18 agosto 2012, Dario Ghelfi

                                                            

I TERRORISTI

 

 

                        Riconosciuta ormai da tempo la dignità letteraria della letteratura “gialla” e “noir”, cui da tempo arride anche il successo nelle vendite, la critica rivolge sempre più la sua attenzione al fatto che il genere è in grado di fotografare la realtà sociale, con tutti i problemi che la agitano. Siamo lontani anni luce dalle indagini a tavolino di Poirot o dalla sferruzzare dei ferri a maglia di Miss Marple, dalla detection che ha come sfondo treni lussuosissimi, angoli d vacanze o tranquille campagne, laddove tutto si risolveva per il tramite di un’attenta osservazione dei fatti e di una articolata razionalità  (razionalista è stato definito il giallo di Conan Doyle o quello E. Allan Poe) che pure non trascuravano l’azione e l’avventura[1]. Gli attuali detectives sono persone normalissime, spesso con problemi d’ordinaria attualità (l’onnipresente colite di Sarti, a fronte del male di vivere dei “private eyes” dell’hard boiled), ma quello che avvince il lettore, più che la storia, è l’avventurarsi dei protagonisti nelle maglie della società, è l’incontro con i grandi problemi che agitano questa nostra società, con la sostanziale e profonda ingiustizia che la connota, con il potere economico e politico.

          Nella specificità poi del noir (una sorta di sottocategoria del giallo), quello che conta è il crimine e lo sfondo in cui si colloca, piuttosto che il trionfo del bene (ammesso che si verifichi), per il merito dell’investigatore buono (in genere non lo è mai), in lotta contro il male.

          Giallo e noir, comunque, diffusi praticamente in ogni Paese e con importantissimi autori anche in Italia (citiamo tra i più noti Macchiavelli, Carlotto e Lucarelli), hanno avuto una recente e straordinaria consacrazione, con il successo a livello planetario, della trilogia di Stieg Larsson, Millenium e in particolare con il primo dei tre volumi (poi diventati film), “Uomini che odiano le donne”, un titolo che è diventato una sorta di “icona” del femminicidio globale. Larsson (che è morto prematuramente, prima addirittura di vedere pubblicato il suo primo libro[2]) era svedese, ciò che ha lanciato (o meglio fatto conoscere alle grandi masse) il giallo ed il noir del Paese d’origine e, per effetto di trascinamento, quelli di tutti i Paesi scandinavi.

          Nulla da eccepire, se non che il giallo svedese ha una grande tradizione ed è presente nel panorama editoriale italiano da anni, per i tipi della Sellerio di Palermo, una casa editrice altamente meritoria nel panorama culturale italiano[3].

          Tra gli autori più noti e celebri del giallo svedese vanno annoverati i coniugi Maj Sjowall (la moglie) e Per Wahloo (il marito, deceduto nel 1975), che hanno creato insieme il personaggio di Martin Beck, della Omicidi di Stoccolma, protagonista di una serie di volumi.

          L’ultimo volume (Maj Sjowall – Per Wahloo, I terroristi, Palermo, Sellerio, 2011) è stato pubblicato recentemente (al contrario dei precedenti, già noti ad un certo pubblico italiano); è stato scritto nel 1975, quando noi, in Italia, avevamo una particolare idea della Svezia, vista come una sorta di invidiato paradiso del welfare, un’immagine che ha ricevuto, poi, un duro colpo con l’assassinio, nel 1986, in pieno centro di Stoccolma, dell’ammirato suo primo ministro Olaf Palme, un crimine rimasto insoluto, perché nessuno, ad oggi, è stato condannato per quel delitto.

  

 

 

 

           

 

I contenuti della storia, dal risvolto della copertina del volume:

 

          “Giunto all’apice della carriera, Martin Beck deve affrontare,

            di fatto contemporaneamente, più casi insieme. L’omicidio di

            un regista pornografico e imprenditore del vizio. Una strana

            rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una

            ragazza madre fuoriuscita da un  mondo incantato. E, infine,

            vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un

            potente senatore americano in visita.

 

          Ovviamente tutti i tre casi saranno risolti, ma quello che appare immediatamente è come tutte le vicende siano l’occasione per un fortissimo attacco alla società svedese ed alle sue istituzioni.

          Subito, allorché un collaboratore di Beck si reca in un Paese sudamericano  (il cui Presidente sarà oggetto di un attentato che ricorda quello subito da Carrero Blanco), la situazione appare chiara:

 

Nonostante tutte le differenze, quel paese era, come la Svezia,

una finta democrazia, dominato da un’economia capitalista e

da amministratori cinici, attenti a dare l’impressione di una

specie di socialismo, che veramente era solo una specie.

 

            Poi si parla dei Servizi di Sicurezza, delle “schedature di socialisti che appartenevano al partito socialdemocratico”, di attività di spionaggio all’estero per contro di  altri, di giornalisti che avevano scoperto la verità, gettati in galera, di membri del governo come incalliti mentitori. Quando si parla bene di un Ministro si dice che “aveva fama di essere una luminosa eccezione tra i politici carrieristi che guidavano la Svezia nel suo lungo, ed inevitabilmente inesorabile, declino”.

          Quando Beck viene incaricato di sovraintendere alle operazioni che dovrebbero impedire l’attentato, che una fantomatica organizzazione terroristica sta preparando al senatore americano in visita (non gradita a molti, per cui si attendono manifestazioni di protesta), nelle discussioni, tra i vari componenti delle unità operative, emerge una netta contrapposizione tra le convinzioni dello stesso Beck e dei suoi amici e degli altri: “ … Nella maggior parte dei casi, quando le manifestazioni non sono state pacifiche, la violenza è stata provocata dalla polizia. Parecchie volte è stata soltanto la polizia la responsabile delle violenze”; una violenza che gli autori accreditano al cattivo reclutamento delle reclute e, per chiudere

 

          Dietro tutto questo c’era un partito di governo che si definiva

            socialdemocratico, ma che con il passare degli anni era diventato

            un partito né socialista né democratico, per quel poco che lo

            era mai stato, e il cui nome fungeva da cortina sempre più

            sottile per un vero potere di stato capitalistico

           

          Rientra in gioco Rebecka, che, assolta dall’accusa della rapina, assassinerà il Primo Ministro svedese, in occasione della visita del senatore americano, mentre l’attentato organizzato dai “terroristi” non avrà luogo, per le contromisure prese dallo stesso Beck. Il commissario mestamente si rende conto che le affermazioni della ragazza sull’inaffidabilità delle istituzioni svedesi sono da lui condivise ed in linea con quanto afferma “Baccano”, ancora una volta chiamato a difendere Rebecka:

 

          Negli ultimi tempi … le nazioni grandi e potenti del blocco

            capitalista sono state guidate da uomini che, secondo le vigenti

            norme giuridiche, sono puri criminali; uomini, che per avidità

            di potere e profitti finanziari, guidano la gente in un pozzo di

            egoismo, di lassismo e in una forma di pensiero basata sulla

            spietatezza nei confronti del prossimo …

 

 

Ma ci sono anche dei momenti “divertenti” in questa ultima avventura del commissario. Ricordiamo come nel caso della “strana rapina”, che vede come protagonista la già citata Rebecka Lind, una giovane ragazza madre, i due autori diano ampia dimostrazione di saper trattare con successo il tema dell’umorismo[4], presentando gli esilaranti scontri, nell’aula del tribunale che discute della questione, tra un borioso procuratore, tale Sten Robert Olsson, detto “Bulldozer”e un incredibile avvocato, tale Braxen Hedodald, detto “Baccano”, anche a causa dei poco edificanti rumori corporali che accompagnano le sue perorazioni ( … “scoreggiò senza arrossire” … “ruttò due volte” … “emise un ulteriore rumore naturale” …). Il tutto per una sessantina di pagine.

Ci sono, perfino, accenni ad un discreto erotismo, nei rapporti tra Beck e la sua donna, Rhea Nielsen.

Beck vince su tutta linea ma è un vero e proprio epitaffio quello che gli rivolge un ex collega, che si era dimesso, per disgusto dalla polizia:

 

          Il tuo problema, Martin, è soltanto che fai il lavoro sbagliato.

            Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo.

            Nel sistema sbagliato.

 

            E questo nel 1975, 37 anni fa!

 

         

         


 

[1] Vedi Luigi Calcerano, Giuseppe Fiori, Teoria e pratica del giallo, Roma, Edizioni Conoscenza, 2009.

[2]  L’autore, purtroppo, non è stato prudente nei confronti della sua compagna, curatrice di tutti i suoi volumi. A causa della sua morte improvvisa, in mancanza di testamento, tutti i diritti sono andati a più o meno lontani parenti, che Larsson non vedeva e non frequentata da decenni.

[3] La Sellerio è una casa editrice nata nel 1969 a Palermo da Elvira Giorgianni (allora funzionaria pubblica che si licenziò e investì la sua liquidazione nell'impresa) e suo marito Enzo Sellerio (fotografo) su ispirazione di Leonardo Sciascia e dell'antropologo Antonino Buttitta, da http://it.wikipedia.org/wiki/Sellerio_editore

[4]  Una curiosità; al termine di una riflessione sulle deficienze della polizia locale svedese, che spesso faceva trovare a Beck situazioni compromesse, in riferimento al fatto che il ricercato di turno avrebbe avuto tutto il tempo di eclissarsi, si dice espressamente: “ … e il ricercato probabilmente s’era già stabilito a Canicattì …”. Il riferimento italiano a “Canicattì” come “luogo lontano” utilizzato da due scrittori svedesi!

 


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