21 ottobre 2005

 

 

Dario Ghelfi

 

NORDEST

         E’ un noir straordinario quest’ultimo libro di Massimo Carlotto, scritto a due mani con Marco Videtta (Massimo Carlotto -  Marco Videtta, Nordest, Roma, e/o, 2005), che sta alla pari con l’altro suo capolavoro di “Ciao amore ciao”, la cruda rappresentazione della fine dei miti e delle speranze di un’intera generazione. Se il noir è un romanzo sociale in cui tutti sono cattivi (leggasi “Romanzo criminale. La metà oscura della storia”, di Carlo Lucarelli, ne “il Manifesto”, 2 ottobre 2005), non c’è dubbio che “Nordest” non lo sia, quando gli unici a salvarsi da un giudizio negativo sono il giovane protagonista e la sua amica “ecologista”. E con le pagine che, a chiusura del racconto, sono un inno all’ipocrisia del malaffare paludato da impresa.

         La connotazione di giallo alla storia la fornisce l’assassinio di una giovane e bella ragazza, che doveva convolare a nozze con il figlio di uno dei maggiorenti del “paese” (non si dice quale sia, sempre di “paese” si parla e si immagina voglia rappresentare tutte quelle cittadine del Triveneto, dove è nato il nuovo miracolo italiano, insidiato ora dalla concorrenza della Cina, cui si risponde con un’accelerata delocalizzazione delle imprese). Il giovane, doppiamente colpito dalla morte della fidanzata e dal fatto che si suppone che il suo assassino sia un suo sconosciuto amante, inizia ad indagare per scoprire il responsabile del delitto e le ragioni dell’agire della sua ragazza, incontrando una serie di personaggi che via via dipingono uno scenario da vero e proprio “romanzo criminale” (il riferimento non può che andare al magnifico volume, dal titolo omonimo, di De Cataldo, recentemente passato al cinema, per la regia di Michele Placido).

         Le istituzioni praticamente non ci sono, a parte un intelligente maresciallo dei carabinieri, che ha difficoltà a muoversi a causa di un magistrato attentissimo a non disturbare i potenti. C’è tutto il Nord Est, con la sua commistione di attività imprenditoriali e di criminalità, del bel vivere dei locali notturni, delle fabbrichette e dei loro padroncini, degli avvocati e dei fuorilegge, a cui Carlotto ci aveva già abituato con la sua serie dell’”Alligatore”.

 

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