22 NOV 2002

Dario Ghelfi

PER UNA STORIA DEI NO ALLA GUERRA

 

Il fronte del NO alla guerra all’Iraq appare, oggi, almeno i Italia, abbastanza esteso, anche se occorre distinguere i NO SENZA SE E SENZA MA, dai NO con i distinguo (ma, se, però …).

L’alibi insomma dell’O.N.U., come se al Palazzo di Vetro vivessero dei marziani, al di sopra delle parti, quando tutti fingono di ignorare che le Nazioni Unite sono la somma dei vari Paesi, e che all’O.N.U., come nel mondo, contano moltissimo gli Stati Uniti (e lo si è visto nella risoluzione che il Consiglio è stato indotto ad assumere). Vale la pena ricordare che l’O.N.U. si è bruciata ogni credibilità quando, a fronte dell’attacco della N.A.T.O. alla Federazione Jugoslava, si è supinamente allineato sulle posizioni dell’attaccante.

Tutti gli oppositori alla guerra all’Iraq non mancano, correttamente, di sottolineare come Saddam Hussein non sia un democratico e che, tra i vari crimini, abbia compiuto anche quello di massacrare (quando era ancora amico degli U.S.A, però) quei curdi, che sono ora tranquillamente perseguitati dall’amico governo turco.

E’ dunque un bel passo avanti opporsi alla guerra per certi settori della sinistra, che consideravano molto più cattivo, molto più antidemocratico Milosevic (in una Serbia in cui le maggiori città erano localmente governate dai suoi oppositori), dato che quando la N.A.T.O. gli ha fatto la guerra, si sono messi addirittura a correre per parteciparvi.

E’ è un altro bel passo avanti, per certi settori della sinistra, aver riscoperto l’art. 11 della Costituzione Italiana, specie da parte di coloro che avevano dimenticato addirittura quell’articolo dello stesso Patto Atlantico, che autorizzava la guerra solo in caso di attacco ad un Paese membro (articolo che, prudentemente e con lungimiranza, è stato cambiato, dopo la guerra!).

E speriamo che contro la guerra preventiva ed infinita, si accompagni anche la battaglia contro la pacificazione interna preventiva, quando a causa della lotta al terrorismo, in tutti i Paesi del mondo, sembra perdere colpi la democrazia, con il progressivo restringersi dei diritti dei cittadini.

 

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