28 febbraio 2006

Dario Ghelfi

 

PALESTINA A FUMETTI

 

       Forse non molto noto al di fuori della ristretta cerchia degli appassionati del fumetto, la stampa ha citato, in questi giorni Joe Sacco, per la sua ultima fatica, un libro-reportage sulle vicende della ex Jugoslavia, sui fatti tragici di Gorazde. In attesa di recensire questo nuovo volume, ci sembra utile ritornare su quella serie di racconti che gli ha dato la notorietà e che è stata data alle stampe con il titolo di “Palestina”. La Palestina che continua a permanere sulle prime pagine dei giornali e dei cui drammi Joe Sacco, americano, ci parla senza enfasi e senza retorica.

 

 

 da “Le Monde Diplomatique”, accordi di Oslo 1995 e da Joe Sacco, Palestina, Milano, Mondadori

 

Il volume si apre con un significativo apprezzamento per il fumetto, come genere, espresso addirittura da Edward W. Said, il notissimo intellettuale americano-palestinese, che ne scrive la prefazione: “ … Nel mondo in  cui viviamo, saturato dai mezzi di comunicazione e controllato da poche persone che, dalle loro postazioni di Londra e New York, diffondono le informazioni e le immagini a esse legate, le parole e i disegni dei fumetti, con la loro assertività enfatica e a volte grottesca, in perfetta sintonia con le situazioni straordinarie che descrivono, possono essere considerate un antidoto di notevole efficacia. Nel mondo di Joe Sacco non ci sono presentatori dalla parlata accattivante, non c’è l’untuosa celebrazione dei trionfi, della democrazia e dei successi di Israele … Invece ci è data l’opportunità di accedere a quanto ha toccato di persona e visto con i suoi occhi un giovane americano come tanti altri …” (Joe Sacco, Palestina, Milano, Mondatori, 2002).

Ed è straordinariamente vero come non si possa scindere, nei fumetti di Sacco, l’elemento contenutistico dalla forma, dalla resa grafica, a partire dai grandi “paginoni!, dove si stagliano enormi volti, ripetuti, grossolani e grotteschi, dove balloons “incatenati”, si mescolano al susseguirsi di didascalie, che si “muovono” in sequenza, a spirale, in piccoli e stretti rettangolini bianchi. E’  così che Joe Sacco si muove tra ebrei e palestinesi, nella West Bank, nei territori occupati, posando il suo lucido sguardo su panorami di terrificante drammaticità.

La sua grafica non concede nulla alla leggerezza ed alla retorica, in un’altalena impressionante di tavole, che si differenziano in relazione alla specificità dei loro contenuti.

Quando il tema è la presentazione di situazioni emblematiche (i giovani ebrei che girano con le Uzi a tracolla, l’interrogatorio di un prigioniero da parte della polizia, con le sue “pressioni moderate”, la discussione accesa) ecco grandi vignette irregolari (“tagliate” alla giapponese, secondo linee diagonali), con volti giganteschi, particolari enfatizzati che sovente violano le leggi della prospettiva, gesti giocati sull’iperbole grafica o tavole-vignette onnicomprensive, in un gioco intersecatesi di balloons e di didascalie. Quando l’obiettivo è raccontare la sequenza di avvenimenti drammatici quali l’arresto, la detenzione, gli interrogatori, l’isolamento, con tanto di cappuccio in testa e con le mani legate da strisce di plastica (così come ci hanno abituato oggi gli americani in Irak), di un palestinese sospettato di appartenere ad un’organizzazione illegale, le vignette diventano “regolari”, perfettamente quadrate o rettangolari, dapprima con uno schema di tavola che vede una vignetta grande in alto e due/tre in basso, poi con una sequenza di sei vignette per tavola, tutte uguali per dimensione, che diventano poi nove, poi dodici, poi sedici, poi venti, ad accentuare la tensione, per moltissime pagine consecutive, fino alla soluzione (nel caso a cui ci riferivamo, positiva, con il rilascio del sospetto per decisione del giudice); ed ecco che le vignette, all’ultima tavola ritornano di dimensioni più ampie, sei, in due strisce nella prima metà, nella parte superiore ed una grande immagine finale, che occupa la restante metà della pagina, con una panoramica di un’affollata via cittadina, a sciogliere definitivamente la tensione.

 

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