30 dic 2002

Umberto
RISOLUZIONE E NITIDEZZA

E’ comune, parlando di immagini digitali, identificare la nitidezza con la risoluzione, espressa in numero di pixel per pollice. Si dice che uno scanner deve risolvere almeno 2400 p.p. per consentire un ingrandimento decente da 24 x 36 mm a 30 x 40 cm; così come si considera che una macchina fotografica digitale da 5 mp sia in grado di fornire immagini molto superiori ad una da 2 mp. Il ragionamento si basa su una premessa validissima ma incompleta, e rischia di peccare per ingenuità.

Come abbiamo già detto in una precedente nota – Nuovi sensori da 5 megapixel – la risoluzione del sensore è solo uno degli elementi che concorrono alla formazione dell’immagine e corrisponde al potere risolvente della pellicola nella fotografia chimica. Come in questa, altri fattori influiscono sul risultato ottenibile: l’obiettivo ed il formato, oltre naturalmente alle condizioni di ripresa ed all’abilità dell’operatore che qui diamo tuttavia per acquisite per comodità di discorso.

Nel caso dell’immagine digitale interviene anche il software di trattamento che trasforma l’immagine da ottica in elettronica.

Se consideriamo gli scanner, possiamo notare subito notevoli differenze qualitative tra i modelli piani, con illuminatore di trasparenti, ed i tipi specializzati nel trattamento di negative o diapositive. A parità di risoluzione ottica del sensore, noteremo che le acquisizioni tramite scanner piano saranno meno nitide di quelle ottenute con un modello specificatamente dedicato al film. La ragione di questa differenza di resa è da riferire all’ottica, che negli scanner per pellicole è normalmente costituita da un valido – e costoso - obiettivo a schema complesso, capace di fornire un livello di dettaglio molto elevato, superiore a quello ottenibile dallo scanner piano.

Nel caso delle macchine fotografiche alla differenza qualitativa dell’ottica si aggiunge anche il formato del sensore. Allo stesso modo per cui nella fotografia tradizionale il grande formato dà risultati migliori del 24x36, nella fotografia digitale le dimensioni del sensore hanno pure la loro importanza, anche se non in misura altrettanto evidente.

Si sono affacciate ultimamente sul mercato – a prezzi da agenzia immobiliare – reflex digitali con sensori da 11 o 14 mp: Contax, Canon e Kodak. Siamo sicuri che tra poco arriverà anche Nikon. I sensori che corredano queste macchine sono di 24 x 36 mm, e sono quindi in grado di utilizzare tutto il campo degli obiettivi prodotti per questo formato. Questi sensori hanno una diagonale di 43,3 mm, contro i 6,59 mm di un CCD da 2 mp. Facendo quattro conti, si ricava che il rapporto tra questi due sensori corrisponde a quello che esiste tra un negativo 24 x 36 mm ed uno di circa 18 x 24 cm. Credo che nessuno, in nessuna circostanza, abbia mai pensato di fare confronti tra fotografie ricavate da questi due formati: sarebbe come paragonare il fascino di Natalia Estrada, o di qualche altra "fidanzata" delle famiglie Berlusconi, con quello della gatta del vicino. "Argento & No" è invece audacissimo e ci prova: non con Natalia Estrada e la gatta, ma con due macchine digitali agli estremi di gamma: la Canon EOS 1 D, con sensore 24 x 36 da 11 mp, e la Canon A 40, con sensore da 2 mp di formato 5,27 x 3,96 mm.

Fortunatamente questo sito non è assillato dalle case produttrici, che sottopongono con insistenza per la valutazione i loro ultimi modelli; deve perciò ricorrere ad una "citazione " dal mitico sito www.imaging-resource.com , che raccomandiamo a tutti calorosamente di seguire e meditare, nella convinzione che chi acquista una macchina digitale, magari costosa, senza aver prima consultato i test di questa fonte – e della consimile www.dpreview.com – deve essere considerato senz’altro matto.

Abbiamo preso dunque le due immagini dello stesso soggetto realizzate da imaging-resource con la EOS 1D e la A 40, le abbiamo rese omogenee ridimensionando la prima da 11 a 2 mp e abbiamo ricavato da ciascuna un particolare al 100% per il confronto.

 

Fig. 1 – EOS 

 

Fig. 2 - A 40

Come si può vedere la differenza qualitativa tra le due immagini, portate ad equivalenza in termini di pixel, permane notevole, anche se non abissale.

Che tale differenza esista è chiaramente determinato dalle maggiori dimensioni del sensore; che non raggiunga tuttavia livelli di inconfrontabilità è spiegabile con la maggiore fittezza di pixel che caratterizza il sensore più piccolo.

Il sensore 24x36 fornisce un’immagine di 4064 x 2704 pixel, con una densità lineare di pixel sul lato maggiore di 113 per mm; ridimensionata l’immagine a 1600 x 1065, la densità scende a 44,4 pixel. Il sensore da 5,27 x 3,96 mm presenta un valore corrispondente di 243 pixel. Questa maggiore fittezza di punti compensa in parte la minore dimensione del formato. Ovviamente se i pixel fisicamente presenti nel formato maggiore sono 113 per mm e quelli del formato minore sono 243, si deve pensare che questi siano più piccoli e quindi, per le ragioni che abbiamo già addotto, più soggetti al disturbo elettronico in condizioni di bassa luminosità. In altre parole, meglio trovare per strada la Canon EOS 1 D che la A 40. Per signorilità, in coerenza con il nome di questo sito, non si formulano ipotesi di acquisto.

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