19 novembre 2010,  Dario Ghelfi: La mummiona e altre storie

  

LA MUMMIONA E ALTRE STORIE

 

          Dichiariamo subito che, pur avendo lavorato tutta la vita nella scuola (dapprima come insegnante elementare, poi come direttore didattico, poi come ispettore tecnico ed, infine, come docente universitario), non ci riteniamo esperti di letteratura infantile. Di questo particolare settore, conosciamo i “classici” e una sorta di “scheggia” laterale, quella del racconto per immagini, del fumetto che con gli italiani Jacovitti, Craveri, Landolfi e con (fuori d’Italia) Sullivan , Barks, Quinterno, Forton (per non citare che qualche autore) ha dato ai bambini storie veramente inimitabili ed indimenticabili.

          Le letteratura infantile, stretta dalla pressione, del cinema d’animazione (in particolare, all’inizio del cartone animato giapponese), della programmazione televisiva “tout court”, dei videogiochi, in questi ultimi decenni si è ampiamente evoluta e si è mossa lungo nuovi sentieri della narrativa, nella convinzione che occorresse offrire un prodotto culturale adeguato ai nuovi gusti del bambini della fine del secolo ventesimo e del nuovo millennio. Già a metà degli anni settanta dello scorso secolo, si vedeva che le fiabe e le favole, nei ricordi dei bambini erano “alterate” dalle variante apportate dalle “riduzioni-riproposizioni” televisive; via via scomparivano i genitori “raccontatori”, frastornati da un ritmo di vita che lasciava poco tempo ai discorsi ed ai colloqui. I bambini cambiavano i loro “gusti”, perché cambiava il mondo in cui vivevano, perché diversa era l’offerta dei media: si costruiva per loro un nuovo immaginario, nel quale scomparivano la quasi totalità dei “giornalini” per l’infanzia ed il fumetto (grande protagonista delle letture del secondo dopoguerra)[1].

          Ovviamente negli ultimi 20/30 anni la situazione si è ulteriormente definita: la nuova offerta all’infanzia corre lungo i sentieri della produzione televisiva, in tutte le sue articolazioni, dei videogiochi alla “Pokemon”, delle figurine trash-demenziali, dell’horror e via dicendo. Con nuovi e diversi modi di raccontare, con una rivisitazione del linguaggio.

          Lo scrittore per l’infanzia, oggi, al di là delle sue scelte e delle sue proposte, che possono e, magari, dovrebbero avere un forte impatto educativo, non può non tener conto del nuovo immaginario, che è stato costruito per i bambini. Devono cambiare i soggetti, i contesti ambientali in cui si muovono i protagonisti delle storie, il linguaggio; “I ragazzi della Via Paal” non esistono più.

          Ed è avendo a riferimento questo quadro generale, che si muove Nicoletta Santini, con la sua  “La Mummiona e altre storie, Civitavecchia, 2010,  Prospettivaeditrice, che raccoglie tre storie che hanno come

 

 

 

protagonista una gatta ed una sorta di “armata Brancaleone” a lei collegata, di vertebrati ed invertebrati. La gatta si chiama Panino Panino ed i suoi strani compagni sono un cane, Rocco, un ragno, Astolfo, uno scheletro Scheo (suscettitibilissimo: non vuol sentir parlare di ossa).

Nelle storie interviene una sorta di “voce narrante” (dell’autrice, riconoscibile anche perché qui i caratteri sono in corsivo) che spiega, commenta, introduce; una sorta di metastoria delle storia raccontata. La modernità delle vicende che verranno narrate è anticipata dal fatto che la gatta scrive a macchina (per ora non c’è ancora il pc), con molte difficoltà, perché si deve trattare di un arnese vecchio ed ormai inutilizzabile. Il linguaggio della gatta, e dei suoi compagni, è molto informale, pieno di frasi fatte, quasi gergale, evidentemente in linea con quello della nuova offerta mediatica all’infanzia. In questo contesto si differenzia, però, Scheo, che usa un linguaggio aulico, d’altri tempi e che proprio ai “suoi” tempi passati rimanda. Alla combriccola si aggrega, poi, Leonardo, un topo; la convivenza con la gatta è possibile perché Panino Panino è una gatta vegetariana.

          La prima delle tre storie presentate, ha come protagonista una mummia (di qui il titolo “Mummiona”, che viene esteso a tutto il volumetto); ad uno svolgersi delle azioni centrate sui colloqui tra i diversi protagonisti si accompagnano le “didascalie” dell’autrice, che spesso occupano la ribalta. La storia della mummia, così come le altre storie, risentono dell’atmosfera dei nostri tempi, così che quando parla di una sua vicina di casa, che giudica bellissima ed invece è invece una vera e propria “befana”, racconta che

 

          I fotografi e la stampa internazionale, non la smettevano più di

            fotografarla e di farle interviste! … Le hanno fatto fare perfino

            un calendario che è andato a ruba”

 

            Se nella prima avventura la Gatta incontrava una mummia , anche le altre storie fanno riferimento al mondo del mistero e dell’horror, considerato che si troverà di fronte “Drakulon de Drakulone” (un’assonanza al famosissimo Paperon de Paperoni?)[2] e una schiera di gatti Zombi (“Il ritorno dei gatti zombi”). Il richiamo al contesto mediatico generale è esplicitato; nel quadro di un intervento metalinguistico i nostri protagonisti dichiarono di essere a conoscenza che non è la loro scrittrice a scrivere ma “Stefanella King”

 

          … sua sorella! – rispose topo Leonardo. – No! … Un’altra imbratta

            fogli che … - Che è così tosta, da far tremare di paura gli editori che

            pubblicano le sue truculenti storie!

 

così come il richiamo all’”attualità”, con la comparsa di un “dottore” che ha inventato un favoloso “Risucchiagrass”, un portentoso dimagrante.

          Il tutto arricchito da illustrazioni, opera della stessa scrittrice.


 

[1]  Oggi, sostanzialmente, limitato alla produzione disneyana (tra l’altro quasi tutta “made in Italy”), con le avventure di “Topolino” strettamente collegate alle nuove offerte dei media (ci ricordiamo una storia dedicata a “Striscia la notizia”).

[2]  D’altra parte è la stessa autrice a dichiararsi amante dei fumetti, in un’intervista apparsa sulla rivista della Casa Editrice, “Il Giornale Letterario”, “Le avventure di una gatta speciale”.

 


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