26 novembre 2008

Dario: UOMINI CHE ODIANO LE DONNE


UOMINI CHE ODIANO LE DONNE

 

         E’ straordinario il successo che stanno ottenendo i libri della trilogia di Stieg Larsson (Millennium) di cui sono usciti, in Italia, due primi volumi. Un successo che si è ingigantito anche per l’incredibile vicenda del suo autore, che è morto prima di vedere pubblicati i suoi libri. E ancor di più perché di quel successo stanno godendo i suoi eredi, cioè i suoi parenti (praticamente degli sconosciuti per il nostro autore, che aveva rotto tutti i ponti con la famiglia di origine) e non la compagna, che quel successo aveva costruito insieme a lui. Per quello che si è letto, sappiamo che la sua compagna (non sposata ed evidentemente non riconosciuta come elemento di una coppia di fatto, la qual cosa ci induce a chiederci quale sia la legislazione in materia in Svezia) era colei che riordinava gli scritti di Stieg, che probabilmente non sarebbero usciti senza la sua attività di “curatrice”. Stieg aveva appena consegnato i “testi”, quando è stato stroncato da un infarto e a noi dispiace veramente che la sua donna sia stata così defraudata; viene da pensare che Stieg non odiasse certamente le donne, ma che sia stato fortemente imprudente nei confronti della compagna.

         Il fatto che la Svezia sia un Paese violento contro le donne, rompe i nostri schemi mentali ed abbatte un certo tipo di stereotipi, sulla democrazia svedese e sul “mito” Svezia, in generale (anche perché per nostra colpa abbiamo incominciato solo ora a leggere i gialli della coppia Maj Siowall e Per Walhloo[1] ).

Il fatto è che in questo volume (Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne, Venezia, Marsilio, 2007), al di là di quanto si esplicita nella storia, le varie parti del romanzo, sono scandite da dati sulla violenza contro le donne. Si legge: Parte prima, In Svezia il 18% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato minacciato almeno una volta da un uomo; Parte seconda: In Svezia il 46% delle donne al di sopra dei quindici anni è stato oggetto di violenza fa parte di un uomo; Parte terza: In Svezia il 13% delle donne è vittima di violenze sessuali al di fuori di relazioni sessuali; Parte quarta: In Svezia il 92% delle donne vittime di violenza sessuale non ha denunciato alla polizia l’aggressione subita.

        

La vicenda narrata in questo primo volume della trilogia di Larsson è complessa e sostanzialmente si svolge lungo due binari che, ovviamente, corrono parallelamente, anche se se il primo percorso trova un suo spazio, abbastanza circoscritto,  all’inizio e alla fine della storia, che è occupata, nella sua parte centrale (e per la massima parte delle pagine) dal secondo percorso.

         Il protagonista, tale Mikael Blomkvist, è un brillante giornalista, che a livello di vita privata vive una sorta di menage à trois con la bella e volitiva Erika Berger;

         
 … si tratta di un menage à trois che chiaramente sta bene a tutte le parti in causa.
Certe volte lei passa la notte con Blomkvist e certe volte con suo marito.
Come funzioni esattamente non lo so …

 

la storia si apre con Mikael improvvisamente nei guai, perché ha perso una causa intentatagli da un industriale d’assalto, che lo ha denunciato per diffamazione. Blomkvist è impegnato nel settore del giornalismo economico, è un democratico e si batte contro l’arroganza ed il cinismo del potere del denaro; noi tutti, lettori, siamo perfettamente convinti, come Mikael del resto, che egli è nel giusto, ma il fatto è che non riesce a portare in tribunale le prove della colpevolezza del magnate e viene condannato al carcere. Tra l’altro, questa  Questa“caduta” professionale incide negativamente sulla rivista che dirige assieme all’amica-amante Erika (gli inserzionisti si dileguano).

         Noi, in quanto lettori italiani, abbiamo, qui, una prima sorpresa, a contatto con la realtà svedese. Mikael non risulta essere un pregiudicato, ma essendo stato condannato, sia pure ad una pena lieve, andrà effettivamente in carcere (incredibile!), anche se si tratta di un carcere speciale, che assomiglia più a una sorta di “ritiro” forzato, piuttosto che un luogo di pena (durante la carcerazione, lavora tranquillamente, senza problemi; non si parla di sferragliare di catenacci e di porte metalliche che si chiudono).

         Il secondo percorso si innesta sul primo, nel senso che, invitato da un vecchio capitano di industria, per indagare sulla scomparsa di sua nipote, un mistero che va avanti da una vita, accetta, non tanto per le ottime condizioni di ingaggio, quanto per il fatto che il committente gli promette rivelazioni sull’industriale d’assalto che gli ha rovinato la reputazione e lo ha fatto condannare al carcere.

         Tutta la parte centrale del libro è dedicata alla ricerca della verità e Mikael si trova a rovistare tra le poco edificanti pieghe della famiglia del vecchio imprenditore, che annovera anche ex-nazisti, in una allucinante e progressiva discesa negli inferi, laddove ben si giustifica il titolo del libro, che condensa in una frase una storia in cui l’odio verso le donne raggiunge il parossismo.

         Nella sua indagine Mikael si trova al fianco una hacker, una ragazza che ha provato su di sé la violenza maschile, ma che non rimane insensibile al fascino del giornalista, il primo uomo di cui riesce veramente a fidarsi nella sua vita: l’aiuto di Lisbeth Salander si mostrerà decisivo (e la vedremo ritornare nei successivi volumi della trilogia). Lisbeth è una figura chiave; spigolosa, diffidente, segnata dalla vita (pur essendo giovanissima) è elemento fondante della storia.

Ovviamente tacciamo su quanto Mikael e Lisbeth scopriranno in merito alla scomparsa della ragazza, che era stata il motivo dell’incarico ricevuto dal primo e che lo avrebbe portato a scoperchiare gli orrori di cui erano state vittime tante donne.

Chiudiamo, invece, raccontando come, alla fine, Mikael riesca a raggiungere vittorioso il traguardo, anche in relazione al secondo percorso della storia, quando riesce a dimostrare la colpevolezza dell’industriale, che era stato causa della sua condanna (un finale, a dire la verità, un po’ troppo ottimista, in cui tutto riesce fin troppo bene ai nostri due protagonisti).

         Dario Ghelfi


[1]  Dei due autori svedesi prossimamente pubblicheremo la recensione di “Un assassino di troppo”, Sellerio Editore

 


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