28 aprile 2010 Quinto Borghi: Howard Gardner

 

Howard Gardner, Educazione e sviluppo della mente. Intelligenze multiple e apprendimento,
Erickson, Trento, 2005.

 

A prima vista il nuovo libro di Gardner potrebbe far pensare ad una sorta di remake: dopo vent’anni il famoso psicologo americano ritorna, per così dire, sul luogo del delitto. Diciamo subito che si tratta di un’impressione in parte azzeccata, ma si tratta anche di qualcosa di molto diverso e di particolare interesse per la scuola.

Alla fine degli anni Settanta, quando uscì prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo il libro che lo rese famoso, appunto Formae mentis, saggio sulla pluralità delle intelligenze, Gardner concluse dicendo che il suo era una ricerca effettuata da uno psicologo e che poco ed indirettamente aveva a che fare con la pedagogia. Sulla scia di quanto già aveva affermato precedentemente Piaget, ha dichiarato che uno psicologo dovrebbe guardarsi dal fare il pedagogista e di avventurarsi nella proposta di teorie pedagogiche. Piaget ha mantenuto questa promessa. Gardner invece no e questo libro sta a dimostrarlo.

E’ proprio questa contraddizione che rende tuttavia particolarmente interessante questo libro e bene ha fatto la casa editrice Erickon a pubblicarlo in Italia.

Dopo il clamore che la teoria sulle intelligenze multiple ha suscitato, Gardner ha deciso di monitorare, per quanto possibile le diverse sperimentazioni a livello educativo che la sua intuizione ha suscitato. Non solo. Ha istituito anche un proprio gruppo di lavoro ed ha effettuato ricerche sistematiche per circa vent’anni. Ed è proprio questo l’oggetto del presente libro: una serie di riflessioni e di ipotesi, praticate in ambienti e contesti diversi, sull’impiego delle intelligenze multiple in educazione ed a scuola.

Il panorama che esce è decisamente interessante e ricco di spunti. Il libro è sviluppato in quattordici capitoli ognuno dei quali affronta un problema legato all’apprendimento, al rapporto fra psicologia e pedagogia o anche alla didattica. E spazia dalle prime esperienze effettuate dai bambini piccolissimi fino allo studio di discipline specifiche al college o all’università.

Innanzi tutto Gardner si sofferma a dichiarare che cosa è (e conseguentemente anche che cosa non vuole essere) la teoria delle intelligenze multiple, da dove nasce e perché ha avuto lo sviluppo che ha avuto.

Procede poi facendo una lista assai puntuale dei modi sbagliati (e purtroppo, a quanto sembra, assai diffusi) di impiegare in funzione didattica le intelligenze multiple. Inevitabilmente suggerisce anche una lista di spunti per il loro impiego in sede didattica.

In specifico, le intelligenze non coincidono con le discipline e non fanno riferimento ad esse. Si tratta di ambiti della cultura che si caratterizzano per l'impiego di specifici sistemi di simboli. Non va inoltre dimenticato che la teoria delle intelligenze multiple è empirica, si basa sulla ricerca sperimentale e può essere falsificata (o modificata) da altre ricerche o da altri ulteriori approfondimenti. In altre parole, non si muove su un "a priori": ciò che vale è il "principio" delle diverse forme della mente, mentre il numero delle intelligenze e la definizione di ognuna di esse è destinata ad essere continuamente modificata ed arricchita sulla base di nuove ricerche e/o nuove esperienze. Inoltre, ma non ultimo, le intelligenze multiple non sono onnicomprensive. Non spiegano tutto e non risolvono tutto. Fanno riferimento ai meccanismi ed al funzionamento della mente. Non hanno a che fare ad esempio con lo sviluppo dei principi e dei valori: anche se esistono collegamenti non sono affatto la stessa cosa. Non sostituiscono, insomma, John Dewey o Maria Montessori, non dicono nulla ad esempio sulla necessità di portare avanti l’educazione alla cittadinanza o alla convivenza civile. Gardner, insieme con prudenza ed intelligenza, ridefinisce con cura e con onestà i confini all’interno dei quali la sua teoria deve stare.

Ma il libro non è tutto qui, dice anzi molto altro.

Fa ad esempio una condivisibile lista sui problemi della scuola che tende a sollecitare massivamente gli alunni attraverso uno stile didattico uguale per tutti ed incapace di prestare la necessaria attenzione all’insegnamento individualizzato. La teoria delle intelligenze multiple potrebbe costituire, in questo senso, un formidabile strumento per non perdere nessuno per strada. I problemi possono essere affrontati in vari modi e da diversi punti di vista: in questa maniera ad ogni allievo è consentita la possibilità di scegliere la strada che gli è più congeniale e che gli risulta più agevole. Inoltre, è importante per un allievo sapere che uno stesso problema può essere affrontato da più punti di vista e può essere indagato sotto una molteplicità di aspetti. La teoria delle intelligenze multiple privilegia, in altre parole, il pluralismo metodologico e delle opportunità di approccio.

Negli ultimi due capitoli Gardner prova ad andare oltre i compiti che in premessa sembrava volersi assegnare. Entra nel terreno specificamente pedagogico e formula ipotesi per l’istruzione per il futuro affrontando da un lato il tema dell’educazione ai valori e dall’altro la responsabilità educativa dell'insegnante ed il carattere etico della sua professionalità.

 

Battista Quinto Borghi

 

 

 

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