31 dicembre 2010,  Dario Ghelfi: Dieci inverni

  

                                           DIECI INVERNI

“Dieci inverni” di Valerio Miele (al suo esordio come regista), con Isabella Ragonese e Michele Riondino, racconta la sofferta storia d’amore di due giovani, lungo dieci anni, da Venezia a Mosca. Una storia intimista, fatta di piccoli eventi, delle cose della quotidianità e di “insuccessi” nella vita e sentimentali. Un amore che non riesce a fiorire, che non riesce a crescere. Sono, in realtà, dieci anni segnati dall’amore del ragazzo (Silvestro)

        http://www.youtube.com/watch?v=ju4-HE_Ahb8&feature=related

 per la ragazza (Camilla),

      http://www.youtube.com/watch?v=RXOfkCvkLaQ&feature=related

che non riesce ad uscire all’aperto; dieci anni di occasioni non colte, per parole non dette, per orgoglio e per timore. Dieci anni nel corso dei quali entrambi i giovani avranno le loro esperienze, fulminee e superficiali quelle del primo, profonde e coinvolgenti quelle della seconda, che avrà anche un figlio da una relazione, ovviamente sbagliata. L’apparentemente spigliato e dinamico Silvestro, innamorato fin dal primo momento di Camilla, non riesce a proporsi, sbaglia continuamente i tempi, arriva sempre “dopo”, riservandosi, così, anche dolenti umiliazioni. Ma con perseveranza riappare sempre, dopo le “sconfitte” di Camilla.

Presentiamo due “camei-suggestioni” di due attente spettatrici del film. Camilla è maggiormente colpevole della sua (e di Silvestro)  infelicità, perché  “ ... sempre a mettersi in relazioni sbagliate, piuttosto che  ammettere i suoi sentimenti” ; “ … Basta uno sguardo per innamorarsi, ma poi c'è la fase della  conoscenza e della crescita che richiede costanza, comprensione, attesa. Ed è proprio di questo tempo che la mia generazione, spesso immatura e abituata a divorare la vita con voracità, crede di poter fare a meno. Così o si preferiscono amori facili, fatti di infatuazione e nulla più, o ci si ritrova imbrigliati in relazioni sbagliate … [come la preferenza per] … un compagno-padre (il compagno russo della protagonista), piuttosto che faticare nella costruzione di un amore con un coetaneo …”.
 

Pensiamo, così, che il film piaccia anche perché, se non nella misura di dieci anni e di tutte le traversie raccontate, tanti possono trovano assomiglianze con loro attuali o passate “storie” reali.

L’ambientazione, in tutto il film, è compartecipe dei sentimenti continuamente frustrati, dei due giovani; c’è un inverno perenne, sempre al freddo, spostandocisi da Venezia a Mosca (Camilla studia discipline slave). Venezia é quasi sempre ripresa senza la luce del sole, a causa della stagione, certo, ma anche perché spesso è sera o notte. E così succede anche in Russia.

 

 

 Nel film gli eventi precipitano nell’ottavo inverno, quando Camilla confessa di aspettare un bambino e finalmente, proprio quando tutto sembra finito, Silvestro dice di amarla.

Di nuovo i due si perdono di vista, passa altro tempo, non sappiamo nulla della maternità di Camilla, ed ecco che Silvestro viene a sapere che la ragazza ha abbandonato compagno e figlia ed è tornata a vivere con il padre. 

Silvestro raggiunge Camilla, nella casa paterna: l’inverno sembra finire. C’è uno squarcio delle colline venete della Valdobbiabene, e poi, Venezia di giorno (anche se è sempre la Venezia di prima, una Venezia minima, delle piazzette, dei mercatini rionali, dei traghetti; mai la Venezia monumentale, dei turisti).

 

 

 

 

 

La situazione, comunque, non si è ancora “decantata”  e Silvestro, di fronte ad una disorientata Camilla, che gli si offre, nel vano di un’auto, respingerà, lui, questa volta, suo malgrado, gli slanci della ragazza; vuole lei e non un affrettato rapporto sessuale.

Dovrà passare ancora un anno e mezzo, perché i due, finalmente (mai come in questo film lo spettatore ha “tifato” per il lieto fine), si ritrovino e si amino nella vecchia casa di Camilla, dove Silvestro era stato suo ospite dieci anni prima.

Dal punto di vista formale, al di là dell’avvicendarsi naturale delle inquadrature, dei campi che colgono i canali di Venezia o la campagna russa, la macchina indulge particolarmente sui volti, specie su quello di Camilla, una stupenda ed impareggiabile Isabella Ragonese,

 

 

 

 

 

 

 

 

dolcissima e determinata nel contempo, che non recita mai sopra le righe (mentre più movimentata e ribelle è l’interpretazione di Michele Riondino).

Convinti come siamo di quanto sia difficile, oggi, scrivere storie sentimentali, d’amore, senza inciampare nello stucchevole, non possiamo che restare compiaciuti di fronte al racconto di “Dieci inverni”.

Dal punto di vista musicale, il film si giova della collaborazione di Vinicio Capossela, che ha preso parte alle riprese del film ed appare in breve cameo, nel corso del quale esegue dal vivo uno stralcio della sua canzone “Parla piano”,

 

  http://www.youtube.com/watch?v=yDyRCUqRnng

 

che viene anche riproposta sotto i titoli di coda; una canzone di “melodie e parole bisbigliate”.

 

Per il resto, ancora il pianoforte, per la colonna sonora di  Francesco De Luca ed Alessandro Forti, che accompagnano con le loro, ancora  melodie, l’altalenarsi dei sentimenti dei due protagonisti.

                             http://www.youtube.com/watch?v=xoVDu5VtIsA                           

 

 


ritorna all'indice cinemaeno