18 novembre 2008
da Cristina

Paolo Giordano

La Solitudine dei Numeri Primi

 

Premio Strega e Campiello Opera Prima 2008 per il romanzo d’esordio del fisico Paolo Giordano, ventiseienne torinese.

 

Lo scrittore, con il titolo, allude “matematicamente” ai numeri primi gemelli che, separati da un solo numero pari, sono divisibili solo per se stessi.

Tuttavia, dal concetto matematico, scaturisce un’analogia psicologica con il vissuto dei due protagonisti: Mattia e Alice.

L’incipit del romanzo ci cattura e ci avvolge in una tela angosciante e gelida, quanto il paesaggio innevato  che avvolge il corpo e l’animo di Alice, suo malgrado indotta dal padre allo sci agonistico.

Si prosegue con una scenografia parallela per quanto riguarda solitudine e angoscianti presagi; è il parco coperto di foglie morte e attraversato da un fiume gelido e silenzioso, che scatena il dramma di Mattia.

Si tratta di due protagonisti, “lanciati” sulla pagina nel momento drammatico che segnerà la loro infanzia e poi “scolpiti” lungo le cicatrici più o meno nascoste della loro adolescenza.

Alice e Mattia sono “portatori sani” di ferite purtroppo assolutamente “normali” nell’economia della vita, ferite accidentali o autoinferte che, proprio per la loro drammaticità, aiutano a superare i nostri limiti e a crearsi uno spessore umano .

Tuttavia, i due protagonisti risultano schiacciati in un piano bidimensionale che, lungi dall’elaborare le esperienze dolorose passate, li congela nella loro disintegrazione sociale e comunicativa.

La personalità di Mattia sfiora così i livelli dell’autismo, mentre quella di Alice, attraversa vari  tipi di disagi (tra cui anche l’anoressia) senza trasmetterci però alcuna profondità reale e lasciandoci immaginare solo vagamente i segni della mitomania…

La forza del romanzo va forse cercata proprio nella sua aperta antitesi con il titolo: Alice e Mattia non “esistono” singolarmente, proprio come i numeri primi, essi trovano senso solo nell’insieme; novelli Paolo e Francesca danteschi i due protagonisti rappresentano “due spiriti che volano stando uniti, e sembrano abbandonarsi senza peso al vento”, continuamente tormentati dal “nero turbine” della vita “normale”.

Per concludere, la storia non raggiunge un climax vero e proprio, ma lascia al lettore/spettatore il compito di scegliere se e dove aggiungere il colore in questa lunga pellicola di scatti in bianco e nero che narrano di Alice e Mattia.

 

 

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