27 febbraio 2011, Dario Ghelfi: Non deve accadere

NON DEVE ACCADERE

           Siamo nell’ambito del fenomeno di trascinamento de “Uomini che odiano le donne”, l’ormai celeberrimo libro di Stieg Larsson, che ha lanciato, con quello svedese, tutto il poliziesco scandinavo (ciò che è vero solamente in parte perché già la Sellerio di Palermo, tra gli altri, aveva presentato la più celebre coppia di scrittori di gialli svedesi Maj Sjowal & Per Wahloo).  Adesso presentiamo un romanzo norvegese, Anne Holt, Non deve accadere, Einaudi, 2009.

  

 

 

          Innanzitutto vale la pena soffermarsi sull’autrice: la Holt, avvocato, è stata dal 1996 al 1997 Ministro della Giustizia del suo Paese e vive ora, leggiamo nella quarta di copertina del libro, ad Oslo, con la compagna e la figlia.

          La storia sembra quella del classico serial killer; nell’abbastanza tranquilla Norvegia vengono uccisi, uno dopo l’altro, alcuni personaggi famosi, o perlomeno noti, senza che ci siano indizi in nessuna direzione. Dell’indagini si occupa un funzionario della polizia, Yngvar Stube, che è appena rientrato dal servizio, a seguito del parto della sua seconda moglie Johanne Vik, per cui le indagini si intrecciano continuamente con i problemi che la neonata crea alla madre, estremamente apprensiva nei suoi riguardi. Assassini brutali da una parte e dall’altra, un atmosfera familiare (le apprensioni della puerpera, un buon bicchiere di vino, gli amici a cena). Il ritmo narrativo si adegua a questa situazione e tutto scorre senza ansie; dobbiamo arrivare alle ultime pagine per confrontarci con un montaggio che connota la tensione e la drammaticità degli eventi che si snodano con improvvisa velocità.

          Il fatto è che la madre, che sembra sull’orlo della classica crisi depressiva post-partum, non è affatto una casalinga, ma è un’analista in grado di tracciare i profili degli assassini, avendo seguito corsi specifici presso l’Accademia di Quantico, negli Stati Uniti.

          Le cose si complicano quando Johanne Vik crede di capire che il serial killer segue lo schema di una lezione cui ha assistito nei corsi dell’F.B.I., con l’aggravante che l’ultima vittima della serie era stato un poliziotto la cui casa era stata incendiata.

          Johanne e Yngvar cominciano così a temere per se stessi, mentre a livello di indagine la situazione sembra avere una svolta che mette in discussione tutto, giungendo gli agenti ad arrestare l’assassino della prima vittima; al fatto che non sussiste alcun dubbio sulla sua colpevolezza (tra l’altro confermata dalla confessione spontanea dell’assassino), si associano gli alibi dell’assassino stesso per gli altri delitti, ciò che fa cadere l’ipotesi del serial killer, o per lo meno di un assassino per tutte le vittime.

          Ma questo è uno dei due filoni del romanzo, perché parallelamente ce n’è un altro, ospitato in capitoli che si intersecano con quelli delle indagini condotte da Yngvar. Per lungo tempo nulla si dice del personaggio protagonista di questo filone che lo ricolleghi ai delitti norvegesi, anche perché si tratta di una donna che si muove nella Costa Azzurra francese, a centinaia di chilometri da Oslo. C’è un accenno al fatto che è un’assassina, perché di sé dice che non sa più quante persone ha ucciso; solo nelle ultime pagine la vediamo rientrare in Norvegia ed entrare appieno nella storia del serial killer. Ovviamente, anche per la singolarissima conclusione, che vale tutto il romanzo e che difficilmente è riscontrabile in un romanzo poliziesco, non riveliamo nulla della trama, per non togliere il piacere della sorpresa ai lettori.

 

 


ritorna all'indice