29 agosto 2004

 

Dario Ghelfi

 

SI E’ SUICIDATO IL CHE

 

         E’ uscito il terzo volume, con la terza avventura del “Commissario Charitos”, uno straordinario “Maigret” greco (così è stato definito dai critici): Petros Markaris, Si è suicidato il Che, Milano, Bompiani, 2004.

 

 

 

Siamo contenti, perché la seconda avventura non era finita tanto bene, con il nostro che si beccava in pieno petto una pallottola e non si capiva bene se sarebbe morto o meno.

Charitos è un personaggio singolare, disincantato, caparbio, che si dibatte tra delitti e burocrazia e che mostra stima unicamente per un vecchio comunista, cui ricorre, di tanto in tanto, quando si trova in difficoltà. Poco conosciuto nel nostro Paese sta avendo un successo che, grazie al tam-tam dei lettori, prevediamo sarà  travolgente.

In queste note vogliamo fermarci su due connotazioni che fanno del Commissario Charitos un personaggio singolarissimo, nel panorama del giallo: l’ambientazione geografico-climatica, la sua passione per i dizionari e la sua vita privata (o meglio, familiare).

Charitos si muove ad Atene, con i mezzi pubblici, con una vecchia e scassatissima auto italiana (una Mirafiori) o occasionalmente su auto di altri. C’è sempre, in tutti i suoi romanzi, una descrizione accurata dei percorsi che deve effettuare per arrivare in quelle determinate località, dove si rende necessaria la sua presenza, in un continuo slalom tra ingorghi del traffico e caldo feroce. Anche in questo ultimo romanzo non si contano i nomi delle strade e dei quartieri (“ … Mentre scendo per la Octaviou Merlié per svoltare sulla Ippokratous e uscire così sulla Sòlonos … mi dirigo verso gli uffici della “Europublishers” che si trovano in via Omirou, tra la Skoufà e la Sòlonos. Risalgo la Skoufà … Fanis era dell’opinione di non passare da Stavros, ma da Pendeli, e quindi di attraversare l’ex pineta di Dionysios, ora ridotta a carboneta, per piombare su Nea Makri e quindi, da lì, proseguire per Vranàs … Fanis osserva che se avessimo seguito la strada Mesoghion-Aghias Paraskevìs-Stavròs …”), ovviamente accompagnati da continui riferimenti al clima terrificante dell’Atene estiva (“ … non si muove una foglia e già alle dieci si sentono i grilli … ho posteggiato la Mirafiori proprio sotto il sole. Il sedile è come la pentola di coccio rovente su cui mia madre mi faceva sedere perché mi passasse il raffreddore. Tocco il volante, mi ustiono … Il caldo è tornato e ha tutte le intenzioni di arrostirci vivi … Quando a Calandri fa caldo ad Ambelòkipi si arrostisce. Quando si va arrosto a Ambelòkipi, la Acharnòn ribolle. E quando ribolle l’Acharnòn, la Dekelias brucia …”. Leggendo le pagine di Markaris, “sfogliamo” la mappa di Atene e siamo edotti dello stato del clima della città: siamo di fronte ad un vero e proprio giallo cartografico.

Singolarissima caratteristica di Charitos , poi, quella di leggere i dizionari. E’ vero che di tanto in  tanto acquista anche dei giornali (ma è piuttosto un assiduo, per quanto disincantato telespettatore), ma la sua passione sono i dizionari e si ferma continuamente a leggerne quei lemmi che si raccordano con la situazione che sta vivendo (in genere all’inizio del capitolo, quando riflette su quanto gli è accaduto).

Ed infine la vita familiare. Ha una moglie, Adriana (brava in cucina a preparare piatti che lo prendono per la gola), sempre pronta a lamentarsi delle sue assenze. La sua presenza pervade tutto il racconto (specie in questo romanzo, in cui approfitta, nelle prime pagine, della convalescenza del marito, per gestirne la vita); è invadente,  ma aspettiamo le sue intrusioni C’è, poi, la figlia Caterina, una brillante studentessa di legge, che vive a Salonicco e di cui il commissario è letteralmente innamorato; ha un fidanzato, tale Fanis, un giovane medico cordiale e sempre di buon umore che diventa ben presto amico del nostro commissario.

E sullo sfondo un’Atene vivissima, dai colori reali, con i suoi problemi e con i suoi innumerevoli personaggi; una conferma, una volta ancora, di quando si possa imparare di un Paese, di una città, da un buon libro.

 

 

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