26 aprile 201
da Dario


 

 GLI ANNI DOLCI

 Jivo Taniguchi presenta la sua nuova opera, “Gli anni dolci”, in due volumi, di cui è uscito, per ora, il primo, per la Lizard-Rizzoli. Si tratta di un adattamento dal romanzo di Hiromi Kawakami, una delle più affermate scrittrici e saggiste giapponesi. Questo primo volume si articola in 9 capitoli, dedicati tutti, nel quadro di un intimismo che è consono a Taniguchi, ad eventi di ordinaria familiarità: “Luna e pile”, “Il mercato”, “Funghi”, “L’anami” (una delle più importanti feste giapponesi). Correda il volume un glossario, per lo più dedicato ai cibi, che i due protagonisti consumano al bancone dei vari bar dove si intrattengono a bere e a mangiare.

 

E’ la storia di due persone sole, che si incontrano al bar, appunto, a bere ed a mangiare. L’uomo, è un maturo professore (ha quasi settant’anni) e dopo quindici anni di matrimonio, è stato lasciato dalla moglie; la donna, Tsukiko, è una sua ex allieva ed ha  trentasette anni.  L’uomo si ricorda immediatamente di lei, che a scuola portava le trecce e glielo dice; queste parole, richiamano alla mente della ragazza la figura di un uomo in piedi davanti alla cattedra, ma subito non ne ricorda il nome. Così che lo chiama “Prof” e continuerà a chiamarlo in questo modo, anche quando le tornerà in mente che è il professor Matsumoto. Se in un primo momento gli incontri si limitano agli spuntini ed alle bevute nei vari bar, poi acquisiscono un loro spessore e diventano escursioni nei mercati, passeggiate, serate nella casa di lui, escursioni nei boschi, partecipazioni a feste.

Il romanzo della Kawakami si gioca, sempre, però, sui piccoli eventi, sulle piccole cose che coinvolgono i due personaggi, su quella tranquilla quotidianità che è il contesto nel quale due solitudini scopriranno di avere tante cose in comune.

Lasciamo al lettore la sottile gioia di scoprire le vie attraverso le quali il professore e l’ex allieva si ritroveranno indissolubilmente legati; avvertiamo subito che “il filo invisibile” che li lega”, “irrecidibile”, si costruisce piano piano e non lo vedremo in questo primo volume, laddove la sua trama (del filo) si va costruendo, nella comunanza dei due in tanti piccoli eventi della loro vita.

La ragazza si sente confusa, con la mente che vaga nella nebbia, mentre ha la sensazione di “essere nel posto giusto” solo quando si trova con lui. In effetti il professore le è, in fondo, sempre vicino, anche quando, in un’escursione nei boschi, con occasionali amici, in cerca di funghi, scompare nel folto della vegetazione, per poi “riapparirle” accanto.

Quel filo, cominciamo ad intravederlo quando, alla festa di Hanami, che vede riuniti “vecchi” professori ed ex allievi della loro scuola, Tsukiko viene corteggiata da un ex compagno di classe, che alla fine la bacia; la ragazza rifiuta le attenzioni del giovane ed il capitolo si chiude con un suo primissimo piano, di lei che pronuncia l’immancabile “Prof”, con la voce “destinata a perdersi nella notte”.

Ma ora vorremmo fermarci sugli aspetti formali dell’opera di Taniguchi. Il suo disegno (ricordiamo che Taniguchi é uno dei più grandi autori del fumetto giapponese e mondiale) si differenzia notevolmente da quello dei suoi connazionali; pulito, immune dalle iperboli grafiche care a tanti suoi connazionali, chiaro (tanto che molti vedono nella sua opera un influsso della “ligne claire”, del fumetto d´expression  française), attento ai particolari, è assolutamente appropriato per i racconti minimalisti che il disegnatore ama (ricordiamo, ancora, “L’uomo che cammina”), veri e propri poemi disegnati, capaci di raccontare la vita di ogni giorno e i sentimenti più “semplici” (anche se si è cimentato in opere diverse, in vere e proprie saghe storico-letterarie, come “Ai tempi di Bocchan”, che abbiamo appena citato).

Invitiamo i lettori ad osservare la strutturazione delle sue tavole, delle sue strisce, delle sue vignette. Ne forniamo un esempio:

 

 

 

 

  

Prima vignetta, con didascalia, quadrata; primissimo piano del volto di Tsukiko, inquadrata da destra a sinistra;

Seconda vignetta, nella stessa striscia, che si estende il lunghezza (è rettangolare); figura quasi intera della ragazza presa di spalle;

Terza vignetta, immediatamente sotto la prima, figura umana a metà, di spalle, con la ragazza leggermente girata, a farne intravedere il viso; inquadratura da sinistra a destra;

Quarta vignetta, sottostante alla terza, in verticale, a rompere il ritmo regolare delle strisce; figura intera di Tsukiko; inquadratura da destra a sinistra;

Quinta vignetta; in verticale, rettangolare, sottostante alla seconda vignetta; è “parallela”, in altezza, alla terza ed alla quarta. Inquadratura dal basso in alto; figura umana dalle scarpe a metà persona; come nelle vignette 2° e 3°, il balloon con il nome della ragazza, “Tsukiko!”;

Sesta vignetta, in verticale, “parallela” alla precedente, inquadratura della ragazza da sinistra a destra, primo piano, volto e spalle.

La tavola si chiude con una sorta di attesa, con la ragazza, ancora di spalle, con il volto leggermente girato, per guardare chi la chiama..

Nella tavola successiva, lunga vignetta rettangolare, che occupa tutta la striscia; il “Prof” all’estrema sinistra, la ragazza all’estrema destra; grande spazio vuoto tra i due, occupato da una pianta e dal muro di un edificio. I due si guardano, distanziati; la ragazza pronuncia il quasi onnipresente “Prof”.

Le vignette, continuano ad essere tutte  rettangolari o quadrate e si alternano nella disposizione della pagina, in sequenze che, in genere, le vedono ordinatamente collocate, l’una accanto all’altra, a segnare il continuum del racconto (pur nelle loro diverse dimensioni). Ciò che balza immediatamente all’attenzione, è che ci troviamo di fronte, quasi sempre, a dei primi ed a dei primissimi piani, dedicati alla figura umana (il volto, essenzialmente), intercalate da altre, che rappresentano una serie infinita di particolari, di dettagli, legati al vivere quotidiano: le bacchette che “afferrano” il cibo, i piattini delle pietanze sul bancone del bar .. 

 

 

Poi , dopo 6/7 pagine così strutturate, ecco una tavola-pagina, ricca di esterni (le case ed i palazzi) e di piante, con i disegni eseguiti con rara perizia, quasi a richiamare una visività che sembra evocata dal microscopio. Sempre, in apertura di capitolo, questa vignetta-pagina, a volte una vignetta-doppia-pagina.

 

 

 

 

Le didascalie sono sempre collocate ALL’INTERNO delle vignette (cosa estremamente singolare), tanto che, a volte, si fa addirittura fatica a scorgerle e a leggerle; i balloon sono perfettamente ovali e quando il parlato si dilunga, si saldano l’uno all´altro, veri e propri palloncini, che sembrano librarsi nell´aria.

 

 

 

Racconto minimalista, attentissimo anche alle sonorità del quotidiano. I rumori visualizzati riportano quello di un piede scalzo sulla stuoia di una camera, di un’anta che si apre, del fruscio delle foglie agitate da un vento leggero, del soffio per raffreddare un té bollente, del masticare, del deglutire …

 

 

 

 

Con una cura estrema a rappresentare le cose piccole (pile, teiere …), in primo piano, “lungo” una striscia e le strisce con gli umani sopra e sotto, a chiudere gli oggetti inanimati, osservati dai protagonisti.

 

 

          Un fumetto raffinato, per lettori altrettanto raffinati.

 

Dario Ghelfi



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