18 febbraio 2005

 

 

L’oscura sposa

 

         Gli scrittori sudamericani, in questa caso una scrittrice, non finiranno mai di stupirci. Questa volta ci presenta il suo Paese una grande affabulatrice (Laura Restrepo, L’oscura sposa, Milano, Frassinelli, 2004), che mescola ricerca storica e racconto, linguaggio lirico e crudezza letteraria, resoconto giornalistico ad antropologia, nello scenario fantasmagorico della foresta (colombiana).

 

 

 

 

Perché accanto all’enigmatica protagonista del romanzo,  una ragazzina che sceglie volontariamente di fare la prostituta, come il nome di Sayonara (immagine di un paese lontano e sconosciuto come il Giappone), c’è la Columbia del verde smeraldo e della tragedia, così come è entrata nel sangue di un americano che ricorda, tra le bianche colline del Vermont, dove si è ritirato: “Nel verde colombiano ho trovato la passione e la difficoltà del vivere, mentre il bianco del Vermont invernale mi offre la bontà del riposo …”. La Colombia del Magdalena, un tranquillo fiume che con indifferenza porta con sé i morti di una qualche strage avvenuta un po’ a monte, la Colombia del Sacro Cuore di Gesù (“ … che è il nostro santo patrono e che come tale ha improntato il nostro spirito collettivo e la nostra storia nazionale alla sua stessa condizione, tormentata e sanguinosa …”, a cui tutte le prostitute e Sayonara in particolare è devotissima, la Colombia della violenza che intuiamo e non vediamo e che esplode verso la fine del libro, con lo sciopero del riso, contro una multinazionale che sfrutta ferocemente i suoi lavoratori.

E’ straordinario come, nelle narrazioni sudamericane, si dipinge il mondo delle prostitute, con una lingua che non perde di crudezza nell’avvicinarle (torna con frequenza il termine “troie”), mentre, contemporaneamente si solidarizza con loro, donne del popolo, che sembrano aver scelto di alleviare con il loro corpo le miserie degli uomini che le circondano. Povere e derelitte, accolgono, ad ogni giorno di paga i petroleros, i ”pelosi”, come li chiamano, cui mostreranno la loro solidarietà al momento del grande sciopero. Vera e propria comunità, guidata da Todos los Santos, al centro di avventure picaresche e tragiche: la “rivolta” contro medici ed infermieri del locale ambulatorio che le sfruttano e le trattano come bestie; il giovane Sacramento che da piccolo spera di diventare santo, incontra per primo la piccola Sayonara e le indica la strada del bordello, rammaricandosene poi per tutta la vita e cercando di coprire ciò che di male crede di aver fatto, sposandola; la prostituta Spaghetto, che muore nel ricordo dal pittore nano e pazzo, che continuamente la “immortalava” nelle sue opere; Emiliano, il fratello di Sayonara, soldato, che muore marcendo in una fossa, dove l’ha gettato un sergente sadico (il tutto negato all’autrice del romanzo-ricerca dal comando militare); la madre di Sayonara che all’annuncio della morte del figlio si brucia viva; “Nienteseghe”, che nell’accampamento dei rudi pelosi, predica con ossessiva continuità contro la masturbazione.

Ed infine il Payanés, il giovane petroliero, innamorato del proprio lavoro simbolizzato da una vecchia piattaforma, chiamata “Emilia”. Del Payanés si innamorerà follemente Sayonara, che si vedrà respinta quando all’ultimo appuntamento con l’”amato”, che ovviamente pensa solo al sesso, si presenterà con le quattro piccole sorelle, tutte agghindate a festa (il Peyanés  che, tra l’altro era già sposato, non era tipo da confondere il sesso con le responsabilità di una famiglia da acquisire).

Poi il romanzo-ricerca giunge al suo punto di non ritorno: lo sciopero del riso: “Una palla di riso. Gli eventi critici che si svolsero in seguito ebbero origine in una palla compressa e fredda di riso cucinato nell’olio vegetale, una di quelle palle senza sale né misericordia di Dio che l’amministrazione della Troco distribuiva fra gli operai all’ora di pranzo, e che loro, pur di non sottoporsi al disgusto di piantarci i denti, preferivano far rotolare nelle sfide calcistiche improvvisate nel capannone che fungeva da luogo di ritrovo …”. E sarà il Peyanés a far partire lo sciopero, quasi per caso, lanciando una palla di riso contro il ritratto di uno dei padroni della Troco (Tropical Oil Company); di lì la protesta si estende, emerge la figura dello “storico dirigente di vecchie rivolte” Lino, il Tito Velez. Poi c’é il sequestro (anche questo nato quasi per caso) del tecnico americano Frank Brasco, che solidarizzerà con gli scioperanti e verrà quindi cacciato dai suoi datori di lavoro, l’intervento dell’esercito, il coinvolgimento delle prostitute che portano viveri ai rivoltosi e successivamente li nascondono alla repressione, si fanno staffette e portano i bollettini dello sciopero

(“ … il bollettino è il cuore dello sciopero … finché esce il bollettino, lo sciopero è vivo”).

Lo sciopero, alla fine, viene stroncato e gli scioperanti assimilati a terroristi; poi la Troco e le autorità pensano di trasformare i petrolieri da ribelli individualisti quali in fondo erano, in tranquilli padri di famiglia, offrendo loro, la prima, case agli operai perché si calmino mettendo su famiglia, repressione e moralismo antibordello i secondi. Con un tentativo (miseramente destinato al fallimento, a causa della sua feroce gelosia possessiva) di Sacramento, di trasformare in donna “per bene” Sayonara  (che ci svelerà il suo vero nome, Amanda). Poi tutto sembra disperdersi nel nulla, nel ricordo, nel rimpianto.

 

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