16 marzo 2009  Dario Ghelfi, The reader

  

THE READER

 

 

 

Ci sono quattro buoni motivi per andare a vedere questo film.

 

          Il contenuto

 La storia ha scatenato grosse polemiche; tra l’altro si è anche scritto che Kate Winsley, nuda, banalizza l’Olocausto. In effetti la storia si presta  a pesanti critiche, da questo punto di vista: «Quello che è specialmente repellente è l'uso del corpo attraente di Kate Winslet per creare un clima di comprensione nei confronti di un personaggio odioso i cui crimini non vengono mostrati», ha scritto il critico americano Charlie Finch. Ed é anche vero che la non “visione” dei crimini di Hanna e colleghe, lascia un po’ sullo sfondo l’Olocausto e che lo svolgersi della vicenda, nella seconda parte, potrebbe inclinare lo spettatore a provare simpatia per la complessa figura di Hanna; è, però, tutto sommato, una storia intimista, di due amori, un amore tra due persone e  un amore per la letteratura, per il racconto “ascoltato”.. Il problema dell’Olocausto è affrontato, solo in due momenti, nel film:  lo scontro al seminario dei giovani laureandi, quando uno di essi accusa il proprio Paese di aver sempre saputo tutto e di non aver fatto nulla per impedirlo e la lucida argomentazione,  alla fine del film, della signora, già ragazzina, sopravissuta alla strage di cui Hanna è stata considerata responsabile.

Quello che emerge, è la figura di un essere totalmente “costruito” da un regime, che ne ha fatto un esecutore assolutamente passivo, che nemmeno si rende conto di quello che fa, unico punto di riferimento essendo la consegna ricevuta (nel dopoguerra, svolge così bene il suo lavoro di bigliettaria su un tram, che viene promossa ad impiegata). Tanto che è con stupore che Hanna “assiste”, in certo qual modo, al suo processo, meravigliandosi che ora altre autorità (quelle della Germania Federale)  la accusino di non aver violato la consegna ricevuta. Sui badi bene, NON gli ordini, ma il compito affidatole (d’altra parte lei non era una “kapò”, come qualcuno ha scritto, ma una tedesca che aveva fatto regolare domanda al Comando delle SS, per essere assunta come sorvegliante nei campi di concentramento. Se l’incarico era di sorvegliare delle prigioniere, perché avrebbe dovuto aprire le porte della chiesa (in preda alle fiamme) dove erano chiuse e permettere loro di fuggire? “Lei cosa avrebbe fatto?” domanda, a sua volta, al giudice che l’interroga. Creatura profondamente infelice, rifiuta il passato, anche questo passato; così risponde quando Michael, quando la rivede da adulto le chiede se pensa o se ha pensato al passato.

 

La letteratura: il racconto “ascoltato”

 Hanna ha invece un punto debole, di cui si vergogna moltissimo, tanto è vero che non lo confessa nemmeno al processo, quando potrebbe allontanare da lei l’accusa di essere la prima (in quanto redattrice del rapporto sui fatti inviato al comando delle SS) e la principale responsabile della morte di 300 persone, al posto del concorso in quella strage, che si traduce in soli quattro anni di carcere alle sue colleghe, mentre a lei viene comminato l’ergastolo. E’ analfabeta, e per questo dovrà abbandonare il posto di lavoro e fuggire, quando le comunicano che sarà promossa ad impegnata. In conseguenza di ciò è affascinata dai libri e dalla lettura e specificatamente dalla recitazione; si fa leggere libri e libri dal suo giovane amante, tanto è vero che imporrà una diversa procedura nei loro incontri: prima la lettura poi l’amore.

 

Ed è l’ascolto che la salverà nel carcere, quando il giovane amante, ora uomo, registra per lei, e le invia, decine e decine di audiocassette, registrazioni di innumerevoli capolavori della letteratura mondiale. Dal confronto tra l’ascolto delle parole e la loro traduzione scritta, Hanna riuscirà a imparare a leggere e a scrivere (un’osservazione: perché i testi che legge vengono presentati in inglese, quando il tutto si svolge in Germania!); è questo che conta per lei nella vita, fuori non c’è che il vuoto, che è risoluta a non accettare, quando dopo venti anni. le annunciano la scarcerazione. La prospettiva è quella di trascinare la sua esistenza in un oscuro lavoro, procuratole dall’ex amante, presso un sarto suo amico. Ultimo tocco: il danaro che lei lascerà in eredità andrà ad un’associazione che si occupa di alfabetizzazione.

 

          L’amore tra Hanna e Michael

  

E’ la storia di un rapporto tra un adolescente e una donna matura (Hanna ha 33 anni). Nonostante le scene di nudo (che probabilmente sono in numero maggiore alle necessità della storia e che hanno, addirittura sollevato accuse di pedo-nazimo), nel loro rapporto, che nel breve tempo della sua durata si svolge senza intromissione di altri, senza che gli altri lo scoprano (come ci si aspetta in queste vicende), non c’è nulla di morboso, perché lo sfondo è venato da melanconia e da tristezza.

E’ un rapporto che segna entrambi; Michael faticherà a stare con le ragazze della sua età, non riuscirà ad avere una sua vita sentimentale da adulto, vedrà fallire il suo matrimonio, si muoverà sempre tra il ricordo di Hanna e l’orrore per le sue colpe (al processo non interverrà a dire che Hanna non poteva essere l’unica responsabile, redattrice del rapporto scritto inviato alle autorità naziste, per il semplice fatto che era analfabeta).

 

 

Kate Winslet

 

La sua è semplicemente un’interpretazione stupenda, che rende con efficacia il tormentato carattere di Hanna, i suoi silenzi, i suoi malumori, i suoi sorrisi sempre e comunque tristi. Kate riempie di sé gli interni (il povero appartamento in cui vive, con i suoi tubi scoperti e la vasca da bagno) e dà luce all’unico momento in cui sembra felice, quando il suo giovane amante la porta in gita in campagna, in bicicletta. Potremmo dire che, al di là di tutto, vale la pena vedere il film anche solo per ammirare Kate Winslet!

 

 

 


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