Una recensione di Loredana Marano su una interessante esposizione a Grado, pittura e fotografia.
Loredana Marano è una latinista impegnata nell'insegnamento del latino in un Liceo del Friuli; è anche
Coordinatore Generale dell'associazione Centrum Latinitatis Europae, una associazione nata in Austria, con sede ad Aquileia, la cui Delegazione di Verona trova ospitalità nelle pagine di argentoeno, nella sezione Associazioni.
Ma la professoressa Marano è anche una scrittrice, autrice  sia di narrativa che di testi tecnico-didattici e studiosa attenta  con interessi vasti nel campo della Storia e delle Arti visive, per le quali sente una particolare propensione, con serie competenze perfino nel campo dell'informatica.

Sono davvero felice di questo contributo e spero che non sia l'ultimo.

Beppe

 

21 agosto 2007

LOREDANA MARANO

 

GRADO

Sala Esposizioni

Ingresso principale della spiaggia

 28 agosto-2 settembre 2007

  

TRE ARTISTI IN MOVIMENTO

 Franca Sebastianutto - Marco Stocco - Michela Del Forno

  

Franca, Marco e Michela si sono incontrati per pura casualità: è bastata una parola, un invito perché  trovassero un’intesa ed una comunanza di sentire che li ha portati a confrontarsi in uno spazio collettivo. Le 25 opere, pur nella diversità e benchè il tema dell’esposizione sia libero, si riconoscono in una linea comune che potrebbe essere “Il respiro della vita”.
In esse si percepiscono i diversi passaggi attraverso cui i tre autori hanno dato forma all’urgere di idee, sentimenti, sensazioni, fondendo ispirazione, soggetto, tecnica. E’ come se avessero costruito un mosaico in cui il dare ed il ricevere si assommano nell’esperienza e si annullano nell’opera.
La mostra fissa in questa precisa data storica una tappa del percorso artistico degli autori e traccia quella particolare linea di sviluppo, in cui artista e pubblico si riconoscono, in cui fermi appaiono i tratti dell’evoluzione personale.
Lo stesso soggetto, ad esempio il paesaggio naturale o la donna, è studiato da punti di vista, angolature diverse, in una rappresentazione poliedrica della realtà e degli archetipi culturali.

 

 

Franca Sebastianutto

 

Vive e lavora a Cervignano.
Ha studiato con noti maestri che l’hanno indirizzata verso un’espressività sempre più consapevole e sicura.
L’iniziale  pittura ad acquarello le ha permesso di saggiare un manifesto interesse verso i paesaggi della Bassa Friulana. Il fiume Aussa, in particolare, è assurto a epicentro di osservazione ed esplorazione. Fiume e case, fiume e laguna, fiume e fiori: si è mossa in questo modo arricchendo lo spazio rappresentato e definendo connessioni e rimandi. 
Appassionatasi in un secondo momento alla pittura ad olio e acritici, si è orientata verso altri soggetti come le nature morte, studi di nudi, ritratti e composizioni floreali. In queste ultime l’esplosione cromatica e la vitalità delle forme dichiarano e comunicano il trionfo della bellezza della natura. Fiori giganteschi in Esplosione si accampano al centro del quadro, infuocati dai colori e definiti da un tratto morbito, a compensazione dell’eccesso.

 


Resa più sicura dei propri mezzi, sta ora sperimentando una nuova tecnica colorica e plastica insieme. Olio e materiale sabbioso concorrono a dare spessore tattile ai nudi femminili, che si caratterizzano per linee pure e sapiente ombreggiatura.
Davanti ai suoi quadri - 8 sono le opere esposte- si percepisce lo stato d’animo dell’autrice nell’atto creativo: senso di leggerezza, liberazione dal quotidiano, immedesimazione.
Il colore è l’elemento significante della sua ricerca, come l’autrice stessa afferma, in quanto esprime l’ottimistica celebrazione della vita e la spinge ad sperimentare sempre nuove gamme cromatiche. L’interesse pronunciato verso il colore lo rende la ragione prima della sua pittura, tanto che il messaggio risulta, inevitabilmente, sotteso. La lettura dell’opera è facile, il lessico nitido. 
L’occhio del visitatore coglie la celebrazione della vita in una forma di empatia con l’autrice, attratta sia dalla bellezza della natura, sempre rassicurante, mai burrascosa, sia da modelli della pittura classica cercati per la purezza e l’essenzialità della rappresentazione del Bello.
La scelta di unità cromatica nei nudi femminili, come in Nudo o in Volto, attinge ad un bisogno di chiarezza nella rappresentazione del corpo femminile, preso ad emblema della bellezza, qui rarefatta pur nella concretezza della materia.

 


 

 

MARALI, Marco Stocco presenta l’UMANIVERSO

 

Friulano, Marali inizia il suo percorso di artista nel 2001, da autodidatta, per dare forma ad un sentire profondo.
Spinto da questo impulso ha sperimentato diverse tecniche tradizionali come olio su tela, acrilico su juta, scultura su pietra finchè ha esplorato e fatto propria una tecnica assolutamente nuova, lo smalto su laminato, materiale che bene esprime il pensiero speculativo dell’autore e, soprattutto, il suo tendere alla decantazione dell’esperienza fenomenica.
Quando dà vita ad un’idea, si sente altra persona, per questo motivo si è scelto un nome d’arte, Marali, sintesi del sè e dell’altro da sè.
L’opera di Marali è segno di una ricerca introiettata alla scoperta di un punto di collegamento con l’Universo Creatore, che si appaga solo nella contemplazione della Bellezza.
L’impulso interiore verso una ricerca mai paga è sostenuto dalla riflessione sul cammino fatto e avvalorato dalle esperienze vissute. Ma è la sperimentazione ad indirizzare ed alimentare la ricerca interiore, nell’accordo fra sensorialità e stati d’animo.
Nelle otto opere esposte, fra cui ricordiamo Rinascita, Rinnovamento, Eva, dal grande formato a superfici contenute, ritroviamo le parole chiave del suo percorso: linea, corporeità, profondità, ricerca interiore, essenza femminile.


Per Marali il corpo femminile resta al centro della visione della vita, segno di fascino, di pienezza di vita, di promesse. Concorrono a rivelare aspirazioni e suggestioni la purezza quasi geometrica della linea del corpo, il fondo nero, riferimento fondamentale all’essenza della vita, nel suo uscire dal nulla e nel suo immergersi nell’infinito.


Le figure femminile appaiono raccolte in sé, fissate in gesti o movimenti esaltati da una luce che illumina il silenzio del contatto con la Natura, evocata da elementi simbolici come la luna o presente solo nell’attesa della donna. La luce è essenziale: indica il punto di osservazione dell’autore  e svela l’ abbandono del suo animo alla bellezza dell’Universo. Più della sensualità emergono l’evocazione di spazi idefiniti e l’aspirazione ad una felicità irraggiungibile, ben visibili nel quadro Purezza corpo astrale.


L’artista sembra desumere da un’entità originaria norme e misure dell’organizzazione spaziale per determinare nuovi modelli di bellezza, applicati anche al ritratto, come Segni di un viaggio o Attraverso il silenzio.

 


In questo nuovo canone bellezza e verità, seppure inaccessibili ed impenetrabili, si incontrano in una sospensione dal presente, molto vicina al mito.
La lettura delle opere è aperta allo sguardo del visitatore, che negli smalti su laminato è invitato a raccogliere l’immagine metaforica, attraverso indizi e richiami culturali. 

 


 

 

Michela Del Forno presenta LA LUCE E IL SILENZIO

  

Nata a Udine nel 1972, si è avvicinata al mondo della fotografia nel 1995, prediligendo, come primo interesse, la natura: luoghi solitari e paesaggi antropizzati, in cui la presenza dell’uomo è percepita attraverso le tracce lasciate.
L’incontro, nel 2003, con il fotografo toscano Carlo Carletti, ha  orientato il suo interesse verso la fotografia in bianco e nero, da cui  ha preso avvio una ricerca di tipo tecnico ed espressivo. 
Le fotografie, scattate a pellicola e stampate a mano, formano un continuum il cui tema si conferma essere la carica evocativa sottesa ai luoghi della natura.


Nell’opera di Michela Del Forno si avverte quella spinta a vedere oltre la materia, a cercare all’interno del suo calco qualcosa di altro: svelare il manifestarsi della natura, allontanare il punto di vista per meglio individuare come il reale (la natura, ma anche l’uomo, i luoghi e gli oggetti) si manifesti in forme inaspettate e insolite. Gli spazi, le figure diventano specchio del sentire dell’autrice e mezzo introspettivo attraverso cui le emozioni trovano massimo risalto. La forma oggettiva trova corrispondenza nella visione simbolica. Allora l’animo scopre la bellezza, un lontano ricordo di qualcosa di inesprimibile, singoli istanti senza tempo da cui non ci si vorrebbe più separare. 
Nelle fotografie esposte, scattate tra il 2004 e il 2007, attrae la sensazione di silenzio carico di spazi o di scene. e la luce nelle sue infinite manifestazioni: trovare la luce nel buio, riconoscerla e celebrarla. I giochi di luce e ombra e i rapporti geometrici tra questi; i riflessi, i giochi di specchi che simboleggiano l’enigma; la luce che filtra rivela trasparenze, l’intimo delle cose e dei luoghi e la loro magia. E’ ciò che dà senso al resto, dà forma e spirito alla materia, evoca uno stato superiore delle cose e dell’animo umano.


Luce e buio si contrastano e si esaltano a vicenda, anche se alla fine è la luminosità, sempre definita da un punto di irradiazione, a farsi materia e a tradursi in un turbinio di lame che attraversano il paesaggio e gli oggetti.

Loredana Marano

 

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