17 dicembre 2004

Dario Ghelfi

 

FA UN PO’ MALE

 

 

     Il numero 3 del luglio/settembre 2002, Micromega, la nota rivista dell’Editoriale L’Espresso, era dedicato alla letteratura (con il titolo di “Almanacco di letteratura”) e con un occhio particolare a quella gialla. Autori notissimi, infatti, Camilleri, Lucarelli, Rigosi, Dazie, Vallorali, Colaprico, Pinardi, Garlascelli, Ravera, Fois e Tabucchi presentavano una serie di racconti agili e brevi.

La storia di Nicolò Ammaniti (“Fa un po’ male”) si connotava, come singolarissima e tragicomica; aveva come protagonista un ragazzo (nonostante le apparenze, un perdente nato), che non riuscirà, al contrario di qanto era successo a a tanti suoi compagni, ad ottenere da una giovane studentessa, quella determinata “prestazione” (fellatio), per la quale avevano a lei affibbiato il nomignolo di “idrovera”. Proprio la sera prima la compagna di stanza della ragazza l’aveva convinta che non valeva la pena non concedersi così facilmente, per una pizza, magari; conseguentemente il “nostro” va in bianco. La serata assume risvolti tragicomici, con il ragazzo che vaga per la periferia, deciso, comunque ad ottenere la sua fellatio (ovviamente il linguaggio dei vari protagonisti è esplicito, con la disinibita “idrovera” che confessa che gli piace “fare i pompini … a me piace proprio farli. Mi piace tutto: leccarlo, il sapore dello sperma …”). E’, la sua, una vera e propria discesa agli inferi; finisce, finisce, vestito da donna, nelle mani di una tripletta di tre sadici fratelli che lo costringono, lui, alla fellatio, dalla quale sarà “salvato” da un misterioso personaggio, che altri non è che un serial-killer, già noto per le uccisioni di transessuali, che lascia a terra, con due soli dipinti attorno agli occhi. Salvato è, per modo di dire, perché, scambiato per un transessuale (a causa del suo abbigliamento) finirà come gli altri, con un proiettile in fronte e due soli disegnati attorno agli occhi.

Un  racconto già di per sé “fumettistico”, dal montaggio scattante, ricco di dialoghi, adattissimo ad una riduzione, ed ecco che nella collana “Einaudi Stile Libero”, Ammaniti lo ripropone come storia a quadretti, con adattamento di Daniele Brolli ed i disegni di Davide Fabbri. Il racconto divide le pagine del volume contenitore (che assume il titolo del racconto “Fa un po’ male”), con altre due storie, “Bucatini e pallotole” (già comparso a puntate ne “l’unità”) e “L’ultimo capodanno”.

 

 

 

     Un volume che concorre, ce ne fosse ancora bisogno, a dare dignità al fumetto, se non altro per il fatto che è la concreta manifestazione del come due generi, il racconto e la storia disegnata, non solo possono convivere, ma acquisiscono nuova vita nella trasposizione dall’uno all’altro. Ammaniti firma il soggetto e la sceneggiatura, mentre l’adattamento è a cura di Danielli Brolli (un nome tra i più noti del mondo del comic); i disegni sono di Davide Fabbri. Se cinematografico era il linguaggio di Ammaniti, l’adattamento di Brolli lo rende ancor più dinamico e sincopato, mentre il disegno di Fabbri, incisivo e determinato, maestro nel giocare con i primi piani e con i contrasti tra il bianco ed il nero, dà il tocco finale ad un’operazione di successo.

 

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