26 ottobre 2009   Dario Ghelfi, Maximum City

 

   MAXIMUM CITY

                                              

 

         Siamo sempre stati convinti dell’importanza dell’apporto della letteratura, della narrativa ai fini della conoscenza di un Paese; anzi, se pur il viaggio rimane l’opzione insostituibile, solo il penetrare nella vita, del racconto, ci permette di cogliere l’essenza dei luoghi. D’altra parte il viaggio, anche quando non sia teleguidato ed organizzato (con il pulman che ti viene a prendere all’aeroporto, i percorsi predefiniti e visualizzati per il tramite del “sightseeing” degli autobus multicolori a due piani che effettuano il giro delle città), non è certamente, per la stragrande maggioranza dei turisti, un “Gran Tour”  di inglese memoria.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Grand_Tour

 

Anche se si viaggia con i mezzi locali e si parla con la gente (lingua permettendo), i tempi e le situazioni non permettono una vera conoscenza, tanto meno di approfondire, di capire.

Bisogna, ancora, riconoscere che anche nei “viaggi fai da te” , autonomi ed autogestiti,  in certo qual modo i percorsi rimangono pur sempre obbligati, per la necessità di scegliere, nella marea di cose da vedere. Se si va in Perù, non c’è dubbio che tutti scenderanno a Lima, poi risaliranno le Ande fino ad Ayacucho, per poi raggiungere la magica Cusco. Ci sono evidentemente diverse, e anche consolidate, alternative:  da Ayacucho a Pucallpa (Amazzonia peruviana), a Puno, sul Lago Titicaca, ad Arequipa, la bella città coloniale sull’Oceano; qualcuno si muoverà, forse, anche, da Lima verso il nord-ovest,  verso le culture pre-incaiche. E´molto, ma c´è qualcuno che si illude di conoscere, cosí, il Perú?

Quando poi il viaggio coinvolge Paesi continenti, del tipo dell’India o della Cina, sarebbe più corretto circoscrivere, delimitare, addirittura la dizione  dell´intero viaggio: un viaggio nella Valle del Gange o nella Cina centrale, piuttosto che un viaggio in India o in Cina.

         Leggiamo che questa nostra convinzione è condivisa (ed estesa ad altri contesti)  da autorevoli esponenti del mondo della cultura e della critica; Yehoshua, in un’intervista apparsa su “la Repubblica” del 16 settembre 2009, invita ad imparare la storia dai romanzi:

 

“Guerra e Pace è più utile di un saggio”; “Per capire quel che è

successo spesso ci servono personaggi inventati: tutto diventa più

incisivo e più pregnante”. 

 

Guido Caldiron, in “Liberazione” del 27 settembre 2009, richiama le storie nero-gialle dell’”ispettore Chen Chao”, che definisce vere e proprie indagini sullo sviluppo del Paese, costantemente accompagnate dal ricordo indelebile della Rivoluzione Culturale (che deve avere veramente segnato più di una generazione).

 

         Per l’India e per la sua più famosa città, Bombay, ora Munbay[1], è uscito recentemente un volume che ci dà un quadro stupefacente di quella che è una delle più grandi metropoli del mondo: Suketu Mehta, Maximum City. Bombay la cdittà degli eccessi, Torino, Einaudi, 2006-2008.

 

 

 

 

         Per certi aspetti è un libro sconvolgente e di ambigua definizione per quanto concerne la categoria letteraria. L´autore ha scelto, infatti,  l’inchiesta giornalistica, ma è un´indagine sui generis, perché si focalizza su una serie di figure chiave, costruendo, così,  dei veri e propri romanzi all’interno della sua inchiesta.

            Dell’India avevamo già avuto occasione di parlare in “Giochi sacri”[2]; un libro che ci aveva detto cose stupefacenti su Bombay-Mumbay. I due libri hanno molto in comune. E’ vero che in “Giochi sacri” c´è l´invenzione letteraria del poliziotto sik, Sartaj Singh, ma tutto il contesto è reale. Le bande che imperversano nella città, con i loro protettori politici; gli uomini e le donne dell’intelligence indiana, in continua lotta contro l’eterno nemico pakistano, oltreché con i gruppi indipendentisti del Khalistan, del Nagaland, dell’Assam, con i naxaliti e con i  musulmani del Kashmir.

         In Maximum City si spinge sull´accelatore.

         All’inizio si presenta  la città, che l’autore continua a chiamare Bombay, come quella degli eccessi, laddove tutto appare difficile (l’India, il Paese del “no”) e laddove per ottenere quello che si vuole (o magari quello di cui si ha diritto), occorre conoscere i complessi ed intricati meccanismi che regolano la vita della metropoli, anche nelle piccole questioni della quotidianità (e consideriamo che l’autore è un esponente dell’alta borghesia indiana, di una famiglia che da generazioni si occupa di compravendita di pietre preziose!). Il tutto in un Paese fortemente nazionalista

 

                            Sau me ek sau ek beimann.

                               Phir bhi mera Bharat mahaan.

                               101 su 100 sono disonesti.

                               Ma la mia India resta la migliore

 

 

                                          da “The Millionaire” (cliccare sull’immagine)

I riferimenti storici sono puntuali e precisi e tutto, all’inizio, ruota attorno ai gravissimi disordini che scossero Bombay nel 1992-93: il massacro dei musulmani ed i successivi attentati di ritorsione contro gli indú.

 

http://www.youtube.com/watch?v=othGMt1ctlY&feature=PlayList&p=0F478DEDC8814E6E&playnext=1&playnext_from=PL&index=4

 

 

Estrema importanza è dedicata alla situazione politica, con l´avvicendarsi nel governo del capitale dello stato del Maharashtra (una cittá con una popolazione stimata superiore ai 13 milioni di abitanti, la seconda più popolosa del mondo dopo Shangai) del Partito  Shiv Sena,  nazionalista Indù, (responsabile della decisione del cambiamento del nome ufficiale della città, con l´adozione del nome in lingua marathi di Mumbai), al Partito del Congresso.

Come in “Giochi sacri”, cosí in “Maximum City”, protagoniste della vita della città sono bande rivali, con quelle musulmane che hanno la loro “sede”, a volte, all´estero, a Dubai, negli Emirati Arabi Riuniti. Alla ferocia delle bande si accompagna, in stretto parallelismo, quella della polizia, che fa uso quotidiano e metodico della violenza e della tortura (ne abbiamo visto un “saggio” nel  film ”Slumdog Millionaire” (uscito in Italia con il titolo ‘Il Milionario‘, vincitore dell´Oscar),

 

 

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Millionaire

 

e che ricorre, altresì, ad esecuzioni sommarie ed arbitrarie. Sono sconvolgenti alcune pagine nelle quali, con assoluta noncuranza, alla presenza di un giornalista e di testimoni, in una stazione di polizia, leggiamo di agenti che pestano pesantemente dei malfattori catturati.

Il responsabile della polizia di Bombay, Ajay Lal, che è a conoscenza di tutto ció e che partecipa, se pure in maniera controllata a questi eccessi, è visto con simpatia, in quanto appare l´unico personaggio corrotto. La violenza che esercita e che lascia esercitare sono una conseguenza dell´atroce guerra che si combatte tra forze dell´ordine e malavita. Va comunque sottolineato come rifugga dalle esecuzioni arbitrarie di tanti suoi colleghi.

         L’inchiesta-romanzo di Suketu Meta, si muove attorno ad alcuni gruppi di personaggi. Ogni gruppo costituisce, in certo qual modo, un “capitolo” del grande racconto su Mumbay-Bombaym ed è proprio Ajay Lal  (insieme ad una serie di killer delle bande che insanguinano la città), ad essere il protagonista della prima parte del volume di Meta. Il “nostro” autore si incontra parecchie volte con Ajay, intervista fior di assassini e ne esce un quadro stupefacente della metropoli, anche e soprattutto perché le storie dei gangster si intrecciano con quelle delle vicende politiche di quegli, di questi anni.

         Il secondo capitolo ci apre al mondo femminile dei “beer bar”, laddove si trovano

 

e delle

 

puttane nepalesi, che gli immigrati dall’India del Nord pagano da trenta

a cinquanta rupie[i] per una mezz’ora

 

e prostitute “d´alto bordo”

Il “capitolo” ha come titolo “Una cittá in calore” e una ragazza che l´autore chiama Monalisa, diventa l´eroina di questo spaccato di Bombay. Attraverso Monalisa (che ha avuto la purtroppo solita infanzia infelice di tanti bambini di questi mondi, che si innamora in continuazione e che ripetutamente tenta di suicidarsi), Suketu Meta ci parla della condizione della donna in India, anche se da un unico angolo prospettico.

         Ed, infine, il mondo del cinema, di quella Bollywood

 

http://www.youtube.com/watch?v=Vgn3zZXaEGo

 

che rappresenta una delle piú grandi industrie del Paese, che incide sul quadro culturale dell´India, considerata la presa che ha specialmente sulle classi popolari.

         Un libro, comunque, di non facile lettura, ma indispensabile per capire questa India che si appresta, assieme alla Cina, a diventare uno dei protagonisti della storia di questo secolo.

  

 


 

3 Nome Moneta: Rupia Indiana
1 Euro = 70.7440 Rupia Indiana
1 Rupia Indiana = 0.0141 Euro  (27,30 delle vecchie lire)

  

Numeraz. indiana

Trascr. indiana

Trascr. italiana

Numeraz. occidentale

1 Lakh (लाख)

1,00,000.00

100.000,00

100 migliaia

10 Lakhs

10,00,000.00

1.000.000,00

1 milione

1 Crore (करोड़)

100,00,000.00

10.000.000,00

10 milioni

10 Crores

10,00,00,000.00

100.000.000,00

100 milioni

100 Crores

100,00,00,000.00

1.000.000.000,00

1 miliardo

 

 

 


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