29 gennaio 2011   Dario Ghelfi presenta Valentina Nordio

"Inizia a scrivere nel nostro sito, di cinema, un'altra Valentina (sembra che tutte le Valentine siano così, probabilmente sentono l'influsso della mirabile loro omonima, la splendida Valentina di Crepax).

Si tratta, questa volta, di Valentina Nordio, giovane laureanda in Scienze della Formazione Primaria, alla Libera Università di Bolzano, attiva nella cooperazione internazionale e innamorata, tra l'altro, del Kenya.

Dario


21 ottobre 2011

Aggiornamento su Valentina: 

si è laureata in Scienze della Formazione, a Bressanone, con un 110 e lode e con una tesi che racconta la sua esperienza di volontariato in Kenya, di cui alla Rubrica "Diari di viaggio"

Complimenti Valentina.

Beppe


 

 

Il dubbio

Un film sulla promiscuità di pregiudizi e convinzioni

 

John Patrick Shanley, il regista dell’opera, offre una pellicola ambientata nel Bronx degli anni ‘60, che sprona lo spettatore ad indagare nella psicologia dei personaggi, nel fuorviante tentativo di approdare ad una possibile verità scaturita dall’umano sospetto. Una verità macchiata da supposizioni e indizi che, come tale, non potrà mai essere palese, ma intrisa di incertezza e margine di errore.

L’ambientazione, circoscritta all’ambito angusto della Parrocchia di St. Nicholas del borough a nord di Manhattan, tocca una tematica scottante, che di certo non caratterizza la sola cultura americana del periodo considerato: la pedofilia e, più nello specifico, il suo nesso con l’ambito clericale e tutto ciò che di meschino e ributtante si cela, talvolta, dietro l’abito talare. Una piaga sociale presente, oggi come allora, che purtroppo dilaga latente, preservata dal divieto sacrale delle denuncie verso una realtà potente e protetta quale la Chiesa. Ma il regista lo fa in maniera magistrale, invitando gli spettatori a vagliare attentamente i propri sospetti, allontanandoli dall’influenza negativa di ipotetiche avversioni personali, obbligandoli così al severo vaglio del giudizio.

Shanley realizza un film di assetto drammatico, che privilegia selezioni di immagini statiche, lunghi dialoghi ed ambienti chiusi e freddi ripresi da inquadrature fisse.

 

  

 

L’austerità della pellicola è resa ancor più evidente dalla stagione invernale che rende ogni piccolo particolare sterile e severo, quasi a voler esaltare la rigida scenografia che permea il racconto. La lentezza del film dà inoltre la possibilità di riflettere e ipotizzare congetture sulla base di qualche indizio trapelabile dai gesti dei personaggi, da una parola detta, o forse non detta.

La regia affida la narrazione dei fatti ad un cast superlativo, suggellato dai premi Oscar Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman che indossano le vesti di due personalità antitetiche: rispettivamente quella di Sorella Aloysius e di Padre Flynn.

 

 

 

 Lei è un’inflessibile religiosa, che ricopre il ruolo di Preside di una scuola cattolica annessa alla Parrocchia, nonché Superiora della Congregazione di Sorelle, che gestisce l’istituto; crede fermamente nel rigore della disciplina conservatrice ed è temuta dagli studenti.

Lui è un prete di origini irlandesi, progressista ed innovatore, che sta tentando di allentare la chiusura mentale della Comunità della borgata. Attraverso un atteggiamento riformatore, sprona i fedeli a rimuginare sulle proprie azioni e le relative ripercussioni che esse possono avere sugli altri. E lo fa soprattutto mediante i sermoni della messa domenicale: prediche rivolte ai presenti che veicolano un esplicito monito verso Sorella Aloysius, che l’ha accusato di uno dei più infimi misfatti verso il debole e l’indifeso.

Di notevole spessore, per l’efficace resa metaforica, è quello relativo al pettegolezzo:

 

«Un giorno una donna spettegolava con un'amica di un uomo che a malapena conosceva... so che nessuno di voi l'ha mai fatto. Quella notte fece un sogno. Un'enorme mano apparve su di lei, e le puntò il dito contro. […]. Il giorno seguente andò a confessarsi dall’anziano Padre O'Rourke. […]

“Mi dica, ho commesso peccato?". "Sì", le rispose il prete, "sì, donna ignorante e male allevata, hai detto falsità sul conto di un tuo simile, hai messo a repentaglio la sua reputazione, dal profondo del cuore te ne dovresti vergognare". […]

"Va a casa tua, prendi un cuscino e portalo sul tetto, squarcialo bene con un coltello, e poi ritorna da me". […]

La donna tornò poi dal prete come lui le aveva detto. "Hai squarciato il cuscino con il coltello?" Chiese lui. "Sì, Padre". "E il risultato qual è stato?" "Piume", disse lei. "Piume", fece eco il prete. "Piume dappertutto, Padre". "Ora, voglio che tu torni a casa, a raccogliere una per una tutte le piume volate via col vento". "Beh", rispose la donna, "non è possibile, non so dove siano finite, il vento le ha portate chissà dove". "E questo è", disse Padre O'Rourke, "IL PETTEGOLEZZO!"

 

Parole forti e incisive, la cui sfumatura di ammonimento viene recepita soprattutto dall’innocente e pura Sorella James, una giovane insegnante della scuola guidata da ideali sinceri e che mira ad un rapporto empatico con i propri allievi, lontano dall’intransigenza di Suor Aloysius, incapace di donare calore umano.

Una personalità interpretata da una splendida Amy Adams, perfetta nel rendere l’idea della figura che si barcamena tra due opposti punti di vista, che la portano ad una costante messa in discussione di certezze verso i due protagonisti cardine della pellicola.

 

 

 

 

Un giorno, la giovane Sorella rivela alla Superiora di aver notato, nel Padre, alcuni atteggiamenti sospetti nei confronti di Donald Miller, uno studente di colore, anzi, il primo ragazzo nero ammesso nell’Istituto. Ciò dà adito ad una sorta di crociata da parte dell’imperterrita Suora Aloysus, che mira innanzitutto a scoprire quella che per lei è la cruda verità che marchia il prete come pedofilo. Crediamo però che, recondita e sottile, da parte sua, ci sia anche la volontà di allontanare Donald dalla scuola, perché emblema di un fatto eclatante di apertura riformatrice del contesto scolastico cattolico. Eppure la madre del ragazzo, opponendosi al marito violento, aveva fermamente voluto che il figlio frequentasse proprio quella scuola privata, lontana, nel suo immaginario, dall’impianto mediocre dell’istituzione pubblica e in grado di spalancare al ragazzo le porte ad un futuro di successo.

La sua reazione alle rivelazioni della Suora lascia lo spettatore confuso di fronte ad un’interpretazione biforcata: è disposta ad accettare gli abusi sul figlio purché Donald completi l’anno scolastico, oppure non crede minimamente alle parole della Sorella, che condannano un uomo puro e sincero, che rivolge al ragazzo attenzioni svincolate da secondi fini?

Il film è un continuo concatenarsi di dubbi: lo spettatore non avrà il beneficio di sapere se effettivamente Padre Flynn, che lascerà la Parrocchia, è reo della terribile accusa che la Suora e tutta una serie di indizi, rivolgono alla sua persona. Shanley non si limita al mero racconto di una storia di presunta pedofilia; il suo fine è più alto, perché vuole condurre lo spettatore a proseguire il racconto oltre la fine del suo lungometraggio, inducendolo ad indagare nei meandri insidiosi del pensiero opinabile ed incerto.

 

Valentina

 

 


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