24 gennaio 2011,  Dario Ghelfi: Il nipote del Negus

  

IL NIPOTE DEL NEGUS

 

          Con ogni probalità la critica può corretta a questa ultima fatica di Camilleri (Andrea Camilleri, Il nipote del Negus, Palermo, Sellerio, 2010)

 

 

 

è quella che lui stesso scrive nella “nota” al termine del romanzo: “ …Dunque. torno a ripetere: se i fatti più importanti, quali il tentato coinvolgimento del Principe nelle intenzioni espansionistiche di Mussolini o le vicende delle sue tresche amorose o la sua beffa finale, sono del tutto inventati, rimane pur vero il clima di autentica stupidità generale, tra farsa e tragedia, se segnò purtroppo un epoca”. E ci viene, immediatamente un sospetto; non è che tra ottanta anni qualcuno non si servirà di espressioni simili, per descrivere la nostra di epoca, che in quanto a stupidità non scherza e che dalla farsa scivola sempre di più verso la tragedia!

          Ma ritorniamo a noi o meglio al romanzo di Camilleri; veramente lì gli stupidi (o ancora gli ipocriti ed i servi abbondano, richiamando ancora una volta i tempi nostri) abbondano, a partire dal loro  “principe” (degli imbecilli, si intende, non il Principe abissino, che stupido non è, semmai è un fior di mascalzone dall’avidità e dalla prosopopea impressionante), il Federale di Montelusa. Gli unici che sembrano salvarsi sono, in una certa misura, il Questore di Montelusa e certamente il Commissario di P.S. di Vigata, l’unico che usa il cervello e che ragiona. Ma se la cavano bene anche le donne, a partire dall’infermiera, “vittima” di un tentativo di stupro da parte del Principe e la professoressa Butticé, stanca morta di sostenere una virtù che la opprime e di cui vuole sbarazzarsi.

          Mirabile la struttura del romanzo che si muove su due linee; da una parte il susseguirsi delle note ufficiali (i vari uffici governativi, da Vigata ai Ministeri di Roma e le istanze della Chiesa) e dall’altra gli interventi narrativi che quasi sempre hanno la forma di un colloquio che si svolge tra due protagonisti (alcuni sono esilaranti, come quelli nella camera da letto dei genitori di tale Nicoletta, che ha un ruolo forte nel racconto), una sorta di …; il lettore li aspetta come aspettava le uscite di scena di Nero Wolf, quando lasciava tutto e tutti per le sue orchidee).

          Semplicemente “grandiosa” la “finestra” dell’Albergo Trinacria, a Montelusa, una stupefacente rappresentazione dell’orgasmo femminile!


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