21 luglio  2007

Dario Ghelfi

 

 

MI FIDO DI TE

          Ricorda, in un certo senso,  il Giorgio Pellegrini di “Arrivederci Amore ciao”, il personaggio dell’ultimo libro di Massimo Carlotto (questa volta coautore, perché il libro è scritto a due mani: Francesco Abate – Massimo Parlotto, Mi fido di te, Torino, Einaudi, 2007), Gigi Vianello, un’emblematica figura di delinquente, non privo, al contrario del Pellegrini, però, di una certa ingenuità, che lo fa cadere in situazioni che non riesce poi a controllare, riducendosi così ad assumere anche il ruolo di vittima, a fronte di figuri che in fatto di criminalità gli sono maestri. Situazioni che permettono agli autori di utilizzare anche una certa ironia.

         Lo sfondo in cui si muove Vianello è più limitato di quello di Giorgio Pellegrini (là, prima di approdare al Nord Est, ci si era mossi a livello intercontinentale); qui dopo un apprendistato criminale nel Nord Est, si passa alla Sardegna, che diventa per il “nostro”, la base operativa di una nuova redditizia attività criminosa: la sofisticazione alimentare.

 

 

 

         Proprio perché vive sui prodotti adulterati, non tanto per darsi una copertura, quanto per non incappare nelle sue stesse sofisticazioni e difendere la sua salute, Vianello è diventato proprietario di un ristorante raffinatissimo, centro di ritrovo di buongustai (il “nostro” beve esclusivamente acqua minerale scozzese, importata direttamente dalla Scozia). Il bello è che Vianello, di fronte agli inevitabili effetti dei suoi cibi adulterati si diverte a “segnalare”, in cedrto qual modo, la verità alle “sue” vittime:

                  … - Ha uno strano colorito questa mattina, vicesovrintendente Torrini - … - Sono un paio di giorni che ho una strana nausea, spossatezza, mal di testa, mal di pancia … - Intossicazione … -  le dissi sorridendo malefico. – No, no, un mio collega mi ha detto … che mezza città è nelle mie stesse condizioni. Dice che è un virus. Quest’anno l’influenza prende così … _ Sì, sì … fossi in lei starei attento al rancio della mensa della questura … -

            … - Ha gli occhi giallognoli …  – dissi … - E’ un paio di giorni che ho una strana nausea, spossatezza, mal di testa, mal di pancia, sto perfino andando di corpo più del dovuto … - Intossicazione, diagnosticai sorridendo malefico - … - No, no, non credo … mezza città è nelle mie stesse condizioni. Dice che è un virus. Quest’anno l’influenza prende così ..- Sì, sì caro notaio, certo l’influenza  in piena estate. Fossi in lei starei più attento a ciò che mangia nel ristorante sotto il suo studio …

             Come in ogni noir che si rispetti, non c’è un solo personaggio positivo in tutto il libro (salvo forse la sua fidanzata), così che, a fronte di tanti professionisti del tradimento, dell’ipocrisia, della cialtroneria (che occupano ogni settore della società), alla fine si rischia quasi di “tifare” per un Vianello, che, per imprudenza e/o per caso, cade vittima di giochi più grandi di lui.

         D’altra parte Vianello nella sofisticazione, ha un suo codice che non è morale, ma puramente legato alla tutela dei propri interessi: nell’adulterazione non bisogna mai assolutamente esagerare, per non privarsi, uccidendoli o semplicemente disamorandoli per quei particolari prodotti, dei clienti (il riferimento va al vino al metanolo che nel 1986 fece 19 morti e rese cieche 15 persone). Vianello distribuisce, infatti, “merda”, la sua, che distingue dalla “merdaccia”, quella degli altri:

          … La prima regola era di non esagerare mai con la sofisticazione per evitare che i consumatori crepassero dopo aver mangiato un bel piatto di spaghetti alle vongole … Le seconda era che il cibo sofisticato era dannoso solo se si consumava regolarmente, si trattava allora di distribuire il prodotto in piccole quantità ma nel maggior numero di negozi e supermercati. La terza era sapere sempre come era stato adulterato, non ci si poteva fidare di nessuno in quel ramo …

             E’, comunque, un’adulterazione di tutto rispetto anche quella del “nostro” Vianello; ce ne dà un “assaggio” all’inizio del libro, quando lo troviamo, in auto, fermo ad un semaforo, ad ammirare, dal finestrino, nell’auto affiancata alla sua, una mamma bellissima, con un bimbo, brutto, che gli fa le boccacce, distraendolo dall’osservazione della donna:

          … il bimbo iniziò a scartare una merendina. Gli sorrisi. “Mangia, bimbo bello, mangia”, pensai. Avevo riconosciuto la confezione. Il produttore era un mio cliente. Ogni mese lo rifornivo di alcuni quintali di ovoprodotto. Proveniva da una ditta di riciclaggio di rifiuti del torinese che, invece di smaltire le uova ammuffite, rotte, invase da parassiti, le ripuliva alla buona dalla putrescina e dalla cadaverina e le trasformava in una poltiglia confezionata in comodi bidoncini da cinque chili, pronti per essere versati nelle impastatrici delle industrie dolciarie. E non doveva essere cattiva dato il gusto con cui il bambino ora addentava la merendina …

          Perché il problema è proprio questo, dell’azzeramento del gusto

  … - Ma come fa la gente a non accorgersi della differenza di qualità? - … - Semplice … Il sistema moderno ha cambiato i gusti delle persone imponendo un regime alimentare di basso livello. Chi vuole mangiare cibo buono e sano non solo deve spendere ma deve anche imparare a capire che cos’è la qualità. Ecco perché si stanno ingrossando le fila di queste associazioni che si occupano di enogastronomia. Ma non dobbiamo preoccuparci, è tutta gente che ha quattrini …

             All’interno dei traffici della sofisticazione si svolge una vicenda complessa che partendo dalle sue disavventure giovanili venete  (quando era finito con l’essere il candidato genero di un truculento boss locale, la cui figlia sciroccata sembrava essere interessata unicamente alle droghe ed alle tariffe dei telefonini), si snoda tra donne in crisi per mancate maternità, politici-usurai, mafia russa, con un’ineluttabile discesa agli inferi. Il tutto accompagnato, ovviamente, da una sorta di colonna sonora, che rinvia alla canzone di Jovanotti – R. Onori – Javanotti, “Mi fido di te”, che dà il titolo al volume e che segna, di volta in volta, i vari capitoli delle disavventure di Gigi Vianello.

         Ancora una volta Carlotto ha colpito nel segno ed il noir, di cui è maestro riconosciuto, si mostra (non possiamo non ricordare e richiamare lo splendido Nordest, scritto con Marco Videtta) lo strumento letterario più idoneo a descrivere

i panorami delle nostre società in crisi.

 

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