24 marzo 2011, Dario Ghelfi: Il sorriso di Angelica

IL SORRISO DI ANGELICA

 

          In tutta la sua lunga ed onorata carriera di commissario, non si può dire che Montalbano non sia stato tentato dalle innumerevoli ed avvenenti ragazze e signore che ha avuto occasione di incontrare nel corso  delle sue indagini. Ma aveva, ammettiamolo, con nostro grande stupore, continuato  resistere imperterrito, perfino nei  confronti della sua amica Ingrid, ragazza bellissima e disponibile, anche con un debole nei suoi confronti e che certamente non si sarebbe sottratta alla bisogna.

          Ma Montalbano continuava a restare fedele alla sua Livia, superando indenne anche i lunghi periodi di separazione, dato che, com’é noto, la signora abita a Boccadasse, antico borgo marinaro di Genova.

Quando poi, cede, suo malgrado, la prima volta, alle “tentazioni” di una stupenda ventenne, ne “La vampa di Agosto”, la sua iniziale resistenza (che inevitabilmente sarà destinata a naufragare) non è tanto a causa dell’azione di tradimento nei confronti di Livia, quanto per il timore di non reggere, a causa degli anni e alla vecchiaia che incombe (vero tormentone per Montalbano negli ultimi libri), alle “esuberanze” di una giovane. Poi si rende conto che la ragazza lo ha usato e così quella volta, quella sua “caduta” si trasforma, anche, in una sua sconfitta epocale!

          Dopo questa avventura (chiamiamola, così), Montalbano cederà ancora e senza eccessive resistenze; e, vero e proprio rovesciamento di posizioni, è forse la temuta ed aborrita vecchiaia, che vede sopraggiungere, ad essere la causa dei suoi tradimenti. Per anni e anni nella sua vita non c’era stata che Livia

Po’ arrivato a’ na certa età, non aveva saputo cchiù ristari ‘ndifferenti davanti alle occasioni. Voglia di gioventù? Scanto delle vicchiaglie?

            Certo è che mai avremmo potuto immaginare che, addirittura, crollasse di fronte ad una magnifica ragazza, ma dai costumi assai disinvolti (una vera e propria ninfomane), tanto più che la sua giustificazione è stupefacente: la ragazza, infatti, si chiama Angelica e gli ricorda l’“Angelica”  dell’”Orlando Furioso”, dell’Ariosto ed il “nostro”  commissario sembra retrocedere alla sua prima giovinezza, quando immaginava azioni “vastase”, con la sua amante immaginaria.

          E dire che la partenza di questa nuova avventura non lasciava prevedere questi sviluppi (Andrea Camilleri, Il sorriso di Angelica, Palermo, Sellerio).

 

 

 

          Livia era arrivata da Boccadasse ed il Commissario si era anche, scioccamente, ingelosito perché nel sonno la donna era uscita in un’espressione che poteva essere interpretata in tanti modi, e Montalbano l’aveva interpretata nel peggiore:

“No, Carlo, di dietro, no”

Erano seguiti giorni di astio di Montalbano contro “tutti” i “Carlo” che aveva occasione di incontrare (anche “storici”), attutiti solo da una “pace” dovuta alla solita ottima cena da Enzo, che aveva ben predisposto Livia:

Niscero dal ristoranti tinennosi per mano. La riconciliazioni notturna fu longa e perfetta”

Poi tutto si era chiarito e alla fine Livia era rientrata a Genova.

E’ con una concomitante storia di furti eclatanti, che scatta la trappola; Montalbano incontra Angelica e “cade” immediatamente:

La porta si raprì e al commissario capitarono di seguito i tre seguenti fenomeni: primo, leggero annigliamento della vista, secunno, sostanziali ammollimento delle gammi e, terzo, notevoli ammanco di sciato. Pirchì la signora Cosulic non sulo era ‘na trentina di stupefacenti biddrizza naturali, acqua e saponi …

            E’ veramente un Camilleri in gran forma, questo de “Il sorriso di Angelica”, che dà sfoggio alla “sua” lingua ed delle sue capacità di ironizzare come non mai, con i dialoghi esilaranti con Catarella (alle prese, questa volta, con una serie infinita di cognomi e nomi da ripetere) e con il medico legale; peccato che il numero limitatissimo di morti (cadaveri) restringa al minimo la presenza del dott. Pisquano:

          “Buttanazza della miseria, ho passato la notti al circolo e haio un sonno che mi mangia vivo” sclamò irritato Pasquano. “Ha perso?” “Si faccia i cazzi suoi” replicò il dottori al solito cortese e di signorile linguaggio .

            Breve, purtroppo, anche l’apparizione del Pubblico Ministero Tommaseo; lo “vediamo”, comunque, sbavare alla vista della foto della bellissima Angelica.

Per tornare a noi, è ovvio segnalare che quella tra il “nostro” commissario e Angelica è una relazione difficile (per lui, non per la ragazza); Montalbano è combattuto ed arriverà anche a confessare il tradimento a Livia, che, ascolta la sua telefonata e la interrompe, seccata, perché non gli crede, e pensa che voglia solo farle perdere del tempo.

          Il tutto, però, si conclude, con la vittoria piena della giustizia e vediamo, altresì, Montalbano, ormai svuotato di volontà e sorretto dalla discreta solidarietà di Fazio (che mai come in questo racconto assume la funzione di comprimario), riaffermare i principi che sempre hanno regolato la sua condotta. La storia, però, ci lascia con l’amaro in bocca, perché, la ragazza ci era simpatica.

          Sempre più palesi le posizioni politiche dello scrittore, disgustato (noi lo sappiamo), dall’andazzo della nostra vita pubblica e dalle difficoltà che la polizia ha nel muoversi.

Ci mise un’orata buona a convinciri il pm Tommaseo a fari mettere sutta controllo i tri telefoni. Appena si parlava d’intercettazioni, i pm si chiuivano a riccio. E po’ se capitava che un rapinatori, o uno spacciatori, o un magnaccia era amico stritto di un deputato? Di certo, finiva a schifo per il povero magistrato. Il governo perciò stava tintinno di fari ‘na leggi che le proibiva tutte, ma ancora non ce l’aviva fatta, per fortuna.

“Dottore, non abbiamo personali. Con tutti questi tagli che ha fatto il governo …” “E hanno magari il coraggio di chiamarla liggi supra alla sicurezza dei cittadini! Semo arridotti senza machine, senza benzina, senza armi, senza òmini … Si vidi che sunno seriamenti ‘ntenzionati a favoriri la sdilinquenza. Basta. Che potemo fari?”

 

            Gialli quelli di Camilleri, ma “magari” letteratura di impegno civile.

 

 


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