18 novembre 2008
Dario Ghelfi

MASANIELLO

 

 

Chi, come lo scrivente, ha frequentato “alcune generazioni fa” la scuola elementare, ricorda benissimo come la “storia insegnata”, nella quasi totalità dei casi, non uscisse dallo schema della volterriana “histoire bataille”.

         Storia quasi esclusivamente come “racconto” (“il mestiere storico” di Marc Bloch, non era di moda), l’attenzione si rivolgeva all’episodicità, dando risalto ad avvenimenti ed a figure, quasi sempre scollegati/e tra di loro, ma di forte impatto emotivo, tanto coinvolgenti, che nessuno di quegli scolari li ha mai dimenticati (e questo è, pur sempre, un fatto positivo). Quegli episodi, quei personaggi avevano anche il pregio di unificare, in certo qual modo, il Paese, perché dalle Alpi a Marsala, da Albenga a Trieste, non c’era aula scolastica nella quale non fossero protagonisti. Concentrati in particolare su alcune fasce temporali (Roma: Romolo e Remo, Orazi e Curiazi, Attilio Regolo, Orazio Coclite, Muzio Scevola, Tarquinio il Superbo, Cornelia ed i Gracchi; Pier Capponi e le sue campane; Maramaldo che “uccide un uomo morto”;  Giovan Battista Perasso, “Balilla”; il Risorgimento: Pietro Maroncelli, Amatore Sciesa, “i trecento” della “Spigolatrice di Sapri, Enrico Toti) scorrevano, comunque, lungo tutta la linea del tempo. Poi, ad certo punto, questi “medaglioni” sono scomparsi, a fronte di una diversa (e più corretta) impostazione della didattica della storia. Generalmente gli studenti delle ultime generazioni li ignorano; le signore di una certa età, devono stare attente a non tradirsi, perché l’ammissione di conoscerli equivale ad una pubblicizzazione della propria data di nascita.

         Un personaggio, chiuso in un medaglione, è stato anche Masaniello, leader della rivoluzione napoletana del 1647, quando Napoli era spagnola. Non crediamo che siano numerosi quelli che “sanno” del Seicento-Settecento (e pensare che il Riformismo italiano del ‘700 è stato un fenomeno di carattere assolutamente eccezionale) e, nel nostro caso specifico, di Masaniello e della “successiva” Repubblica Napoletana. Al Nord almeno, perché al Sud ed in ambiti particolari,  la figura di Masaniello è certamente popolare, come possiamo desumere dalla presenza del mitico rivoluzionario napoletano nel campo dell’arte e dello spettacolo, come ci informa la scheda che Wikipedia[1] gli dedica:

 

Diversi pittori napoletani della cosiddetta Compagnia della Morte, in particolare Aniello Falcone, Salvator Rosa, Micco Spadaro e Andrea di Leone, rappresentarono il capopopolo e le vicende della rivolta nei propri dipinti. La maggior parte di queste opere è conservata nel Museo Nazionale di San Martino a Napoli. Nel 1828 la figura di Masaniello compare in un ruolo non secondario nell'opera lirica di Daniel Auber, La muta di Portici, il cui successo ebbe notevole importanza per la rivoluzione belga. Una versione assai romanzata del personaggio è presente nell'opera Il Corricolo di Alexandre Dumas padre.

Anticipato da poderosi studi di storici di altissima levatura (Rosario Villari, La rivolta antispagnola a Napoli, Le origini (1585-1647), Bari, Laterza, 1967; Aurelio Musi, La rivolta di Masaniello nella scena politica barocca, Napoli, Guida Editori, 1989; Giuseppe Galasso, Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno spagnolo e austriaco (1622-1734), in Storia d’Italia, Torino, UTET, 2006) ora è uscito un bellissimo volume dedicato all’eroe napoletano: Silvana D’Alessio, Masaniello, Roma, Salerno Editrice, 2007.

 

 

 

 

 

 

La storia del brevissimo “regno” di Masaniello (una manciata di giorni) è costruita puntigliosamente sui documenti dell’epoca, giovandosi, l’autrice, anche di una nuova preziosissima fonte; ne esce un testo che, se pure non di facile lettura, si legge come un romanzo, perché le varie figure dei protagonisti appaiono mirabilmente dipinte dalle cronache e dalle testimonianze.

L’eccezionalità di questa storia sta proprio nella cronaca dettagliata degli avvenimenti che segnarono l’ascesa e la caduta di Masaniello, giorno per giorno: il progressivo affermarsi di Masaniello, che ad un certo momento ha in pugno la città e i potenti (che sono costretti a riconoscerne il primato) e poi nel giro di poche ore (in sostanza due giorni) la sua cosiddetta pazzia (per la quale alcuni hanno ritenuto responsabili “veleni”, che gli sarebbero stati somministrati dagli spagnoli), il complotto e l’uccisione, seguita, ancora una volta a distanza di una manciata di ore, dai più solenni funerali che Napoli avesse mai visto.

Il libro poi, nella sua seconda parte, prende ad esaminare il giudizio che della rivolta di Masaniello hanno dato i posteri, fino all’affermarsi del mito.

E’ evidente che nel periodo immediatamente successivo alla sua morte il suo nome viene esaltato nell’ambito di quella Repubblica Napoletana, che sorse alcuni mesi dopo il suo assassinio e che, “dichiarata” da Gennaro Annese, fu guidata da Enrico II di Lorena, duca di Guisa (la rivolta napoletana si inserisce nel quadro della storia europea di quegli anni, segnata dalla Guerra dei Trent’anni e dal contrasto tra Francia e Spagna). Così come viene esaltata la sua figura in questo ambito, così viene denigrata dai vincitori (la Repubblica Napoletana cadde il 5 aprile del 1648, con l’entrata delle truppe spagnole in Napoli).

         Il mito di Masaniello non rimase limitato alla penisola, ma si aprì all’Europa; da una parte per denigrare i ribelli (in Inghilterra, impegnata nella Great Rebellion, aveva visto decapitato il re; nelle Colonie americane si chiamavano i capi delle rivolte antinglesi dei “masanielli”); dall’altra “spiriti liberi” inneggiano all’eroe napoletano (Spinosa, nelle Province Unite, vede in lui “un simbolo della battaglia per la libertà”). Cattiva fama Masaniello gode generalmente nel Settecento, a prescindere dalla Francia (ricordiamo che il Guisa, francese, era stato un protagonista della rivoluzione successiva alla morte di Masaniello), laddove chi scrive di Masaniello prende a riferimento le fonti antispagnole, prima di tutte la testimonianza del conte di Modène (E. De Raymond De Mormoiron, Comte de Modène, Mémoires du comte de Modène, sur la rèvolution de Naples de 1647), per il quale Masaniello era stato “l’effroi des Espagnols, le persécuteur des superbes, le vengeur des oppressions publiques, et l’unique libérateur de sa désolée patrie”.

         Naturalmente Masaniello viene celebrato dalla Repubblica Partenopea del 1799, per diventare, poi, un “eroe italiano durante il Risorgimento”. La sua fama aumenta in Francia. Riprendiamo due precedenti citazioni: Alexandre Dumas,  con “le sue pagine masanelliane (La piazza del Mercato e La Chiesa del Carmine, poi raccolte in Il Corricolo) e la presentazione, all’Opera di Parigi, nel 1828, della “La Muette de Portici” (La muta di Portici). Ma è nell’Italia del Risorgimento che Masaniello diventa un “eroe”. Mazzini “spinge a guardare Masaniello come ad un simbolo che andava oltre il 1647 e si attagliava ad esprimere le grandi potenzialità del popolo napoletano”; Masaniello diventa il protagonista dei “primi drammi romantici”, che sono anche “drammi politici”. Di “Masaniello: dramma in cinque atti”, del 1848, l’autore, Giovanni Sabbatini, scrive: “In quella rivoluzione noi vediamo tutti gli elementi dei conflitti, che ancora tengono agitata l’Italia e l’Europa intera”.

         E per chiudere, ancora da Wikipedia, l’omaggio dell’arte contemporanea all’eroe di quella breve stagione della rivolta napoletana:

 

         Un'importante rappresentazione teatrale della vicenda del pescatore-rivoluzionario è quella di Eduardo De Filippo nel Tommaso d'Amalfi del 1963. Sullo stesso soggetto, nel 2006 Tato Russo mette in scena Masaniello-il musical a cui seguirà una trasposizione cinematografica di Angelo Antonucci intitolata Amore e libertà-Masaniello. E' protagonista della canzone 'O cunto 'e Masaniello della Nuova Compagnia di Canto Popolare, tratta dall'album Li Sarracini Adorano lu Sole. Viene inoltre citato in Je so Pazzo di Pino Daniele, in Quel Giorno a Primavera dei Modena City Ramblers ed in Scugnizzi dei 24 Grana.

 

 


 

[1]  Wikipedia, nella stessa scheda, presenta la bibliografia degli studi sul rivoluzionario napoletano.

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