16 novembre 2008: da Cristina,  Viky Cristina Barcelona


 

da Cristina un commento sull'ultimo film di W. Allen; sarà che è uno dei miei registi preferiti (non sembra neanche americano . . .) ma sono proprio felice per questo intervento

beppe


 

Viky Cristina Barcelona

 

 

 

Set spagnolo, ma atmosfere pienamente introspettive per la nuova pellicola di Woody Allen, magistralmente dominata da Penelope Cruz e Javier Bardem e giustamente colorita con il tocco newyorkese della musa di Allen, Scarlett Johansson.

 La pellicola si svolge inizialmente quasi al ritmo delle slide rappresentanti le immagini di viaggio delle due amiche turiste (Johansson e Hall), la prima alla ricerca dei propri "desiderata", la seconda a caccia della vera identità, non solo quella catalana studiata nel suo master.

 Il racconto è narrato da una voce fuori campo che per certi aspetti ricorda le atmosfere Guareschiane alla Don Camillo e Peppone solo che qui, al posto del grande fiume, c'è una Barcellona che emerge attraverso il lato artistico di Gaudì e Mirò.

 

 

 

Cristina (Scarlett Johansson) è come una spugna, assorbe tutto ciò che la circonda cercando, attraverso l'obiettivo della fotocamera, di ricomporre il puzzle dei propri obiettivi.

Le fotografie di Cristina non ci verranno infatti mostrate fino all'intervento di Maria Elena (una sfolgorante Penelope Cruz), la quale aiuterà Cristina a scendere più in profondo al proprio io (vedi anche la metafora della macchina reflex che va a sostituire la digitale).

 Quando Cristina conosce Juan Antonio, notiamo che le immagini ci propongono sempre la maglia del pittore intrisa di colori, senza farci però vedere nessuna opera in fieri...la tela è lei stessa, è Cristina, è lei che viene plasmata e si evolve anche attraverso il contatto con Maria Elena.

Cristina rappresenta la "mezza tinta", quel "nonsochè" che ridà profondità al quadro e alla relazione stessa tra Juan Antonio e la ex moglie Maria Elena.

 

 

La seconda parte del film è assolutamente incentrata sul fluire degli stati d'animo dei protagonisti.

La scenografia viene "schiacciata" dalle loro figure e dai loro primi piani.

 Se Cristina rappresenta la tela, Viky è il colore pronto ad esplodere al sapiente comando dell'artista;

la vita "in tubetto" rappresentata dal futuro matrimonio sembra stravolgersi completamente e dar vita pian piano ad un nuovo disegno...

Con Viky ammiriamo l'opera compiuta, "spalmata" sulla tela ed è proprio lei a riconoscere immediatamente il quadro di Maria Elena e di nuovo lei a divenirne eco di follia, proprio lei, apparentemente così misurata e razionale....

 "Denis de Rougemont ha scritto che l'amore corrisposto non è romantico"

 

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