30 dicembre 2002

 

 

 

FRAU MONACO


L’AUSTRIA FELIX CHE NON C’E’ PIU’

Studiando la storia è facile osservare che le guerre scoppiano spesso senza che gli uomini che sono al potere le vogliano; inoltre anche i vincitori che hanno dato inizio a una guerra, o l’hanno subita, avevano un fine; la realtà dei fatti ha invece prodotto un risultato completamente diverso. Ne è un esempio la Gran Bretagna che nella seconda Guerra Mondiale si era prefissa di difendere le colonie. Nonostante la vittoria, dieci anni dopo la guerra vittoriosa le aveva perse quasi tutte.

Nella Prima Guerra Mondiale la guerra fu voluta fortemente dalla Germania di Guglielmo II; lo scoppio fu sfiorato più volte, ma non tardò perché l’Austria non avrebbe seguito l’alleato germanico, perché se pure era una potenza, la composizione multietnica dell’Impero di Francesco Giuseppe non dava garanzie per il futuro, tanto più se l’Austria avesse perso. Quindi alla Germania non rimaneva che accodarsi ad una guerra anche locale in cui fosse coinvolta l’Austria, per scatenare una guerra europea che sconvolgesse gli equilibri tra le potenze.

A questa guerra parteciparono quattro grandi imperi che alla fine risultarono perdenti e si dissolsero: quello Russo, il Germanico, l’Austro-ungarico e l’Ottomano. Questi ultimi due fecero di tutto per non entrare in guerra, l’Austria si trovò in guerra quasi trascinata per i capelli dall’ultimatum alla Serbia che essa stessa aveva dato; ma la guerra divenne totale perché Guglielmo II volle gettarvisi.

L’Impero ottomano nell’800 era il grande malato che poco a poco perdette i suoi territori mediterranei e balcanici. L’Austria entrò in crisi quando le teorie romantiche portarono in auge il concetto di Nazione che doveva coincidere con lo Stato. Ma Napoleone aveva ucciso il cosmopolitismo ed era emerso il concetto 
che  ". . . ogni uomo sia libero e pèra della spada l’iniqua ragion" (Manzoni).

Quindi l'Austria perse quasi tutti i domini italiani grazie alla politica antiaustriaca della Francia di Napoleone III e all’aggressione della Prussia del Cancelliere Bismark.

Subito dopo la gruerra del 1866 Francesco Giuseppe si risolse alla divisione dell’Impero in due parti. Ecco che si ebbero due Stati federati sotto una unica Corona, si distinsero la Cisleitania e la Transleitania che presero il nome dal fiume Leitha che divideva i due stati. Ma non era risolto il problema della varie etnie che rimaneva nelle due entità statali: Polacchi, Ruteni, Cechi, Slovacchi, Ungheresi, Sloveni, Croati, Bosniaci, Romeni, Italiani, e Tedeschi.

Dopo la dissoluzione dell’Impero qualcuno vide in questo Ostenreich, (Stato d’oriente) la possibilità di costituire una Mitteleuropa orientale, cioè uno stato che riuscisse a tenere insieme popoli diversi ed amministrarli con moderazione rispettando le esigenze e le identità dei vari popoli.

Quando scoppiò la guerra questa era la realtà ma i soldati delle varie nazionalità non disertarono (a disertare furono pochi reggimenti) al contrario della Russia che nel 1916 aveva più di un milione di disertori datisi alla macchia nei boschi e vivendo di banditismo.

Per l’Austria la morte di Francesco Ferdinando fu una grave perdita poiché nei suoi programmi vi era quello importante di trasformare l’impero in una monarchia federale costituzionale. Gavrilo Prinzip con l’assassinio forse aveva provocato una svolta nella storia senza rendersene conto.

Dobbiamo dire che l’Austria aveva esaurito quella "missione" fondamentale di baluardo europeo contro gli ottomani, ormai cacciati dall’Europa. Va anche valutato se all’inizio della guerra ci sia stato da parte delle grandi potenze l’intento di pervenire all’esplosione dell’Impero Austriaco.Se analizziamo il Patto di Londra dell’aprile 1915 tra Italia e alleati anglo-francesi, salta agli occhi che Fiume città portuale abitata da maggioranza italiana non rientrò tra i territori che sarebbero stati ceduti all’Italia una volta vinto il conflitto. Perché? La spiegazione sta nel fatto che una volta sottratta Trieste agli Asburgo l’Austria sarebbe rimasta senza un grande porto. L’accesso portuale all’Adriatico sarebbe quindi stata Fiume.

I propugnatori e fautori di uno stato Ceco furono Benes e Masarik, che, esiliati, facevano la spola tra Londra e Parigi per ottenere alla fine della guerra uno stato ceco indipendente.

Certamente il risultato finale sarebbe stato diverso se alla morte di Francesco Giuseppe il pronipote Carlo I fosse riuscito nel suo intento di porre fine alla guerra; purtroppo trovò un muro, sia da parte della Germania che da parte degli alleati. Il collasso avvenne improvviso soprattutto per motivi economici e per le rivolte dei soldati; alla fine, visto il risultato della guerra si insinuò nella classe dirigente ungherese e ceca l’idea di ottenere Stati sovrani per i loro popoli.

Le potenze occidentali erano condizionate dall’intento politico del Presidente Wilson. La sua politica di creare degli Stati per i popoli e non Stati calati dall’alto, prevalse in alcuni casi per la volontà dei politici, anche se talvolta questi non conoscevano le reali aspirazioni dei popoli.

Benes e Masarik ottennero la Cecoslovacchia dove i Cechi "sottomisero" gli Slovacchi e ottennero i Sudeti popolati da tre milioni di tedeschi che non ottennero alcuna forma di tutela della loro identità nazionale. Non se occupò neanche la Società delle Nazioni.
Rinacque la Polonia dopo quasi un secolo e mezzo.
La Serbia tramutata in Jugoslavia ottenne Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina.

La Romania si ampliò a est inglobando nel suo territorio due milioni di ungheresi.

L’Europa orientale così suddivisa poneva le premesse di ulteriori esplosioni seppur più o meno lontane nel tempo. Sappiamo cosa accadde ne 1938 per la questione dei Sudeti. La Jugoslavia si frantumò negli anni ’90 e nacquero spesso con grandi violenze Stati sovrani di Slovenia, Croazia, Macedonia, Bosnia.
Ora questi Stati sovrani entreranno nell’Unione Europea per scelta volontaria e vi entrerà anche la Turchia.
L’"Impero defunto" si riaggregherà volontariamente in una Europa che dimentica le follie delle guerre dei secoli passati ma dimostra una cosa: non si può calpestare l’identità culturale dei popoli. Anche la Turchia prima di entrare nella UE dovrà risolvere il problema dei Curdi; se non lo facesse il suo ingresso in Europa sarebbe di molto ritardato.

I principi della nuova Costituzione Europea saranno chiari. Solo così otterremo una entità politica in cui sarà bandito l’uso della violenza contro le minoranze.

Anche le violenze e le varie esperienze del passato hanno molto insegnato.

 

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