25 novembre 2004

da Dario Ghelfi

LAZARUS LEDD

Qualcuno ha scritto, tempo fa, che il fumetto è uno specchio della realtà, così come, tutto sommato, lo é ogni forma di letteratura. Quello che succede, quando abbiamo di fronte una storia, è che l’autore, se ne renda conto o meno, non può che inquadrare ciò che racconta in quello specifico contesto culturale in cui egli si trova a vivere (non ha importanza, poi, che le idee che sottostanno alla storia siano in linea o siano in opposizione alla cultura dominante). E questo accade anche quando l’autore si cimenta con il racconto storico, quando cioè inquadra le vicende in epoche diverse da quella in cui vive.

Ed ora presentiamo un fumetto, che affronta un tema particolarmente spinoso e d’attualità: la guerra d’Iraq.

  

  

La storia, con protagonista il titolare della serie omonima, Lazarus Ledd, non si pone affatto in una prospettiva antiamericana, concludendosi, anzi, con lo scontato “arrivano i nostri”, che liberano l’”eroe, quando sta per essere decapitato dagli insorti irakeni che l’hanno catturato (una rivisitazione del classico intervento della cavalleria, qui sostituita dagli elicotteri).

Sappiamo che la prima vittima di ogni guerra é la verità e qui troviamo un fumetto che si pone, invece, delle domande, in un panorama che vede la assai più autorevole carta stampata dei quotidiani, quasi interamente allineata, a sostenere che in Irak non c’è la guerra, che coloro che si battono contro gli americani sono pochi, isolati e terroristi (molti stranieri, tra l’altro), che i soldati della “coalizione” (?) sono portatori di pace e che il Paese è avviato, sotto la guida di un governo legittimo (tutti fingono di dimenticare che è stato “nominato”), lungo i sentieri della democrazia.

Intanto nella storia, accanto ai due principali attori della vicenda, c’è la bella figura di un vecchio partigiano, che se pure ammette di  non essere più comunista, a causa della politica sovietica (il muro di Berlino, Praga), ribadisce che “ … a certe cose ci credo sempre. Le lotte degli operai e dei contadini … I compagni che si danno una mano a vicenda… e quando ascolto Bandiera Rossa, mi commuovo come quando ero giovane”, confessando di essere, tutto sommato, ancora comunista nell’anima (il che non è poco, per un albo a fumetti).

Poi gli autori del fumetto, tanto per definire subito il quadro, fanno dire al compagno di Lazarus Ledd (che da sedicente membro di un’organizzazione umanitaria si rivelerà essere un “contractor”, “un militare in pensione che ora dà una mano a certi amici”) “ … qui è in corso una guerra “, le cui ragioni, a parer suo, vanno ricercate in non meglio definite questioni di potere e di etnie, tra Saddam sunnita e sciti e curdi, con una serie di riflessioni sul ruolo dell’Iran che fomenterebbe la ribellione e finanzierebbe la “guerriglia scita”.

Ci sono anche ufficiali americani che parlano di guerriglieri, e così li chiama anche il protagonista, Lazarus Ledd. Ma la sorpresa interviene quando si scopre che il giovane (il figlio dell’anziano partigiano italiano) sequestrato dai guerriglieri (fatto che aveva mosso tutta la vicenda, essendo impegnati, Ledd ed il contractor a liberare l’ostaggio), non è un ostggio, tanto che si presenta come un guerrigliero che si batte con gli irakeni, definendo la loro, “lotta partigiana per la libertà”. Evidentemente nessuno dei coprotagonisti della storia (compreso il vecchio padre, l’ex partigiano) è d’accordo con lui, comunque è già eccezionale che un personaggio simile faccia la sua comparsa.

La storia, comunque, si chiude come ci si aspettava: i nostri salvati dagli americani, il giovane “traditore” (?) che muore in combattimento, il contractor che fa schermo con il suo corpo al vecchio partigiano preso di mira da un troppo agitato marine, ciò che gli permette di esalare l’ultimo respiro, rispettando tutte le regole della retorica di guerra.

Per chiudere, segnaliamo un aspetto della storia che esula dalla tematica politica, ma che contribuisce a connotare psicologicamente l’eccezionale figura del vecchio partigiano: il profondo affetto che lega l’uomo al suo cane.

Tutto sommato, i due, sono i personaggi meglio riusciti.

 

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