8 marzo 2012 

 

Vorrei farmi perdonare l'attacco di retorica che mi ha ispirato l'immaginetta qui sopra presentando un intervento decisamente privo di ogni cedimento alla retorica e ai luoghi comuni sulla donna che tanto ci annoiano in questa ricorrenza.
Chiara Bottura mette in luce la serietà e l'importanza del tema offrendo un quadro storico e un atteggiamento che noi maschietti non possiamo che ammirare.

Beppe


 

Chiara Bottura

 

“Siamo donne: difendiamo la nostra diversità!”

 

Un altro 8 marzo e un altro anno per celebrare quella che comunemente viene chiamata la festa della donna, tra chi, con una certa dose di piaggeria, dice che le donne dovrebbero essere festeggiate tutto l’anno, chi si preoccupa di offrire il sempre gradito dono di una mimosa, chi vi trova soltanto un’occasione di ritrovo per fare qualcosa che normalmente non fa durante il resto dell’anno e tra tutti quegli altri che conoscono il vero significato di questa ricorrenza e intendono attribuirvi il giusto valore.

Non è una colpa l’ignoranza se è nutrita dal continuo desiderio di apprendere. Per quanti vorranno spendere qualche minuto del proprio tempo per conoscere qualcosa in più su questa data che ci apprestiamo a commemorare, io ho fatto una semplice ricerca e con passione ho scritto quanto segue. Tutto quello che rimane lo lascio alle vostre personali riflessioni.

 

8 Marzo, una data simbolica.

Le origini storiche della festa della donna e la scelta dell’8 marzo come data internazionalmente riconosciuta sono ancora in parte confuse e talvolta sono state strumentalizzate a causa della connotazione spiccatamente politica che questo evento ricoprì nel corso degli anni. In particolare il nesso con le ideologie socialiste e il comunismo, i fatti della guerra fredda e il generale oscurantismo politico e sociale degli anni Cinquanta hanno favorito la progressiva svalutazione del vero significato di questa ricorrenza.

A partire dal secondo dopoguerra sono state fatte circolare diverse versioni riguardo alla tradizione dell’8 marzo, tra queste la più diffusa è quella che rimanda all’incendio di una inesistente fabbrica di camicette alla moda di New York, denominata Cottons, che sarebbe avvenuto nel medesimo giorno dell’anno 1908 e che avrebbe provocato la morte di centinaia di operaie. Questo fatto può trovare un riscontro reale nel rogo che colpì la fabbrica Triangle Shirtwaist Company il 25 marzo 1911 a New York, nel quale persero la vita 146 lavoratrici, perlopiù giovani donne provenienti dall’Italia e dall’Europa dell’Est. L’incidenza storica di questo fatto non è trascurabile in quanto evidenzia la grave condizione vissuta in quegli anni dalle donne occidentali, ma da solo non è sufficiente a spiegare un periodo della nostra storia caratterizzato da scioperi diffusi e da movimenti politici che chiedevano migliori condizioni di lavoro per le donne e parità di diritti sociali.

Da una meticolosa ricerca di Tilde Capomazza e Marisa Ombra, ben esposta nel saggio di recente pubblicazione 8 marzo: una storia lunga un secolo (1), è stato accertato che a fissare il giorno delle donne all’8 marzo fosse stata la Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste nel 1921 per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa.

Le due autrici dell’opera dichiarano: “al mito dell’incendio che ha avuto una funzione aggregante agli inizi, abbiamo sostituito la storia di questi soggetti reali che si sono fatti carico per sé e per tutte le donne di un processo di emancipazione e liberazione che deve continuare”.

 

8 marzo. Il percorso storico.

Quella che oggi chiamiamo festa della donna è un’esigenza che nasce all’inizio del XX secolo in seno a due ideologie distinte: il socialismo e il comunismo di matrice europea e il femminismo americano rappresentato dalla classe borghese. Le ragioni comuni erano la necessità di una riconosciuta parità di diritti tra i sessi e la richiesta di una maggiore tutela sul fronte lavorativo, mentre i due movimenti differivano per le motivazioni storiche che li ispiravano e per il fatto che mentre le femministe americane chiedevano l’estensione del diritto di voto alle donne appartenenti alla classe borghese, le socialiste europee chiedevano l’universalità di questo diritto.

La prima occasione in cui vennero discusse tali questioni, in particolare relativamente al basso salario e all’eccessiva mole di orario di lavoro attribuiti alle donne, fu la Seconda Internazionale Socialista che si tenne a Copenaghen dal 18 al 24 agosto 1907 ma la decisione di istituire una comune giornata per la rivendicazione dei diritti delle donne fu raggiunta solo tre anni dopo, durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste. Da questa deliberazione presero avvio numerose manifestazioni, che si svolsero con modalità e tempi che differivano da un Paese ad un altro e che inizialmente stentarono ad assumere il carattere di una ricorrenza e negli anni successivi continuarono a svolgersi solo occasionalmente.

Negli USA, in relazione ad una prima giornata della donna che si era tenuta il 28 febbraio del 1909, in un periodo di frequenti scioperi indetti dalle lavoratrici, queste manifestazioni si svolsero l’ultima domenica di febbraio del 1911. Nel medesimo anno in Europa le giornate della donna ebbero luogo con cadenza diversa a seconda delle relative vicende storiche dei vari Paesi: il 18 marzo in Francia, il 19 marzo in Germania, Austria, Svizzera e Danimarca e ripetute poi Germania l’8 marzo del 1914. In Russia la prima giornata per i diritti della donna fu organizzata il 3 marzo 1913 su iniziativa del Partito bolscevico e fu prontamente soffocata nella violenza dalla polizia zarista.

Altre manifestazioni furono interrotte negli anni successivi dai fatti della Prima guerra mondiale al termine della quale, l’8 marzo del 1917 le donne russe guidarono una grande marcia a San Pietroburgo per la fine della guerra e dei suoi orrori, denunciando anche quelle cause che portarono allo scoppio della rivoluzione. Il 14 giugno 1921 la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, a Mosca, fissò l’8 marzo come Giornata internazionale dell’operaia.

La Seconda guerra mondiale segna un altro spartiacque importante: è nel 1945 che l’Organizzazione delle Nazioni Unite approva, a Londra, la Carta della donna in cui veniva sancita per le donne la parità di diritti e di lavoro rispetto agli uomini.

Altre importanti battaglie segnano il percorso delle donne nella storia. Le frequenti manifestazioni avvenute nel corso degli anni Sessanta, tra cui spicca, nel 1968, lo sciopero di ben 187 operaie cucitrici dello stabilimento Ford di Dagenham che si protrasse per diversi mesi, portarono all’affermazione di quel movimento femminista che farà sentire forte la propria voce nel decennio successivo.

Le Nazioni Unite dichiararono il 1975 come l’Anno Internazionale delle donne e l’8 marzo fu ufficialmente riconosciuto come giornata dedicata alle donne; tale disposizione fu solo parzialmente modificata nel 1977 quando ancora le Nazioni Unite definirono che una giornata per i diritti della donna e la pace internazionale venisse celebrata in un giorno qualsiasi, in accordo con le tradizioni storiche di ciascun Paese.

 

8 marzo, una storia italiana.

In Italia la prima celebrazione per la festa della donna ebbe luogo il 12 marzo 1922 per iniziativa del PCI, la data fu scelta in quanto si trattava della prima domenica successiva a quell’8 marzo che ormai era diventato simbolico per la difesa dei diritti femminili; sempre in quegli anni fu fondato il periodico quindicinale

Compagna.

Nel settembre 1944 l’Unione Donne in Italia (UDI), che riuniva esponenti di PCI, PSI, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del lavoro, aveva fondato il mensile Noi, donne e portava avanti numerose campagne per la salvaguardia dei diritti; ma è solo dall’8 marzo 1945 che si riprenderà a celebrare la giornata della donna nelle zone dell’Italia libera e l’anno successivo su tutto il territorio nazionale.

È proprio in Italia, nel 1946, che viene per la prima volta introdotta la mimosa come fiore simbolo di questa ricorrenza; l’idea venne a Rita Montagnana e Teresa Mattei, attiviste politiche militanti nel PSI, in quanto questa pianta si trovava in abbondanza durante i primi giorni di marzo e per questo poteva avere prezzi più contenuti.

Nei primi anni Cinquanta, in clima di piena Guerra fredda, quando il proibizionismo e la censura sociale si facevano sempre più sentiti, anche le celebrazioni per la giornata della donna furono rese difficoltose: in occasione dell’8 marzo anche distribuire la mimosa o diffondere Noi donne, fu definito un gesto “atto a turbare l’ordine pubblico” e tenere un banchetto per strada “occupazione abusiva di suolo pubblico” (2). Nel 1959 le parlamentari Pina Palumbo, Luisa Balboni e Giuliana Nenni presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto.

Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza

nell'opinione pubblica né un riconoscimento come festa nazionale.

Negli anni settanta l’avvento in Italia di quel movimento femminista che aveva ormai una gran risonanza in tutto il mondo occidentale contribuì a cambiare sensibilmente la situazione. L’8 marzo 1972 a Roma in Campo de’ fiori si tenne una celebre manifestazione durante la quale le decine di partecipanti accorsero sventolavano cartelli espliciti con slogan quali “Legalizzazione dell’aborto”, “Liberazione omosessuale”, “Matrimonio = prostituzione legalizzata” e ancora “L’utero è mio e lo gestisco io”. Tali dichiarazioni risultarono intollerabili tanto che la polizia, abbondantemente schierata per l’occasione, represse violentemente la manifestazione, caricando e disperdendo le donne del corteo.

Negli anni successivi una progressiva ridefinizione della condizione femminile a livello internazionale, soprattutto per opera delle istituzioni, e una nuova sensibilità diffusa sull’argomento porteranno al placarsi dei toni sulla questione e ad un migliore inserimento della donna nella società, benché talune discriminazioni e frequenti casi di violenza anche all’interno della sfera domestica perdureranno ancora a lungo.

 

8 marzo oggi: una conquista da difendere.

Ad appena un centenario dalla proclamazione delle prime giornate della donna lo scenario sembra

profondamente cambiato, tanto che i fatti di quelle donne ci sembrano ormai lontani dalla nostra realtà e celebriamo qualcosa che quasi non ci riguarda più, lo facciamo senza conoscerne le ragioni intrinseche. L’8 marzo è diventato, nell’opinione corrente, un giorno in cui ricordarsi di essere donne significa concedersi solo qualche attenzione in più, staccare un poco dai ritmi e dalle attività che ci occupano in tutti gli altri giorni dell’anno, magari farsi un piccolo regalo per colmare qualche altra mancanza, o uscire con le amiche a fare cose stravaganti, “da uomini”, come puntualmente veniamo indotte a fare dalle pubblicità e dagli eventi organizzati ogni anno per l’occasione. Ma non è forse anche questa una forma di violenza alla quale dovremmo ribellarci.

 

Siamo donne: difendiamo la nostra diversità!

Chi avrebbe ancora il coraggio di innalzare uno slogan ed esprimere il proprio pensiero?

Guardiamo indietro a ciò che altre donne come noi hanno saputo conquistare: diritto al voto, emancipazione domestica, orari di lavoro e salari più giusti, parità di diritti rispetto agli uomini. Traguardi raggiunti con coraggio e determinazione che loro hanno voluto offrire anche a noi. Adesso è nostro dovere non solo difendere queste conquiste ma aprire gli occhi davanti alle ingiustizie che ancora colpiscono le donne nel mondo, mostrare il nostro disappunto, la nostra rabbia se serve e batterci per cambiare le cose.

Non starò a fare un elenco dei problemi che colpiscono le donne nella nostra società e ancora di più nel mondo, rischierei di scadere nella banalità e non è questo l’intento della mia relazione. Non voglio nemmeno dire che tutto il “buono” stia dalla parte delle donne o che le donne siano sempre e comunque vittime di violenze e discriminazioni, tutto ciò accade, e anche spesso purtroppo, ma dobbiamo essere consapevoli che si tratta di un argomento pericoloso che può essere facilmente strumentalizzato.

A questo punto vorrei anche spezzare una lancia in favore dell’altro: abbiamo bisogno dell’amore e della sessualità anche per sentirci più Donne. Che si tratti di amore verso un uomo o verso una compagna, di qualsiasi età ed estrazione sociale, questo è un sentimento che ci appartiene e ci arricchisce e non dobbiamo avere paura di viverlo e di mostrarlo; anche questo può essere un modo di difendere la nostra diversità: avere coraggio.

Lascio aperta la questione all’esperienza personale e al pensiero di ciascuno, solo invito quanti siano arrivati a leggermi fino qui a spendere ora una riflessione su cosa significhi l’8 marzo e magari a dare a questa ricorrenza un significato nuovo e più consapevole, a fare di questo giorno l’inizio di un nuovo percorso attraverso la propria femminilità, nel rispetto di se stessi e degli altri.

 

Compassione, generosità e tenerezza salveranno il mondo.

Il messaggio del Dalai Lama alle donne.

 In questi anni ci troviamo ad affrontare un periodo critico a livello globale, caratterizzato da guerre e rivolte di popoli in diversi Paesi del mondo, da nuovi equilibri di potere e da una profonda crisi finanziaria che coinvolge da vicino l’Occidente mentre, in una dimensione più vicina alla nostra quotidianità, risentiamo dei nuovi equilibri sociali, di un mercato del lavoro improntato alla precarietà e delle difficoltà economiche che ne conseguono. Tutto indica la necessità imminente di un cambiamento che sia quanto più efficace e profondo, per poterci risollevare da una situazione che per certi versi appare apocalittica e ritrovare l’entusiasmo di costruire un futuro e di sognare. Ma per fare questo sembra necessario cambiare radicalmente il nostro modo di approcciarci alla realtà in tutti i suoi aspetti, dal lavoro, alla famiglia, dai rapporti umani all’arte e all’impegno sociale, e proprio quelle qualità considerate tipicamente femminili potrebbero rappresentare una valida risorsa in nostro possesso. Le donne hanno dalla loro parte un’arma che finora non è mai stata utilizzata in un mondo tendenzialmente dominato da valori maschili, è quella della compassione.

Il Dalai Lama, emblema per eccellenza della rivoluzione pacifica, “nell’agosto 2008, durante la sua visita in Francia, si è rivolto a più riprese, in modo mirato e puntuale, alle donne che erano andate ad ascoltarlo” (3)

La prossima sarà l’era della donna! Per sopravvivere il mondo ha bisogno dei valori che la donna incarna. […]

La violenza non è più di moda. Lasciamo che siano i valori femminili a sbocciare nelle nostre società affinché cambino la mentalità delle persone. I dirigenti politici devono assegnare ruoli di maggior rilievo alle donne. È indispensabile per costruire una pace duratura e per il futuro dell’umanità. (4)

Negli ultimi anni l’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha dichiarato spesso di pregare per le donne, riconoscendo in esse le “garanti della continuità dell’umanità” e ribadendo come sia “di vitale importanza diffondere quei valori di cui sono la naturale incarnazione: compassione, generosità e tenerezza” (5)

Le donne dunque appaiono fisicamente più fragili, emotivamente vulnerabili, spesso discriminate o costrette a farsi carico di fardelli importanti come la famiglia, i figli, la casa, un lavoro, ma dalla nostra parte abbiamo anche dei doni meravigliosi che sono la possibilità di concepire una vita, la predisposizione a dedicarci all’altro, uno spiccato senso pratico che ci permette di trovare sempre una soluzione in qualsiasi circostanza, l’innata sensibilità verso ciò che è bello e per la salvaguardia del patrimonio artistico. Non sottovalutiamo le nostre capacità, non arrendiamoci davanti alla possibilità di una sconfitta, ma mettiamoci sempre in gioco per raggiungere i nostri obiettivi e per dare valore ad ogni giorno insieme a chi ci sta vicino: la storia ce lo insegna e l’8 marzo è un’occasione in più per ricordare.

 

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1 T. CAPOMAZZA, M.OMBRA, 8 marzo: una storia lunga un secolo, Jacobelli Editore, Roma, 2009.

2 T. CAPOMAZZA, M.OMBRA, 8 marzo: una storia lunga un secolo, cit. pp. 93 e 95.

3 Catherine Barry, DALAI LAMA. LETTERA ALLE DONNE , Rizzoli, Milano, 2009, cit. p.9.

4 Ibid.

5 Ibid., cit., p. 10.


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