ASSOCIATION  UNIVERSITAIRE  FRANCOPHONE

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 da "l'Arena"  Mercoledì 26 Novembre 2008 CULTURA Pagina 56

CONFERENZA. PRIMO INCONTRO ALL’ASSOCIAZIONE FRANCOFONA


Quando irridevano gli impressionisti


La corrente artistica fu dileggiata dai critici

Con una conferenza sul fascino intramontabile della pittura impressionista si è aperto l’anno accademico dell’associazione universitaria francofona. Dopo il benvenuto della presidente, professore emerito Anna Rosa Poli e il saluto di Lucia Cametti, presidente della commissione cultura del Comune scaligero, il giornalista Lorenzo Reggiani ha ricordato il sarcastico articolo apparso sul foglio satirico parigino Le Charivari il 25 aprile 1874 a firma di Louis Leroy, artista e letterato.
Il giornalista aveva messo alla berlina la mostra di 165 dipinti, da Degas a Renoir, da Boudin a Berthe Morisot, da Pissarro a Monet. E proprio su un quadro che diverrà celeberrimo di quest’ultimo, appuntava i suoi strali. La tela era Impression soleil levant. Leroy criticava la presunta incompiutezza dell’opera ma quei maestri si erano riuniti nella società cooperativa anonima di artisti pittori scultori incisori e litografi per sfuggire alle pastoie dell’accademia e «alla trafila dell’accettazione ai salons», regolati da rigide commissioni spesso poco competenti. Ma appunto dall’impressione del sole che si leva trae il nome questa formidabile corrente.
Tuttavia il movimento nasceva già alla metà del secolo, rappresentato dalla scuola di Barbison e da quel Corot che amava dire: «interpreto con il cuore tanto quanto con l’occhio». Vicino a lui Courbet, rivoluzionario in arte tanto quanto in politica. Ma il vero padre spirituale del movimento è Edouard Manet con il suo Dejeuner sur l’herbe, rifiutato dal salon del 1863 e riammesso da Napoleone III in un apposito salon des refusés. Amava ripetere Manet: «io dipingo ciò che vedo, non quello che agli altri piace vedere». Manet girava per Parigi annotando impressioni fuggevoli, piccoli particolari, che ispiravano i suoi dipinti. Al cafè Guerbois, sotto la guida di Manet, si costituisce il gruppo del Batignoles, da cui prenderà vita la società anonima. Un mercante d’arte illuminato, Paul Durand Ruel promuove l’arte degli impressionisti, che vedranno riconosciuto il loro valore solo negli anni novanta dell’Ottocento. L’«ideologo» dell’impressionismo è Claude Monet, inventore della «tecnica delle ombre colorate, negazione del chiaroscuro ottundente e opaco della pratica accademica, lampo espressivo che infonde la massima intensità luministico-tonale alla natura».
La clarté, che è riduttivo tradurre con chiarezza, è l’assoluta protagonista dell’arte degli impressionisti. Il Dejeuner sur l’herbe di Manet del 1863 è il battistrada, ma lo spartiacque della nuova arte è l’opera dal medesimo titolo di Monet, che mette al centro della tela «lo zampillio abbagliante della luce», le ombre colorate. È il 1865. Renoir, con la vela bianca di Argenteuil, del 1874, segue Monet. Il 1886 è l’anno dell’ultima mostra degli impressionisti, che portati a New York da Durand Ruel ottengono uno strepitoso successo di critica e di vendite. Eun amico di Durand, Auguste Portier presenta al maestro Guillamin un giovane pittore olandese cui fare da cicerone a Parigi: Vincent Van Gogh.
A conclusione dell’incontro Beppe Domenichini ha proiettato immagini di Giverny coi giardini di Claude Monet, Auvers, legata ai ricordi di Van Gogh, la scuola di Pont Aven. Da colonna sonora musiche di Respighi, Ravel, Debussy. Era presente la console vicario di Francia a Milano.

 


 

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