. Caterina è una ribelle (Charitos dice che padre e madre non sono mai riusciti ad imporle qualche cosa e che sempre sono stati costretti a recepire le sue “encicliche”) ed ha voluto sposarsi con il solo rito civile, causando conseguentemente grande scandalo presso i suoceri, lo sconforto di Adriana e anche la disapprovazione del commissario, che, per la prima volta, sembra opporre resistenza alla volontà della figlia. Ne “La balia” non assistiamo direttamente a questi fatti, che ci sono via via resi noti nel corso dello svolgersi dell’indagine e che ci accompagnano sino alla fine, perché poi Caterina si “pente” di aver creato tanto scompiglio e comunica che ha intenzione di procedere con un successivo matrimonio religioso, cosa che scatena l’attivismo di Adriana, che si mette a saccheggiare i negozi della “città” per acquisti, ritenendo Costantinopoli assai più a buon mercato di Atene.

Ovviamente le vicende familiari si intrecciano con quelle della detection, con la consueta scrittura piana, calibrata, che non impedisce a Markaris di affrontare temi di scottante attualità, come quello delle minoranze, che sempre subiscono la discriminazione ad opera della maggioranza “di turno”.

Chi parla, qui, è Murat Saglam, il collega turco di Charithos, che ha fatto parte della polizia tedesca, quando viveva in Germania e che in quel contesto ha sentito sulla sua pelle il fatto di non appartenere alla nazione tedesca. E si coglie, nel racconto, anche l’occasione di parlare della delicata questione del velo islamico.

Charitos è invitato a cena casa del collega; si presenta sua moglie Nermin

 

“Ci aspetta una bella donna di trentacinque anni, bruna, magra, di altezza media, dagli occhi neri e leggerment5e a mandorla … L’unica cosa che male si accosta a tutto questo è il foulard che le copre la testa …” “La colpisce il velo che indosso, ma cerca di non farlo vedere, am I right mi chiede ridendo Nermin. “O piuttosto si chiederà com’è che una donna che ha studiato computer graphic in Germania, parla tedesco e inglese e lavora in una grande industria porta il velo?” La spiegazione: “ … avevo una collega greca … mi ha raccontato una storia. Sua nonna era una rifugiata politica ed aveva vissuto molti anni in Russia, a Mosca. Un giorno arriva a casa una sua vicina russa, sconvolta e in lacrime. “Non ne parlare, ci è successa una cosa terribile. Mio figlio Sergej è andato a farsi battezzare. Sai cosa significa questo? Che non potrà studiare, non riuscirà a trovare un buon lavoro, vivrà come un paria in Unione Sovietica. E sai cos’è il peggio? Mica l’ha fatto perché è credente, ma per opporsi al sistema” Dopo aver ascoltato questa storia, la sera stessa, finito il lavoro, sono andata a comprare il velo e l’ho indossato. Da allora non l’ho più tolto. Non chiedermi se l’ho messo per fede o dissidenza, perché non saprei rispondervi …”  “Il velo di mia moglie è stata la causa della nostra partenza dalla Germania … Capisci cosa significava tutto questo per me? Un poliziotto tedesco la cui moglie porta il velo? Sai, in Germania danno la responsabilità del velo al padre o al marito; è lui che opprime la donna e che la obbliga ad indossarlo. Come avrei potuto persuaderli che Nermin l’aveva deciso da sola …” … “Sono cresciuto nella minoranza turca in Germania. Ogni volta che un turco ammazzava, rubava o menava qualcuno, ci andava di mezzo la comunità, perché cui ritenevano tutti uguali … Non puoi capire il senso di insicurezza, la paura che uno porta dentro di sé, l’odio che può scoppiare da un momento all’altro, al minimo pretesto. Nessuna maggioranza ha mai capito le minoranze. Per questo io capisco i romei meglio di te …”

 

 

Ma la vera comunità di cui si parla, la protagonista dell’intera storia è quella dei Greci nella “città” e nel Ponto, le vittime di quello che può essere chiamato il genocidio greco. Ed è davvero sconvolgente che in un Paese come l’Italia, dove quasi tutti, almeno una volta nella loro vita, sono stati in vacanza in Grecia, praticamente nessuno ricordi gli avvenimenti del 1915-1922 (tanto che il traduttore sente il bisogno di far precedere la storia da una breve nota storica esplicativa).

Da parte nostra, noi ricolleghiamo questa alle precedenti recensioni del “La fattoria delle allodole” e de “La strada di Smirne”, per chiudere, in certo qual modo,  il cerchio su questa tragedia dimenticata e che, tra l’altro, non si riferisce ai soli drammatici fatti della prima guerra mondiale e della successiva guerra greco-turca, ma che ha continuato per decenni ed è arrivata fino quasi ai nostri giorni.

Diverse sono le tappe della violenza sui greci e  del conseguente esodo dei superstiti, da quelle terre che abitavano da migliaia di anni:

 

1. Prima guerra mondiale e successiva guerra greco-turca: 1915-1922;

2. Governo Inonu: imposizione della Varlik, la tassa sulla proprietà che fu imposta nel 1942 in piena seconda guerra mondiale per defraudare le minoranze 

“ … Se non avevi di che pagare ti confiscavano la proprietà, e gli uomini li spedivano ai lavori forzati …”

From 1942 to 1944 Turkey collected the controversial Varlik Vergisi, a wealth or capital tax exclusively collected from the non-Muslim population, i.e. the Greek, Armenian, Jewish minorities”  (Turkey during Word War II);

3. Il pogrom di Istambul, provocato dal Primo Ministro turco Menderes: 1955;

4. 1963-64. Recrudescenza della questione cipriota. Invasione turca di Cipro, 1974.

 

“Oggi, la minoranza greca in Turchia viene valutata intorno alle 10.000 persone. A Istambul  Una città che arriva a 15 milioni di abitanti, si calcola che i greci siano tra i 2.000 e i 2.500” (nota del traduttore).

 

L’occasione per parlare di questi fatti, di fare storia, ci è fornita dalle azioni di un’anziana, di una vecchissima donna del Ponto, che dalla Grecia ritorna nella “città” a “chiudere i conti”, con “tyropite” (torte di formaggio), “cariche” di un micidiale veleno, il paration etile.      Maria Hambou,  è, infatti, una profuga dal Ponto Eusino, prima a Costantinopoli nel 1922 (“ … la grande catastrofe del 1922 …), poi in Grecia

“ … abitavamo a Trebisonda … Lambros aveva un ottimo posto … Ad un certo punto, però, gli è venuta la mattana di liberare il Ponto ed è andato in montagna. La colpa era di Konstandinidis, ovviamente, che gli aveva fatto una testa così con la “Repubblica del Ponto”

 

E’ debilitata fisicamente e ormai prossima alla morte, ma, inspiegabilmente e fortunosamente, è sempre un passo avanti ai due detectives, che non riescono ad impedire lo svolgimento della sua vendetta. Ma al di là delle vicende di Maria, sono il Ponto e la sua tragedia che dominano il racconto, nelle parole rassegnate dei vecchi superstiti che sanno che mai più ritorneranno nella loro terra e che non c’è posto per i greci nella Turchia.

Il Ponto greco era situato nell’area costiera del Mar Nero e si irradiava da Trebisonda, l’ultimo regno bizantino-romano, a sopravvivere ai turchi (i greci sono ancora oggi chiamati “romei” in Turchia, che sempre Bisanzio mantenne ferma la sua  connotazione di impero in continuità con quello di Roma).

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Profughi dal Ponto

 

 


Eccidi nel Ponto

 

 

Rimandiamo ad una serie di interessantissimi filmati, la storia del genocidio del Ponto e dei trasferimenti forzati della sua popolazione (a cui, per verità storica, si accompagnò quella dei turchi che vivevano in Grecia) a cui abbiamo già accennato nelle recensioni de “La masseria delle allodole” e de “La strada per Smirne”.

 

Genocidio

 

http://www.youtube.com/watch?v=LYtE19Xy3kk

storia del Ponto greco 1

http://www.youtube.com/watch?v=LLnYwL9VqnM&feature=related

storia del Ponto greco 2

http://www.youtube.com/watch?v=5UprH6Zgd-s&feature=related

storia del Ponto greco 3

http://www.youtube.com/watch?v=5iuWFiirLpc&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=OOv7mKUN0jw&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=1t75he-PYGY&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=A8yJmVWPN6Y&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=GYzgvexNwiA

http://www.youtube.com/watch?v=vNjzmhHGFQU&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=aKgBVOi91YQ&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=Sp4448r6vEI&feature=related 1° p.

http://www.youtube.com/watch?v=-LjRKDVTRUs&feature=related 2° p.

http://www.youtube.com/watch?v=lywBpudC19o&feature=related 3° p.

http://www.youtube.com/watch?v=ly_01FIjoow&feature=related 4a p.

 

Scambio popolazione

 

http://www.youtube.com/watch?v=BI_ejPZzTHI&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=qGNSnptZo8k&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=BI_ejPZzTHI&feature=related

 

Va infine sottolineato il problema del riconoscimento delle stragi dei greci in territorio turco come genocidio; sappiamo infatti come sia controversa, di per sé, la stessa definizione di genocidio, che tra l’altro, la Turchia non riconosce nemmeno per la strage del popolo armeno. Per quanto concerne il rinascimento internazione del genocidio dei greci del Ponto, va rilevata la presa di posizione di alcuni Stati americani degli U.S.A., laddove sono forti le minoranze greche:

 

1.     ^ Massachusetts Journal Of The House, 18 maggio 2006

2.     ^ Florida HR 9161 - Pontian Greek Genocide of 1914-1922

3.     ^ Pennsylvania A Resolution Commemorating the Pontian Genocide of 1915-1923

4.     ^ Proclamation of South Carolina Governor, Jim Hodges

5.     ^ New Jersey Joint Legislative Resolution

6.     ^ Illinois recognition

 

 

 

ritorna all'indice Ghelfi