26 marzo 2003

da Dario Ghelfi

NOTE SULLA GUERRA ALL’IRAk

In relazione a questo avvenimento, credo si possano trarre alcune considerazioni.

  1. E’ una guerra per il dominio geostrategico mondiale (così come erano state quelle per il Kosovo e l’Afganistan). In questo quadro si inseriscono interessi economici specifici: il petrolio irakeno, (che sarà tolto agli irakeni per pagare la guerra contro di loro, del tipo della Cina, che costringe i parenti dei giustiziati a pagare il proiettile che ha ucciso il condannato), servirà a "liberare" gli STATI UNITI dal condizionamento del petrolio dell’Arabia Saudita. A questa guerra ne seguiranno delle altre: Siria, Iran, Corea del Nord, Venezuela, Columbia, Brasile; può darsi anche contro la stessa Arabia Saudita (gran parte dei terroristi dell’11 settembre venivano da lì).
  2. E’ la guerra dei ricchi contro i poveri. Accanto agli Stati Uniti, le elites ricche dei Paesi industrializzati e di quelli che hanno bisogno del denaro americano per rafforzare il loro recente dominio (vedi Paesi dell’ex Unione Sovietica). E’ cosa che non dovrebbe stupire, ma dà comunque un senso di ripugnanza sentire parlare di euforia della borsa e di sconcezze del genere
  3. E’ la guerra che vede la crisi dell’informazione libera: i giornalisti sono stati aggregati ai reparti armati che avanzano e che li "proteggono". E’ un’altra cosa che non dovrebbe stupire, ma dà comunque, ancora, un senso di ripugnanza sentire parlare di belle immagini (in relazione ai bombardamenti di Bagdad). Ad esemplificazione si potrebbe portare la domanda che si faceva tale Cocuzza, il 24 marzo, su una televisione del servizio pubblico, per la quale paghiamo il canone (ma è stato sempre su una rete del servizio pubblico che si è parlato di "belle immagini"), quando si chiedeva come mai gli angloamericani non bombardassero la TV irachena, suscitando le apprensioni della Gruber che lì vicino si trovava. Il fatto è che sta succedendo quello che dicevano gli americani che, a guerra iniziata, tutti sarebbero passati dalla loro parte. Questo è certamente vero per i "media" Rimangono i "fondi" dei grandi (Bocca, ecc.), ma chi li legge, quando sul giornale è tutto un fiorire di disegni dell’armamentario fantascientifico degli angloamericani, di tabelle e di mappe, con interventi di esperti(ma dove erano questi? Cosa fanno quando non c’è una guerra?), tutti meravigliati che gli irakeni non si arrendano ed, anzi, osino sparare sui loro "liberatori"? Per non parlare della condanna della rappresentazione dei prigionieri americani; rendiamoci conto di quanto infinitamente più frequente sia l’abuso di immagini di guerra (morti, feriti, prigionieri, macerie, ecc.) fatto dai mass-media occidentali
  4. E’ la sconfitta della diplomazia. Ormai è chiaro che i dibattiti all’ONU sono andati avanti per tutto il tempo che è stato necessario agli Stati Uniti per preparare logisticamente l’attacco. A dire la verità, alcuni editorialisti avevano scritto che la macchina bellica americana sarebbe stata pronta a marzo ed a marzo, infatti, è scattato l’ultimatum. L’ONU è stata, sostanzialmente, presa in giro e gli ispettori sono andati inutilmente in Irak.
  5. E’ la conferma di un ulteriore imbarbarimento della pratica della guerra, con l’utilizzo generalizzato dei bombardamenti delle città. E non parliamo più di bombe intelligenti dopo che ogni giorno si verificano "errori": missili finiti addirittura fuori dai confini dell’Irak, autobus centrati dalle bombe ecc. Viva la Convenzione di Ginevra e il rispetto delle popolazioni civili!
  6. Ha segnato un gravissimo distacco fra la politica di papa Wojtyla e l’atteggiamento di tanti sedicenti cattolici; questi, sempre pronti a mettere in primo piano il Papa, quando si scagliava contro il comunismo e l’U.R.S.S., (che é caduta per implosione e per collasso economico) ora tranquillamente lo ignorano. Sinceramente mi sarei aspettato dai vecchi democristiani della Casa delle libertà un atteggiamento più indipendente rispetto alla ambigua posizione del Governo italiano. D’altronde la Polonia ha contribuito concretamente con un piccolo contingente di truppe a fianco dell’esercito angloamericano in Irak !
  7. Ha segnato la fine di ogni organismo sovranazionale che NON SI PIEGHI ALL’EGEMONIA DEGLI STATI UNITI.
    L’ONU, l’EUROPA e la stessa NATO contano solo se avallano, condividono (e con entusiasmo) le loro decisioni. D’altra parte l’ONU aveva abdicato alla sua funzione quando aveva coperto l’attacco NATO alla Serbia, la NATO aveva ignorato addirittura le sue norme costitutive (che a guerra terminata ha frettolosamente cambiato) che le imponevano di reagire SOLO ad attacchi ad un membro dell’Alleanza. L’EUROPA, dopo le resistenze della Francia e della Germania, sembra avere ora il solo OBIETTIVO SUICIDA di ricucire lo strappo con gli USA, che di fatto si sono già precostituita una maggioranza, spingendo verso l’allargamento della Comunità verso i nuovi vassalli dell’Est europeo, entusiasti di Bush. Assume una connotazione tragicomica la prospettiva che all’ONU e all’Europa spetti di gestire, poi, gli interventi umanitari, determinati dalla guerra statunitense
  8. La guerra diventa un episodio di scontro tra civiltà. La possibilità che nell’Islam si affermino correnti riformiste che salvaguardino la laicità dello Stato (in un Paese musulmano la possibilità di NON seguire le pratiche religiose, di cambiare religione, senza commettere reato, la parità giuridica tra uomini e donne, la tutela del lavoro) sono ricacciate indietro, di generazioni.
  9. La democrazia che gli Stati Uniti affermano di voler esportare è una democrazia particolare, che si fonda su di un sistema che respinge ogni vera opposizione organizzata (due soli partiti che rappresentato le due facce dello stesso potere), che controlla tutta l’informazione e che, in pratica, relega ad una minoranza il diritto elettorale
  10. Gli STATI UNITI si impongono come il GENDARME INTERNAZIONALE al servizio del capitalismo. I protettorati, le nuove colonie sono già numerose: Bosnia, Kosovo, Afganistan, ora Iraq, a cui si aggiungono presidi armati sparsi per tutto il globo: una militarizzazione planetaria, a garanzia del controllo USA. Le multinazionali (che nella loro grande maggioranza sono americane) hanno bisogno della forza armata per controllare gli Stati ribelli e le popolazioni impoverite. Sacche di povertà sono presenti, ed aumenteranno, anche nei Paesi industrializzati ed alleati degli Stati Uniti, grazie sempre alla politica delle multinazionali, che continuano a ricercare a livello planetario, le condizioni migliori per arricchirsi: hanno a disposizione un serbatoio di alcuni miliardi di esseri umani disposti a lavorare per un dollaro al giorno, senza diritto alcuno (e così possono evitare i Paesi dove sono vigenti sistemi di protezione dei lavoratori). La ribellione a questo stato di cose, probabilmente assumerà la duplice connotazione del terrorismo, gestito da gruppuscoli di fanatici fuori dalla storia e della criminalità comune (gli Stati Uniti hanno una popolazione carceraria o comunque in libertà vigilata e controllata, di più di 6 milioni di persone, pari al 2,09% sul totale della loro popolazione). Questo scenario apocalittico che gli USA stanno preparando per le generazioni future, viene accelerato allorché alla Presidenza ci sono individui come Bush, integralista cristiano (che fa precedere le riunioni di governo dalla preghiera) e petroliere.

 

Dario Ghelfi

 

commento di Beppe

Dario presenta con la consueta decisione e precisione il suo parere sulla guerra in corso. Mi pare una serie di considerazioni molto condivisa da numerosi analisti in ogni parte del mondo e di svariate tendenze politico-culturali, che comunque ognuno può valutare liberamente.

Io mi permetterei una piccola aggiunta: al di là delle considerazioni etiche che in genere condizionano poco le guerre e le scelte a queste connesse, trovo che la politica della forza portata avanti dal governo Bush rischi di ottenere per la civiltà occidentale un risultato storicamente comparabile a quello che mezzo secolo prima il nazifascismo ha ottenuto per l’Europa.

Mi spiego.

Nel 1945 un mondo fino a un decennio prima eurocentrico ha sancito la scomparsa dell’Europa come soggetto politico/economico/culturale; conseguenza della scriteriata politica nazifascista.

Non so quando (ma temo fra non molto) il pianeta vedrà la fine della supremazia della cosiddetta civiltà occidentale, incapace di rinunciare alla rapina delle risorse, inadeguata alla negoziazione, preparata solo a guerre dall’alto a costo zero, strutturalmente impossibilitata alla pace. Il detonatore della catastrofe potrebbe essere proprio la scriteriata politica di potenza portata avanti da un presidente americano chiaramente non all’altezza.

Ma io da vecchio illuminista ottimista ho anche una speranza; forse stranamente per essere un antico laico la ripongo nel Papa; spero cioè che i lati migliori del Cristianesimo e della Chiesa (non sempre condivisi dal popolo dei cristiani) riescano ad emergere e a dare anche all’occidente quella "carica" umana nuova che manca del tutto nei valori della civiltà del denaro. Forse da un confronto "religioso" fra religioni e culture potrebbe derivare un criterio di convivenza pacifico e un nuovo assetto planetario. Per questo è tuttavia necessario che si verifichino alcuni presupposti: il Cristianesimo deve liberarsi dai suoi legami storici con i potentati economici e l’Islam deve separarsi nettamente dalla politica, lasciando che gli stati vengano condotti in maniera laica; deve inoltre liberarsi dalle frange fondamentaliste violente che ne inquinano immagine e comportamenti.

Tutti dobbiamo infine capire che un pianeta "globalizzato" non può più reggersi sulle colossali iniquità che attualmente ne rappresentano la caratteristica fondamentale.

beppe

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