21 settembre 2012, Dario Ghelfi

Note geografiche su Giulio Cesare “al cinema”

  

Insegno geografia, in una Facoltà di Scienze dell’Educazione, in un’Università del Nord Italia. Una geografia aperta ad una molteplicità di esperienze e di discipline; tra le tante, piace qui citare la musica (che è una sorta di colonna sonora del luogo), l’arte ed in particolare la pittura (che “illustra” il luogo), la letteratura (che interpreta il luogo, che scava dentro il luogo), il cinema (che ci va vedere il luogo “in movimento”).

Dal punto di vista didattico, nella mia attività di docente, è il cinema che mi sono trovato, in questi ultimi anni, a privilegiare, con una particolare attenzione alle pellicole che si rifanno ad opere letterarie (insistiamo sul “rifarsi”, che il film è sempre qualcosa di “altro” dall’opera cui si ispira).

Ma entriamo nel merito di questa nota.

“Giulio Cesare”  è una tragedia scritta da William Shakespeare; il suo primo adattamento cinematografico, è, se non erriamo, il film omonimo, di Joseph L. Mankiewicz.

L’ultimo é “Cesare deve morire”, firmato dai Fratelli Taviani.

Il primo é un grande colossal americano, con un cast di attori incredibile, il secondo ha come interpreti reclusi del carcere romano di Rebibbia

Opere diversissime, evidentemente  l’una dall’altra, quella dei Fratelli Taviani considerata anche una sorta di docu-film[1], di cui però ci interessa confrontare, con il primo, un singolare aspetto, quello della rappresentazione dei luoghi, nei quali gli eventi accadono.

          I personaggi del capolavoro di  Mankiewicz sono gli stessi di quelli del film dei Fratelli Taviani, ma cambia lo sfondo nel quale si muovono, mutano gli ambienti.

          Nel primo la Roma, che è, di fatto, già imperiale, se non altro perché è titolare di un impero: una città imponente, che assiste ai trionfi dei suoi generali vittoriosi, con grandi piazze e maestosi edifici.

          Nell’altro il chiuso della prigione; nessuna panoramica, luoghi angusti, il teatro del carcere. Uno dei momenti di maggior “slargo visivo” è quando vediamo il pubblico esterno, che entra nel carcere per assistere alla rappresentazione.

 

 

 

 

 

 

         

 

Nel film hollywoodiano il momento più esaltante della storia, si svolge in una cornice eccezionale: la famosissima perorazione di Antonio (Marlon Brando), con alle spalle l’iconografia del Senato romano.

 

 

 

 

 

 

In quello dei Fratelli Taviani il tutto si svolge tra mura che restringono (il tutto ben reso altresì dalla rappresentazione, parallela al “Giulio Cesare”, della vita carceraria, con le porte delle celle che i secondini ripetitivamente chiudono, una volta entrato il detenuto), e restiamo stupiti di fronte all’uccisione di Cesare, all’orazione “pro” Cesare di Antonio, che si collocano nello spazio limitato del teatro del carcere.

La prigione, luogo claustrofobico dove dominano gli interni, dove non compaiono piante o animali, dove lo spazio è circoscritto, chiuso alla vista del detenuto. Ma uno spazio che immaginiamo, che siamo costretti ad immaginare, laddove nel film di Mankiewicz, che pure privilegia gli interni, si apre a scorci di panorami, a quella piana di Filippi dove si deciderà l’avventura di Bruto e di Cassio.

 

 


 

[1] Docufilm [pronuncia: docufìlm] nome maschile inglese invariabile, film documentario che tratta la vita di una persona, fatti realmente accaduti o problemi di attualità: Esempio: un docufilm sull'11 settembre. http://www.wordreference.com/definizione/docufilm, accesso l’11.09.2012

 

                                                            

 


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