30 settembre 2011
da Dario


IL GIALLO AL TEMPO DEL DEFAULT

 

          E’ ormai consolidato il concetto che il thriller, il noir, il giallo siano quel genere che in letteratura più si avvicina alla realtà, ai suoi problemi ed ai suoi drammi quotidiani; con uno sguardo impietoso, l’autore descrive sentimenti ed accadimenti, non lasciandosi mai coinvolgere dalla pietà, in un mondo dove dominano le sfumature, dove il bene si mescola al male, dove il vincitore spesso si confonde con il vinto.

          A volte, poi, il lettore si trova, accidentalmente, a leggere quel particolare libro, in quel particolare momento, con una storia che lo colpisce direttamente.

          In questi ultimi mesi non si apre un giornale, non si accende una televisione senza che non si venga investiti dallo stesso tema: la crisi economica, il rischio di default, i Paesi a rischio e, prima di tutti, la Grecia.

          Ed ecco che esce, in Italia, l’ultimo libro di Markaris, uno degli scrittori più amati dal nostro pubblico, con l’ultima indagine del suo celeberrimo commissario Charitos: Petros Markaris, Prestiti scaduti, Milano, Bompiani, 2011

 

 

Charitos, lo sappiamo tutti, è un commissario singolare, tutto casa e indagine; le storie che lo vedono protagonista corrono sempre su due binari: la ricerca dell’assassino/degli assassini e le vicende di casa sua, di sua moglie, la spesso ossessiva Adriana, della figlia Caterina e del genero Fanis. Markaris si comporta come aveva fatto, a suo tempo, Ed Mc Bain (Evan Hunter), l’autore di una saga, che aveva visto accompagnarsi alle innumerevoli indagini dell’87° distretto, le storie del protagonista principale, Steve Carella, della sua famiglia e di tanti suoi colleghi, sullo sfondo di una grande città americana. E così è per il commissario Charitos, che tra l’altro, sempre e continuamente, percorre in lungo e in largo, con la sua vecchia Mirafiori (solo in questo ultimo romanzo, sostituita da una Seat Ibiza, perché c’erano in ballo le nozze dell’amatissima figlia Caterina e Adriana voleva un’auto all’altezza della situazione) un’Atene, sempre e comunque paralizzata da terrificanti ingorghi automobilistici. Charitos si sposta da una strada all’altra, tanto che abbiamo quasi imparato a memoria la mappa di Atene, le sue avventure assumendo, così la connotazione di veri e propri gialli “geografici”.

          In “Prestiti scaduti”, il problema del traffico c’è ancora, anzi la situazione è peggiorata, anche se nessun automobilista si arrabbia più. I blocchi sono all’ordine del giorno, ma tutti sono rassegnati; la novità è che sono determinati dalle continue manifestazioni che segnano la quotidianità della capitale, contro i tagli che il governo impone per far fronte alla crisi; ecco perché nessuno protesta più.

          Ci sono, ovviamente, degli omicidi (decapitazioni, questa volta); il fatto però che gli assassinati siano banchieri, dirigenti di agenzie di rating o di riscossione crediti per banche, aggiunge benzina al fuoco, con un vecchio amico comunista del commissario che vorrebbe, addirittura, felicitarsi con un presunto assassino, fermato dalla polizia, perché accusato dell’uccisione di un primo odiato banchiere:

 

          Ricordo, quando cadde la dittatura e ci facevano andare in

            piazza per l’anniversario degli scontri al Politecnico, che i

            manifestanti ci venivano a gridare in faccia: “El pueblo

            unido jamas serà vencido”. E ora, dopo trentacinque anni,

            il comunista e lo sbirro nuotano, unidos, nella stessa merda.

 

          E’ la crisi a dominare tutta la storia; l’indagine di Choritos  è “dentro” alla crisi, è un giallo “della crisi”. In quasi ogni pagina se ne parla. Era entrata in gioco, nell’”incipit”, anche quando si era trattato di decidere l’acquisto della nuova auto; la scelta era caduta sulla Seat Ibiza, perché prodotta in Spagna, uno dei Paesi P.I.G.S., prime vittime della crisi! Una sorta di solidarietà tra pari. Il racconto, essendo, poi, ambientato al tempo della finale dei campionati europei di calcio (Charitos ed Adriana non sanno nulla di calcio, ma Caterina e Fanis ne sono invece assatanati), vede tutti sostenere la Spagna contro l’Olanda.

 

          Della crisi parlano tutti, anche nell’ambito della polizia:

 

 

          Le voci si accavallano senza tregua. C’è chi sostiene che taglieranno

            completamente la tredicesima, chi invece dice che la dimezzeranno,

            un altro ancora dissente, convinto che taglieranno il venticinque per

            cento a Natale, il venticinque per cento a Pasqua e diminuiranno le

            ferie annuali …

 

laddove la segretaria del comandante Ghikas si fa interprete della rabbia particolare delle donne:

 

 

            “Come si vede che lei è un uomo, signor Charitos. Non sforbiciano

            solo le pensioni. Costringono anche noi donne a lavorare quarant’anni

            prima di raggiungere la nostra sforbiciatissima pensione …E tutto questo,

            poi, avviene in nome dell’equiparazione tra donne e uomini. Ma quale

            equiparazione! … Vuole sapere una cosa? L’equiparazione di una volta

            era più giusta: gli uomini avevano sulle spalle il peso di mantenere la

            famiglia e le donne quella dei figli e della casa. Ora, invece, si dice, che

            l’uomo e la donna condividono entrambi il peso della famiglia, dato che

            sono stati equiparati, ma in realtà le donne continuano a sobbarcarsi il peso

            della gravidanza, della maternità e, come bonus, dell’allattamento … E lo

            sa qual è la ciliegina sulla torta? … Se mio marito muore, la sua pensione

            viene cancellata, non c’è più la reversibilità. Come dire che io mi devo

            sopportare un coglione, me lo devo tirar dietro durante i miei quarant’anni

            di lavoro, per quarant’anni mi farà dannare, gli sfornerò dei figli, mi

            romperà l’anima e mi farà venire il mal di fegato e alla sua morte non

            potrò neanche ricevere la sua pensione come compenso per i danni

            morali e materiali. E questo lei lo chiama equiparazione e giustizia?”

 

            Quando, poi, non si innestino i classici discorsi “antipolitici” della destra:

 

            “E si tratta di misure particolarmente onerose per la società greca.”

            … “La società … Quale società? L’Europa ha scoperto la società

            dopo la seconda guerra mondiale, e solo perché c’era la pressione

            dei paesi comunisti. Erano loro che continuavano a parlare di un

            qualche tipo di società, e l’Europa occidentale ha deciso di inventarsene

            una per limitare il diffondersi del comunismo. Ma nel 1989 la

            società è crollata … e … non abbiamo perso niente” … “La società

            non esiste … Esistono solo i gruppi. Imprenditori che fanno i

            propri interessi, lavoratori che lottano a loro volta attraverso i

            sindacati e le altre organizzazioni che ne difendono gli interessi.

            La società è un’invenzione”.

 

con la feroce reazione di Zisis, l’amico comunista di Charitos

 

          Mi hanno tagliato le indennità e la tredicesima

            della mia pensione di combattente della resistenza …

            sono vissuto o in clandestinità, oppure al confino …

            quando non prendevo botte nei sotterranei della

            Centrale di polizia … Non è tanto per i soldi …

            E’ per l’isolenza. Come ti dicessero: “ D’accordo,

            non è che hai fatto chissà che cosa. Con trecentottantadue

            euro e cinquanta centesimi al mese ti liquidiamo

            e ti è andata fin troppo bene”

 

e con le lapidarie e, ahimé, corrette considerazioni di Adriana:

 

            “Affonderemo, non c’è speranza,” commenta Adriana.

            “Perché?”

            “Perché noi stiamo tutto il giorno a farci domande, mentre questo

            qui ha una risposta per tutto. Quando tu stai fuori a farti domande,

            mentre c’è un altro che ha le risposte per tutto, non puoi scamparla.

            Quindi affonderemo.”

 

            Al centro della situazione c’è l’odio verso le banche, che sembra coprire tutta la società greca; qualcuno arriva a commiserare i poliziotti, prevedendo che con ogni probabilità dovranno impegnarsi a contrastare la gente che “sostiene” gli assassini dei banchieri! Intanto c’è chi affigge manifesti in tutta Atene, invitando la gente a non pagare le rate dei mutui stipulati con le banche; e quando alla televisione un banchiere sostiene che le banche hanno compiuto “la loro missione sociale senza aver nulla in cambio”, è sempre Adriana ad esplodere:

 

            “Scusa, non ho capito bene: ora le banche sono diventate all’improvviso enti

            benefici che compiono una missione sociale? … Non concedono prestiti per

            incassare interessi e guadagnare dei soldi, ma perché sono enti sociali. Ah, ecco

            perché ti scorticano vivo se per caso tardi qualche giorno a pagare le rate.

            Non perché perdono soldi, ma perché ne va della loro opera benefica? …

            Sai qual è il loro motto? “Faccio quel che mi frega,, quando mi frega, e a te

            che te ne frega”” …

 

 

            Il tutto, ovviamente, raccontato senza enfasi, senza retorica, secondo lo stile di Markaris, con larghissimo spazio alle sue vicende familiari (e con i commenti azzeccati di Adriana).

Le indagini vanno avanti e Choritos si avvicina pian piano alla verità, ogni passo puntualmente segnato dalle riflessioni sugli effetti della crisi

 

“Siamo in lutto,” mi risponde

“In lutto?”

“E’ uscito il disegno di legge che equipara la nostra età

pensionabile a quella di tutti gli altri. Pensione a sessant’anni

… “.

Un’altra sberla, dico tra me e me. Ti tagliano le indennità,

ti sforbiciano la tredicesima e la quattordicesima, ora ti scaricano

addosso altri dieci anni per andare in pensione ….[1]

 

Il profilo psicologico dei vari personaggi è, come sempre, accurato e qui sembra accentuarsi, per l’attenzione riservata al comandante Ghicas ed ad uno dei suoi collaboratori Vlasopoulos, che è in crisi, questa volta intima, essendo stato lasciato dalla moglie.

Di nuovo la “geografia” delle azioni del commissario, documentatissima, con la descrizione dei percorsi effettuati, delle deviazioni sperimentate per evitare gli ingorghi, dei posteggi praticati.

Un uomo “della porta accanto”, il commissario Choritos, anche in questi drammatici momenti.

 

 Dario Ghelfi

           


 

[1] Dal che si desume che l’età pensionabile in Grecia era di cinquantacinque anni, almeno nel pubblico impiego, laddove vige o vigeva anche la quattordicesima. Nel disastro attuale sembra ipotizzabile anche un concorso di colpa della Grecia o meglio della sua classe dirigente.

 

ritorna all'indice Ghelfi