23 febbraio 2003

IL "MOSTRISMO UNIVERSALE"

Mi piace questa espressione, mi piace per come rappresenta bene una consuetudine diffusa e mi piace per quel filino di negativo che contiene. In effetti questa alluvione di occasioni espositive non rappresenta un fatto negativo: in qualche modo anche la divulgazione più criticabile contiene degli elementi di positività; e bisogna anche dire che molto spesso le mostre sono interessanti.
Però qualche volta non si può non rilevare come la componente "fare business"  sia realmente troppo pesante e rischi di far passare in secondo piano il contenuto artistico e l'utilità culturale di certe manifestazioni.
Dio mi guardi dal denigrare gli organizzatori di questa mostra di cui non faccio nemmeno il nome per carità di patria, ma se guardate il "Regolamento" distribuito all'ingresso, se nel tentare di vedere un quadro vi sentite schiacciati da una folla incompatibile con gli spazi disponibili, se vi vedete impedire di ritornare nella sala precedente per ridare un'occhiata, se vi sentite un po' di ansia notando che i guardiani sono armati di pistola, se vi guardate intorno disperati cercando un ripiano qualsiasi dove poggiare un attimo il culo, se vi obbligano a depositare una borsa al guardaroba (a pagamento), se non sopportate più i divieti di fotografare, se vi sembra assurdo non poter ripetere il giro, se capite che tutto è finalizzato solo a smaltire il flusso quanto più rapidamente possibile, se alla fine non avete potuto godere le pur bellissime opere proposte, se capite che per organizzare una buona occasione espositiva non basta raccogliere buone opere ma serve anche tutto un contesto, andate a vedere i Musei e lasciate perdere le mostre anche se strombazzate e pubblicizzate come le tette in un film.

Ma prima ammirate il regolamento.

 

 

Mi permetterei di richiamare l'attenzione sul tono di questa orgia di prescrizionismo imperioso: tutto è proibito, tutto è obbligatorio, tutto è vessatorio; ma questo è un contratto come quelli che ci fanno firmare le banche e le assicurazioni; questo è il contrario di quanto io desidererei per poter fruire con profitto (culturale) di una esposizione di opere d'arte: ma chi ha steso questa paginetta non ha mai messo piede al Centro Pompidou a Parigi? o al Museo D'Orsay sempre a Parigi? o al Museo di Arti Antiche di Lisbona? o ai Musei Vaticani? o alla Fondazione Miro a Barcellona? So bene che una mostra ha esigenze diverse da un Museo permanente; posso anche apprezzare il successo di una manifestazione che richiama tanti visitatori da rendere difficile la loro gestione, ma mi sembra di poter esigere alcune semplici cose:

- spazi adeguati alla quantità di opere esposte e al presumibile flusso di visitatori,
- numero controllato di visitatori per non affollare troppo le sale,
- sale ampie con sedili per fermarsi a guardare le opere riposando e gustandole per un tempo adeguato,
- il diritto di tenermi addosso o al braccio giacche, cappotti, borse, ecc.
- il diritto di fotografare e filmare, ovviamente senza flash e con apparecchiature amatoriali,
- il diritto di vedere e rivedere in qualsiasi direzione le sale,
- il diritto di avvicinarmi alle opere, ovviamente senza toccare,
- la presenza di assistenti con funzioni diverse da quelle di secondini armati,
- un biglietto che una volta pagato mi dia possibilità di utilizzarlo anche in giorni successivi, certamente una sola volta,
- un book-shop degno di questo nome e un catalogo decente,
- servizi di ristorazione comodi e "integrati" nel percorso espositivo,
- il tono dei regolamenti meno "carcerario"

E' evidente che io vivo in un altro pianeta e pretendo l'impossibile.

 

beppe

 

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