29 novembre 2009  da Beppe: La famiglia contadina nel modenese
 

 

 

Giuseppe Di Genova e Dario Ghelfi

LA FAMIGLIA CONTADINA NEL MODENESE

Edizioni il Fiorino - Modena

 

La coppia Di Genova/Ghelfi non è nuova a queste analisi storico-antropologiche che esplorano il passato di Modena e provincia con la passione di chi ama la propria terra e il metodo scientifico di chi sa bene come acquisire le informazioni e conosce il valore delle testimonianze dei protagonisti.
I lettori di argentoeno hanno già sentito parlare di loro con accenti di ammirazione (Recensire il recensore? 10 ottobre 2008).

 

Questa nuova fatica della coppia modenese approfondisce con vigore e sincera passione un argomento che, in maniera diversificata per regione, rappresenta uno dei più fecondi temi per lo storico: la vita delle classi umili che coltivavano la terra, fonte della gran parte del reddito nazionale prima della terziarizzazione. Il tema comprende tutti gli aspetti socio-economici e culturali su cui è ancora utile far luce ad uso delle generazioni che non ne hanno avuto alcuna percezione. Infatti, se già la mia generazione che ha appena intravisto la guerra ne ha avuto un vago sentore, i miei figli non hanno la più pallida idea di come si potesse vivere senza telefono, che dico? senza automobile, senza bagno in casa, senza scarpe e con un solo cappotto rivoltato dopo l'uso da parte del fratello maggiore.

Quello che sopratutto piace in questo lavoro è il metodo, vale a dire la concreta importanza attribuita alle testimonianze dei non più tanto numerosi testimoni che ricordano le vicende e le situazioni dell'epoca trattata: sostanzialmente i decenni fra le due guerre mondiali con qualche strascico negli anni '50. Tutta la trattazione è infatti incentrata su una ricca serie di interviste che gli autori hanno collezionato, interrogando parenti, conoscenti e sconosciuti per recuperare qualsiasi ricordo significativo sulle condizioni di vita, il codice etico, i sogni e le speranze dei contadini prima della grande trasformazione della società della seconda metà del secolo; una particolare attenzione è data anche alle condizioni della donna.

 

 

Il secondo motivo di apprezzamento di questa opera  è l'ampiezza di orizzonti, la completezza cioè dell'analisi socio-economica proposta: dall'alimentazione alla religione, dalle feste alla medicina alla condizione giovanile, all'urbanistica, alla gerarchia familiare, tutto illustrato e documentato con completezza, addirittura con una certa esuberanza, penso alla appendice sull'Hotel Katia, interessante ma magari un po' periferico rispetto al territorio esaminato. Vien da chiedersi quanto tempo ha richiesto la raccolta di un tal numero di informazioni, la consultazione dei testimoni, la selezione, catalogazione, trascrizione del materiale.
E' certo un impegno meritevole del massimo encomio.

 

 

Ultimo, ma non marginale motivo pregio del libro è indubbiamente lo stile letterario di questo lavoro a quattro mani; un centinaio di pagine che si leggono d'un fiato; ebbene sì, fa una certa impressione usare per un saggio di storia un lessico che si addice più a un romanzo che a una trattazione di questo tipo, ma non ho dubbi: questo volume si legge con piacere e, come raccomanda la migliore didattica, regala il piacere di imparare.

Chi, riconoscendo nella firma di uno degli autori uno dei più assidui collaboratori di argentoeno, osasse insinuare una mia compiacente benevolenza in questo giudizio, accolga la mia sfida: legga il libro e si convincerà della mia inattaccabile oggettività.

Unico appunto, imputabile direi più all'aspetto editoriale che alla cura degli autori, la mancanza di note al testo; mi sembrerebbero un complemento indispensabile molti riferimenti ai testimoni, alle località citate, qualche traduzione in più delle locuzioni dialettali, eccetera. C'è addirittura un caso (pag. 21) in cui parlando di cibo si cita una fantomatica "nota 33" di cui non trovo traccia.
In ogni caso un lavoro di grande interesse, molto completo e incredibilmente gradevole. Un testo che, per riprendere il tema accennato più sopra della ignoranza delle giovani generazioni, sarebbe un indispensabile complemento in una Scuola capace ancora di formare dei cittadini; sono blasfemo se auspico una Scuola pubblica in grado di fare pedagogia?   

Beppe

 

ritorna all'indice "parole"