22 novembre 2010   Dario Ghelfi

CINEMA E MERCATO

 

Può sembrare incongruo parlare di cinema e delle sue problematiche, in un periodo come questo, funestato da una crisi economica che non sembra aver fine, con continue perdite di posti lavoro, al di là dei messaggi e delle notizie rassicuranti sullo stato del P.I.L. (ma noi siamo abbastanza insensibili, legati come siamo, in merito alla questione, al famoso discorso di Robert Kennedy) che ci provengono dalle televisioni governative, ufficiali ed ufficiose.

Intanto pensiamo, che la crisi non sia soltanto economica, ma anche culturale e che il cinema sia, a pieno titolo, cultura, e che la crisi economica faccia perdere posti di lavoro anche in questo settore, specie quando, si propende, in regime di contenimento della spesa, a tagliare proprio sulla cultura, piuttosto che nelle ancora plateali ed evidenti aree di spreco.

Al di là della crisi economica, sappiamo come quella culturale, si traduca, nell’ambito del cinema, in un pesante attacco alle rendite del settore, laddove una cosiddetta censura di mercato, chiude in sale di nicchia, con guadagni insignificanti, tanti film di pregio, che sono anche risultati vincitori nei vari Festival. E’ una sorte che tocca, democraticamente, a film italiani e stranieri, che non arrivano alla generalità dei possibili spettatori.

Gli ultimi casi riguardano “Des hommes et des Dieux”, già con una “traduzione” (?) che ne manomette il significato (“Uomini di Dio” ?!?) che, in molte città, troviamo solo in sale d’essai, per cinefili. Del pur citato (ha invitato ad andare a vederlo anche Michele Santoro, in “Anno Zero”)  “Noi credevamo”, di Mario Martone (un’opera che vuole dare una visione corretta della nostra storia, “fuori” dall’iconografia dei “padri della patria”), sembra, dalle informazioni della stampa, che ne siano state distribuite 30 (trenta) copie[1]. “la Repubblica” del 20.11.2010, parlava di centinaia di copie per “La donna della mia vita”, un film di prossima visione, un film sul quale non ci permettiamo di esprimere critiche negative, ma che comunque non dovrebbe avere la stessa connotazione culturale. Vanno bene 2/300 copie per questo film; il problema è che ce ne vorrebbero altrettante per “Noi credevamo”!

Il fatto è che siamo ormai di fronte, dopo più di un ventennio di proposte televisive mirate ad imporre certi modelli, ad un pubblico disorientato, che si vuole non pensante e spesso disarmato, perché non gli si sono date competenze in ordine alla grammatica e alla sintassi del linguaggio cinematografico (e qui il discorso sul cinema si lega a quello della scuola). Non dobbiamo poi stupirci se diserta pellicole che reputa difficili e che non presentano i richiami dell’anatomia femminile a cui è stato abituato.


 

[1]  Auguriamoci che ci sia un errore! Poco più di una per Regione; se presumiamo che in Lombardia (Milano), nel Piemonte (Torino), nel Lazio (Roma), in Campania (Napoli) ne siano arrivate più copie, intere Regioni dovranno mettersi in lista d’attesa!

 

 


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