Una nuova “entry” per il nostro sito. Valentina Bosi, giovane studentessa universitaria (laureanda) di SOC (Scienze sociali per la ricerca e le istituzioni) all'Università degli Studi di Milano.

 

28 ottobre 2010   Valentina Bosi

 

 

La Sarrasine

1992

Paul Tana

 

Starring Enrica Maria Modugno, Tony Nardi.

 

 

Spesso la produzione letteraria, cinematografica o teatrale offre a tutti noi la possibilità di approfondire tematiche attuali, rendendo di più facile lettura dinamiche sociali complesse o al contrario impedendoci di formulare giudizi superficiali delle stesse. A tal proposito l’opera cinematografica La Sarrasine, uscita nel 1992 e frutto di una collaborazione tra lo storico Bruno Ramirez e il cineasta Paul Tana non vuole essere il semplice racconto (di un΄ingiustizia subita dal protagonista), condito di violenza e razzismo, ma descrivere come un processo di aperture verso l’altro, non sia in effetti semplice e lineare, ma porti con sé difficoltà e incomprensioni. L’obiettivo del film è quello di mostrare la possibilità di un luogo di incontro nei rapporti interpersonali e intergruppo: «un ailleur qui est peut-être le nôtre, un produit de deux culture qui nous ont façonnés » ( Scénario de La Sarrasine de B. Ramirez et P. Tana, p.1) tra comunità immigrata e comunità di accoglienza.

Siamo nel Québec della fine del secolo scorso. Uno dei protagonisti, Giuseppe Moschella, un sarto di origine siciliana immigrato a Montrèal con la moglie Ninetta, ferisce a morte Thèo Lamieux, durante una rissa scoppiata per futili motivi. L’origine della rissa deriva infatti da un battibecco sorto tra Pasquale, inquilino di Giuseppe (i due coniugi siciliani hanno infatti una pensione della quale si occupa per lo più Ninetta) e Thèo Lamieux, genero del cliente di Giuseppe, Alphonse Lamoureux.

L’incontro tra due culture, quella italiana e quella chebechese, avviene nella casa di Giuseppe. In particolare notiamo una comunicazione caratterizzata da scambi di complimenti, espressioni di desiderio di avvicinarsi alla cultura dell’altro, manifestazioni di apprezzamento, che lasciano intendere un rapporto di massimo rispetto e di sincera amicizia tra il sarto e il suo cliente Alphonse Lamoureux. Significativa in tal senso è la prova d’abito allo specchio. Entrambi visibilmente soddisfatti, sembrano infatti fondersi in una scena che pone l’accento sull’integrazione del proprio contrario e l’accettazione dell’alterità. In questo contesto di armonia, sembra completamente fuori luogo l’episodio rappresentato dal teatro di marionette in cui è impegnato Giuseppe, episodio della Gerusalemme liberata di Tasso in cui Tancredi, guerriero cristiano uccide il saraceno, che si rivelerà essere Clorinda, la donna amata. Questa scena pesa come una profezia che annuncia la tragedia che di lì a poco sarebbe accaduta.

La forza del film consiste nell’essere non soltanto un racconto della relazione tra immigrati e cultura dominante, ma una profonda riflessione capace di condurre verso orizzonti più ampi, approdando ad una dimensione universale, che trova la sua più riuscita espressione nell’ultima scena del film: Ninetta che, decisa a rimanere in Quèbec, si incammina sola, piccola macchia nera nella neve bianca verso un orizzonte sconosciuto.

 

 

 

I personaggi femminili in particolare sono coloro che, aprendosi alla conoscenza dell’Altro, attraverso un processo identitario interiore, riescono a porre le basi per una comunicazione interculturale, capace di scoprire un universo comune al di là delle differenze di origine e di appartenenza; un processo di conoscenza che Todorov chiama «compréhension» e che si verifica nel gesto di Felicité, di restituire il diario a Ninetta.

Il fallimento della modalità di approccio di Giuseppe all’altra cultura è simboleggiato dalla morte dello stesso protagonista. Giuseppe dà infatti prova di incredibile ingenuità nel pensare di risolvere i dissapori sorti tra Théo e Pasquale con la parola e facendo appello all’amicizia che lo lega a M. Lamoureux. La scena dell’incontro-scontro tra le due culture è in tal senso significativa: entrambe le parti si guardano attraverso dallo spioncino della porta, come a voler dare l’idea che i personaggi siano incatenati dallo sguardo altrui, limitando la loro libertà di scelta dei loro atteggiamenti. L’ideale di Giuseppe finisce per infrangersi nel momento in cui, avvicinatosi all’organetto di Pasquale, Théo si lancia su di lui  gettandolo per terra e colpendolo allo stomaco.

  

 

  

 

  

In questo contesto il ricorso alla parola da parte di Giuseppe non è che ridicolizzato, e ciò risulta evidente quando il pubblico al processo ride alle sue parole «Je ne suis pas un assassin».    

Dal momento in cui Giuseppe ricorre alla violenza, protagoniste di primo piano nel più ampio percorso di apertura all’alterità, diventano le figure femminili di Ninetta e Felicitè (che ricordiamo è la moglie della vittima). Tale percorso è tuttavia graduale. Inizialmente si verifica un totale misconoscimento dell’altro, che si realizza nello sguardo superbo di Felicitè verso Ninetta durante il processo. Il loro secondo incontro avviene al cimitero, sulla tomba di Thèo, luogo sacro per antonomasia, in cui Felicitè insulta apertamente Ninetta in quanto rappresentante di un gruppo più ampio: «Allez-vous en chez vous, maudits étrangères!».

La terza volta le due protagoniste si ritrovano in  un luogo particolarmente significativo: la casa di M. Lamieux. Felicitè, ritornata per risollevare il negozio del marito Théo, scopre Ninetta nella sua stanza da letto (luogo peraltro di rilevanza affettiva per la chebechese, stanza di intimità e di ricordi). Nello specchio della camera vede riflessa l’immagine della signora Moschella. Come ci ricordano Ladmiral e Lepiansky «L’autre n’existe comme autre qu’en tant que je le nie de moi, de meme temps, je n’existe que nié de lui-même par autrui». La lotta tra le due donne non è che una lotta tra due coscienze che si vogliono affermare.  «Le sentiment d’identitè ne se forge et n’accède à la conscience de lui-même qu’en s’opposent à ce qui n’est pas lui dans le rejet ou l’asservissement de l’ autre». Questa è la prima volta, dall’arresto del marito, che Ninetta riuscirà a prendere la parola, affermando così la propria identità di donna, piuttosto che come rappresentante di una collettività. 

Non c’è alcuna scena che mostri palesemente l’apertura all’alterità tra i due personaggi femminili, tuttavia il fatto che Felicité restituisca il diario che Ninetta ha dimenticato a casa dei Lamieux, prima della fuga può essere letto in tal senso. La parola scritta, espressione di intimità, diventa luogo di incontro, luogo in cui riconoscere sé stessi nelle parole dell’ altro, scoprendo così un sentire universalmente umano prescindendo dalle differenze. In effetti le due figure femminili hanno più cose in comune di quanto esse non pensino. Entrambe infatti sono donne che si trovano in una situazione drammatica dovuta alle circostanze:  hanno perso il marito trovandosi sole di fronte alla necessità di ridefinire le loro scelte di vita e la loro rispettiva identità. Entrambe si trovano nella condizione di dover scegliere tra l’ opzione di ritornare al proprio paese di origine, assecondando i desideri di figure maschili e maschiliste (quali il curato per Felicité e il cognato per Ninetta), oppure di rimanere a Montréal affrontando le sfide che il futuro porrà loro dinnanzi.

 

 

NOTE: film di “nicchia”, “La sarrasine” può essere SOLO visionato, alla Cineteca di Bologna, prenotando telefonicamente (vedi http://www.cinetecadibologna.it/home).

Info:http://www.cinetecadibologna.it/archivi/audiovisivi/vhsdvd/film/l_16961


 

 


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