20 giugno 2010   Dario Ghelfi, Star bene al nido

 

B. Q. Borghi (a cura di)

Star bene al nido d’infanzia. Strumenti per la gestione organizzativa ed educativa dell’asilo nido,

Junior, Bergamo, 2006.

 

Negli ultimi anni si sono affacciate all’orizzonte soluzioni alternative al nido d’infanzia pubblico. Accanto a quelli gestiti dai comuni, che rimangono pur sempre il nucleo storico ed il punto di riferimento saldo (sul piano organizzativo e pedagogico), sono sorti asili nido e servizi per la primissima infanzia gestiti da enti privati, come cooperative di servizi, imprese, società individuali, ecc. Assistiamo oggi a profondi cambiamenti rispetto al nido delle origini solamente comunale.

In questi anni, il nido è stato anche un terreno di ricerca su e intorno all’infanzia. Ha contribuito a costruire nuove consapevolezze sia organizzative, sia educative e formative.

Occorre tuttavia tenere presente che siamo in una situazione in movimento e ci aspettano, non tanto in là nel tempo, nuovi assetti.

Il libro Star bene al nido fa riferimento alle esperienze consolidate in molte realtà del nostro paese che hanno visto, in questi anni, una costante evoluzione e dall’altro alle ‘buone pratiche’ largamente diffuse che descrivono e connotano i nidi d’infanzia torinesi e nello stesso tempo vuole proporsi come un sostegno per coloro che si muovono nella prospettiva di realizzare nuovi servizi per i piccolissimi nel territorio.

 

Gli scopi del libro, che si propone di ripercorrere l’identità del nido d’infanzia alla luce di tale situazione in movimento, sono essenzialmente due.

Da un lato si propone di offrire strumenti, anche di carattere operativo, non solo per gli educatori ed i gestori che sono di già provata esperienza, ma anche per i nuovi soggetti (imprese e nuovi educatori) che si muovono in questa prospettiva e che intendono investire realizzando e gestendo nuovi nidi. Per tutti il libro mette a fuoco diversi aspetti di carattere organizzativo e gestionale. In particolare vengono sviluppati i temi della qualità interna, della sicurezza, dell’inserimento dell’accoglienza e del rapporto con le famiglie, così come sull’organizzazione dei tempi e dello spazio interno.

Dall’altro il volume propone un’architettura pedagogica per l’asilo nido che tenga conto delle necessità di apprendimento e di relazione dei bambini. La didattica assume dunque un rapporto significativo anche per il nido ed, in questo, senso viene dato particolare rilievo allo sviluppo delle abilità corporee e delle competenze legate al linguaggio ed al pensiero.

In questa prospettiva il libro sviluppa alcuni indicatori – organizzati secondo un’architettura pedagogica che insieme li argomenta e li giustifica - di azioni educative che possono costituire un utile quadro di riferimento per le scelte organizzative ed educative da mettere in atto.

 

Il libro muove da una preoccupazione: è idea diffusa che, in considerazione di un bambino così piccolo come quello che frequenta il nido d’infanzia, sia sufficiente offrire luoghi adatti, buona protezione ed adeguate attenzione per garantire una crescita ed uno sviluppo sani. Tali posizioni si muovono sulla base di convinzioni, tanto radicate quanto scarsamente sostenute dalla ricerca pedagogica più accreditata, che il bambino si auto educhi. Da qui la tendenza a ridurre, in alcuni casi, il nido ad un luogo nel quale ci si limita a rispondere ai bisogni di base, a fornire le garanzie essenziali di cura ed a proporre una batteria non sempre sufficientemente pensata di materiali, di arredi e di giocattoli. Soprattutto i nidi di seconda generazione, i nidi a gestione privata o convenzionata possono correre questo rischio.

In questa prospettiva il libro parla di un nido del bambino domestico e di uno del bambino apprendista. Si tratta di due estremi: ogni nido può avere una o più dominanze tali da farlo propendere, tendenzialmente, per l’una o l’altra posizione.

Il nido del bambino domestico è quel nido che pone maggiormente l’accento sugli aspetti quotidiani, che richiama di più l’idea di casa, che mette al centro il tempo vissuto del bambino; l’attenzione è per lo più rivolta agli aspetti di cura. E quando propone delle attività, comprese quelle cognitive, lo fa senza dare loro un valore particolarmente significativo e centrale. La giornata del bambino è scandita da azioni che hanno molto a che fare con la vita quotidiana, con l’organizzazione, l’ordine, l’attenzione alle relazioni fra pari e fra bambini e adulti.

Il nido del bambino apprendista riconosce a se stesso un autentico status formativo, riconoscendo un ruolo rilevante alle conoscenze e ai saperi, mirando ad una programmazione educativa e didattica, e ad una articolazione coerente delle esperienze. Non significa rinunciare alle routine, vuol dire anzi partire da esse per cogliere costantemente occasioni educative di sviluppo. Nel nido d’infanzia i bambini sono nello stesso tempo ‘apprendisti’ e ‘apprendisti di comunità’. Da un alto infatti sono disponibili all’apprendimento ed aperti alle conoscenze, dall’altro – contestualmente -  debbono apprendere le regole della vita della comunità: debbono imparare a tenere conto degli altri, a rapportarsi, a condividere momenti di vita comune, ecc. Non si tratta di due aspetti separati ma rappresentano le due facce della stessa medaglia.

 

Il libro non manca di offrire anche alcuni capitoli di carattere gestionale ed operativo. Un’attenzione particolare è dedicata all’organizzazione, all’organizzazione degli spazi e dei tempi ed all’applicazione delle norme di sicurezza.

Per i soggetti privati, infine, l’ultimo capitolo, dedicato agli strumenti necessari per un rapporto fra pubblico e privato, potrà rivelarsi particolarmente utile.

 

 

Dario Ghelfi

 


ritorna all'indice Ghelfi