20 giugno 2011  Sara e Dario: Viaggi e altri viaggi

Ancora una recensione a quattro mani: Dario da sempre una colonna portante di argentoeno e Sara: SARA CEOL è una studentessa del Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria, a Bressanone (Libera Università di Bolzano). E’ innamorata della letteratura e del viaggio. Le auguriamo di leggere tanti libri e di fare tanti viaggi e ci auguriamo che di questo continui a scrivere per noi.

beppe

 

VIAGGI E ALTRI VIAGGI

 

Dario. 1

 

Questa recensione a “due voci” ha una sua storia.

Dario insegna GEOGRAFIA alla Libera Università di Bolzano, al Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria, a Bressanone.

Nell’ambito delle sue lezioni ha invitato Flavio a parlare di “viaggi” e lui l’ha fatto, presentando un filmato relativo ad un viaggio, appunto, in bicicletta, in Israele e nei Territori Occupati.

All’inizio del filmato, due citazioni, l’una di Tabucchi, l’altra di Sepulveda.

Dario ha letto “Viaggi e altri viaggi” di Tabucchi (il libro da cui era tratta la citazione) e si apprestava a recensirlo.

Sara è una giovanissima studentessa e all’esame di Geografia, con Dario, ha presentato (non richiesta) una riflessione sullo stesso libro.

NON SE NE POTEVA NON TENER CONTO. Ed ecco la recensione a due “voci” e la ragazza che, come futura maestra, pensa al binomio bambino-viaggio.

 

Dario. 2

 

Abbiamo sempre amato la geografia ed i viaggi:

 

“Amore per la geografia significa correre a sfogliare l’atlante

 quando la televisione annuncia un evento in una parte determinata

 del mondo; significa puntare, a caso, il dito sul mappamondo

 e provare rincrescimento perché, con ogni probabilità, quel paese

 non lo potremo mai visitare. Vuol dire provare piacere nel conoscere

 la propria terra e la sua storia e nell’intuire le trasformazioni

che la muteranno; vuol dire provare piacere nel conoscere questo

 mondo, tanto grande ed insieme tanto piccolo”:

 

questo scrivevamo nel lontano 1986, in un testo dedicato all’insegnamento della geografia, “Didattica della geografia”.

Ed facile immaginare il piacere ci hanno dato le note di un gigante della letteratura, del tipo di Tabucchi, che annota, all’inizio del suo volume (Antonio Tabucchi, Viaggi e altri viaggi, Milano, Feltrinelli, 2010)

 

 

 

 

Ma Parigi fu la scoperta del mondo o almeno la scoperta che

 il mondo è grande. Non è neppur vero che è un “villaggio globale”,

 come pretendono i mass media. Il mondo è grande e diverso.

Per questo è bello: perché è grande e diverso, ed è impossibile

 conoscerlo tutto.

 

 

Sara. 1

 

“Viaggi e altri viaggi” è un’opera speciale, nella quale Antonio Tabucchi rimodella luoghi, viaggi e romanzi.    I luoghi di questi “Viaggi e altri viaggi” sono nomi, residenze, tappe, ma quel che più conta per lo scrittore è la “civiltà del guardare”, del ricordare, del connettere i luoghi alla gente. Tabucchi viaggia, si sposta, sosta, riparte e scopre, insieme alla bellezza, la diversità del mondo.                                                                                                  Leggendo il libro troviamo lo scrittore nel suo amato Portogallo, in quella Lisbona che ha fatto da scenario a molti dei suoi racconti; la patria del suo alter ego, il grandissimo poeta portoghese Fernando Pessoa. Poeta portoghese che ho imparato a conoscere ed apprezzare proprio dopo aver sfogliato e letto le pagine di questo meraviglioso libro.

 

 

 

La torre di Belem

 

Nel libro, Tabucchi, racconta e descrive molti altri luoghi meravigliosi che ha avuto la possibilità di visitare nel corso della sua vita: il Brasile, il Messico, l’India, ma anche l’isola di Creta in Grecia e tante città, Madrid, Genova, Barcellona, Parigi...

Scrive Tabucchi: «ho visitato e ho vissuto in molti altrove. E lo sento come un grande privilegio, perché posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che quella terra ci appartenga, come se essa non fosse in prestito, come tutto è in prestito nella vita». Lo aveva scritto anche il poeta greco  Costantino Kavafis nella sua poesia intitolata Itaca: “il viaggio trova senso solo in se stesso, nell’essere viaggio”.

 

Il viaggio è come la nostra esistenza, il cui senso principale è quello di essere vissuta.

         

Tabucchi vive al 100% i suoi viaggi ed è meraviglioso leggere le descrizioni dei luoghi che ha avuto la possibilità di vedere e vivere. Perché per lui viaggiare è vivere, conoscere e imparare è vivere e lo scrive: “ … molte cose ci possono bastare, e devono bastare, nella vita: l’amore, il lavoro, i soldi. Ma la voglia di conoscere non basta mai, credo. Se uno ha voglia di conoscere, almeno”… ed è esattamente ciò che pensiamo anche noi: l’uomo deve vivere nella curiosità, deve avere sempre voglia di imparare e conoscere e il viaggio, un viaggio vissuto a pieno, è il modo migliore per conoscere. E il modo migliore per viaggiare è quello di mettere in valigia non la solita guida turistica, ma libri di viaggiatori che prima di noi avevano visitato quei paesi. In quei libri non si trovano indicazioni per trovare alberghi o ambasciate o American Express; quei libri ci insegnano altre cose, cose più importanti e più utili per la propria conoscenza e per vivere il viaggio nel modo giusto: quei libri ci insegnano come, al tempo in cui erano collocati quei viaggi, si viveva, come si pensava, come si parlava, come si scriveva e quali categorie mentali vigevano in quei luoghi dell’altrove.

 

Dario. 3

 

Ma perché ci è piaciuta particolarmente questa opera, tra i tanti libri che raccontano, che parlano, di viaggi? Perché Tabucchi coniuga egregiamente viaggio e cultura, nel senso che ogni cosa che lo scrittore osserva, fa immancabile riferimento ad un evento culturale ed alle sue specifiche conoscenze letterarie, così che, seguendo il Tabucchi viaggiatore, possiamo scoprire innumerevoli “tesori”. In fondo il senso del libro è definito, già all’inizio, dalle sue annotazioni, in riferimento ad una visita a Pisa.

 

La fretta dei tempi obbliga il viaggiatore a visite sempre

più rapide e mirate: vista l’icona principale e scattata la

fotografia di rito, l’automobile o il bus inghiottono il

turista per altre destinazioni. Eppure anche il viaggiatore

frettoloso o obbligato ad orari di gruppo può permettersi

in pochi minuti una piccola deviazione e percorrere, a non

più di cinquecento metri di distanza dalla celebre piazza,

una deliziosa stradina per lo più ignota al turista.

Dalla adiacente piazza dell’Arcivescovado si può imboccare

Infatti via della Faggiola, sulla quale si affacciano antiche

case e palazzi signorili. Quasi alla fine, prima di sbucare

nella piazza dei cavalieri, una lapide di marmo sulla facciata

del palazzo che appartenne alla famiglia Sederini ricorda che

Giacomo Leopardi, loro ospite, qui trascorse quasi un anno,

dall’autunno del 1827 all’estate del 1828

 

          Ed è così per tutte le città che Tabucchi ha visitato e che ci descrive in questo libro di viaggi, tanto da farci riflettere sulle visite “nostre” (laddove abbiamo avuto la ventura di arrivare), una riflessione che ci induce a ripensare a ripeterle, magari, per “riparare”, con un’altra visita (senza drammatizzare, ovviamente, perché ciascuno fa riferimento alle proprie, di esperienze culturali, e perché cui ogni viaggiatore è diverso dall’altro).

          Con qualche personale compiacimento, perché ricordiamo, in un nostro viaggio, a Vienna, una specifica “deviazione”, imposta da un ricordo letterario. Avevamo appena letto, “La marcia di Radetzky” di Joseph Roth, uno dei più bei libri, a nostro avviso, che siano stati scritti sull’Austria “felix”, la saga dei Trotta (una famiglia emersa dalla moltitudine, perché nel corso della battaglia di Solforino uno di loro aveva salvato la vita all’imperatore), sullo sfondo delle vicende storiche dominate dalla figura di Francesco Giuseppe. La morte dell’imperatore, che precede di poco la fine della prima guerra mondiale e l’implosione dell’Impero Austro-ungarico, segnano la fine di un’epoca; una figura emblematica e drammatica, così come l’ha descritta Roth. E così, non abbiamo potuto esimerci dal visitarne la tomba, nella Cripta dei Cappuccini, nella Kaisergruft - Kapuzinergruft,  sotto la chiesa di S. Maria degli Angeli, in Piazza Neuer Markt, vicino al palazzo imperiale della Hofburg. Ed in quell’altro viaggio, quando abbiamo ripercorso la linea dei forti che da Montreal, lungo il Richelieu River, il Lake Champlain, il Lake George e l’Huson River porta ad Albany, ai luoghi delle battaglie della guerra “americana” dei “Sette Anni”, celebrata ed illustrata dal quel grande narratore che è stato Hugo Pratt.

L’elenco delle città e dei luoghi visitati da Tabucchi è lunghissimo, ciò che porta ad una serie lunghissima di “deviazioni” culturali: da Parigi alla Provenza (cioè da Delacroix a Picasso), da Madrid a Il Cairo (da Goya a Mahfuz), dall’amato Portogallo (Pessoa) a Buenos Aires (Borges).

          Al termine la bibliografia che supporta i viaggi di Tabucchi (“I libri di questo libro”) e l’elenco dei volumi specificatamente legati ai vari capitoli dell’opera (“Notizie sui testi”).

 

Sara. 2

 

Un’altra considerazione, che mi sorge spontanea, in relazione al mio essere una studentessa che vuole diventare una maestra. Viaggiare per conoscere e imparare é il modo migliore per avvicinare il bambino alla realtà che lo circonda e per sviluppare in lui la capacità di guardarsi intorno e per far tenere viva in lui la curiosità di scoprire sempre nuove cose. Toccare con mano, vedere dal vivo quello che viene insegnato a scuola, è un modo per rendere il bambino attivo nell’apprendimento.

L’uscire dalla scuola e muoversi sul territorio è la soluzione migliore per insegnare al discente che c’è un mondo intero attorno a lui, da conoscere e da vivere. Visitare, scoprire e conoscere al di fuori delle mura scolastiche peniamo sia possibile per ogni disciplina. Come affermò il poeta britannico Samuel Johnson: L'uso dei viaggi è di regolare l'immaginazione con la realtà, e, invece di far pensare come possono essere le cose, di farle vedere come sono”. Mostrare al bambino come sono realmente le cose che vengono insegnate a scuola è un passaggio importantissimo; rimarrà  affascinato dalla possibilità di viaggiare e di scoprire cose che stando fermi in un luogo non si possono nemmeno immaginare.

 

 

Ed, infine, una riflessione sul fatto che poco è il tempo che l’uomo ha oggi per conoscere le meraviglie che ci circondano: “… la fretta dei nostri tempi obbliga il viaggiatore a visite sempre più rapide e mirate: vista l’icona principale e scattata la fotografia di rito, l’automobile o il bus inghiottono il turista per altre destinazioni […]”. Bisogna saper viaggiare lentamente, bisogna trovare il tempo per farlo e bisogna capire che è proprio il sapersi prendere il giusto tempo in un viaggio che rende quest’ultimo unico e speciale.

 

Elogio della lentezza: slow time!

 

 Dario & Sara

 

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