23 febbraio 2011   Dario Ghelfi

L’ELEGANZA DEL RICCIO

 

            E’ ormai un libro noto, “L’eleganza del riccio”, di Muryel Barbery, e/o edizioni, tradotto in decine di lingue e quando una storia come questa ha successo, diventiamo un po’ più ottimisti, perché si tratta di un’opera che non punta sulla trama in sé, ma che tutta si gioca sulla rappresentazione dei personaggi, sulle loro riflessioni, sui loro sentimenti.

 

 

 

 

 

E, nonostante, la storia non conceda nulla all’azione, sentiamo, tuttavia, una certa tensione accompagnarci pagina dopo pagina, fino alla fine.

Il fatto è che. sin dall’inizio ci viene detto, con assoluta naturalezza, dalla “seconda” protagonista, una ragazzina di dodici anni, che si suiciderà al compimento del suo tredicesimo anno di vita, non dopo aver dato fuoco all’appartamento in cui abita (prese, comunque, tutte le precauzioni, perché nessuno, uomo od animale potesse rimetterci la pelle). Paloma, così si chiama, è di un’intelligenza precoce e superiore e non riesce a sopportare la nullità delle persone che la circondano, a partire dai suoi familiari (e, particolarmente, dalla sorella); non palesa nulla di sé e cerca in tutti i modi di nascondersi, di apparire assolutamente normale, di confondersi con le coetanee. Cerca di evitare gli “altri” e si nasconde, determinando paure ed ansie nella madre; una volta, a giustificazione, dice, ma per scherzo, di sentire delle voci nella testa; viene creduta ed ha un bel daffare per smentirsi; la faccenda le costa un incontro con lo psicanalista della madre, di cui magistralmente, comunque, si libera.

Ma la professionista della “maschera” è René, portinaia del palazzo in cui vive anche Paloma (ma le due non si frequentano, ovviamente); una dimora più che signorile, prestigiosa, abitata da proprietari tanto facoltosi ed importanti, quanto vuoti. René, provata dalla vita, ormai vedova, convinta che ciascuno debba stare al proprio posto, supportata da una fisicità non certo alla moda (è grassottella e piccola), cerca in tutti i modi di mostrasi per quello che NON è,  incolta, relativamente scorbutica, trasandata e sciatta. Quando, invece, è una raffinatissima autodidatta, le cui conoscenze ed interessi spaziano dalla pittura alla musica, dal cinema alla filosofia. Nessuno sospetta di lei, se non la piccola Palma, che un giorno si era accorta che dalla borsa della spesa di René erano caduti a terra alcuni testi; la ragazzina aveva intravisto che erano pubblicazioni di un’editrice universitaria specializzata in filosofia.

Dal punto di vista stilistico la storia procede lungo percorsi paralleli; da una parte il racconto di Renè, la vita quotidiana della portineria, gli incontri con gli abitanti del palazzo, il suo isolarsi nella cultura, terminati i propri servizi; dall’altra “I pensieri profondi” di Paloma, le sue considerazioni sui familiari, sulla gente che incontra, sul mondo in generale.

Il meccanismo si interrompe quando, in seguito alla morte di uno degli abitanti del palazzo, l’appartamento già occupato dal defunto, viene venduto e compare, come nuovo proprietario, un distinto signore, di nazionalità giapponese (la cultura giapponese è, già di per sé, un mito per Paloma, che ne studia la lingua, mentre il cinema del Sol Levante lo è per René).

Il nuovo arrivato, Ozu, che si rivelerà persona affascinante e coltissima, nonché “curiosa”. Sarà Ozu ad intuire che René non è quella che vuole apparire, cogliendone le emozioni, quando cita un classico russo ed osservando che il gatto della portinaia si chiama come Tolstoi. I suoi sospetti saranno avvalorati da quelli che già Palma nutriva, con la quale si trova casualmente in ascensore.

Ben presto Ozu, che si rivolge direttamente a René, si rende conto della realtà e di come la portinaia sia una persona di una cultura eccezionale e tra i due si istaura un rapporto di profonda stima ed amicizia. Quel rapporto coinvolge anche Paloma, che inizia a frequentare la guardiola di René, che diventa, con il permesso, questa volta di sua madre (che ovviamente ignora tutto), il suo nuovo rifugio.

Paloma, Ozu,  “smascheratori”, diventano gli amici di René, “smascherata”. Accanto a loro, una serie di altri personaggi, tutti perfettamente delineati, che ci accompagnano fino alla fine di una storia, nella quale è il linguaggio a giocare il ruolo essenziale, tanto che René e Paloma, non avevano perso l’occasione di celebrarne la ricchezza, attraverso quella che avevano definito la bellezza della grammatica.

 

 


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